giovedì 23 luglio 2009

Harvey Milk, l'eroe del movimento omosessuale statunitense portato sul grande schermo da Gus Van Sant

Foto di Lidia Borghi
Harvey Milk era vicino alla cinquantina quando, nel mese di novembre del 1978, venne ucciso per mano del consigliere comunale Dan White, il quale gli sparò alcuni colpi di pistola all'altezza dell'addome per poi finirlo con una pallottola alla testa. Milk fu il primo omosessuale dichiarato ad essere eletto negli Stati Uniti ad una carica pubblica, quella di consigliere comunale, nel distretto di Castro, il quartiere che, dalla seconda metà degli anni '60, molte persone omosessuali avevano scelto per trascorrervi la vita, considerandolo una sorta di zona franca per gay, lesbiche e transessuali. Quando, pochi anni addietro, Milk vi si era trasferito a vivere insieme al compagno Scott Smith, aveva lentamente trasformato il suo negozio di articoli fotografici in un vero e proprio quartier generale in cui affluivano, di volta in volta, tutti quei personaggi che lo appoggiarono e lo aiutarono a diventare il politico di spicco che lottò per il riconoscimento dei diritti negati alle persone omosessuali. Fin qui la cronaca. Il pluripremiato regista Gus Van Sant, che ha più volte affermato di essersi dichiarato gay proprio grazie alla tragica vicenda di Harvey Milk, ha confezionato una pellicola dal taglio originale mediante lo stratagemma della mescolanza di molti dei filmati d'epoca che riguardavano Milk con le sue riprese originali, trattate poi con il colore sbiadito, una tecnica più volte sperimentata per i film che hanno come tema eventi storici a noi vicini (come non ricordare Munich di Steven Spielberg). La sceneggiatura di Milk è snella e scorrevole ed interviene a tratti nei pochi punti che non sono stati toccati dai filmati originali, facendo del lavoro di Van Sant un biopic - così vengono chiamate in gergo le pellicole biografiche - dal piglio decisamente tradizionale. I dialoghi, quando non sono stati attinti pari pari dalle riprese effettuate durante i dibattiti televisivi con questo o quell'avversario politico, sono incisivi e spesso duri, sposando brillantemente il messaggio etico trasmesso dal film con la volontà, più volte espressa dal regista, di mantenersi in linea con le fonti storiche. Un plauso a Sean Penn, la cui interpretazione del consigliere Harvey Milk è fedele ed incisiva, tanto da aver valso al grande attore statunitense la candidatura ai Golden Globe Awards, il prestigioso premio che la stampa estera residente ad Hollywood tributa ogni anno ai migliori lavori cinematografici e televisivi. E poi ci sono James Franco - l'antieroe delle pellicole di Spiderman - che ha impersonato l'amante di Milk, Scott Smith e l'astro nascente Josh Brolin (che si è fatto onore interpretando solo un anno fa George W. Bush di Oliver Stone) nei panni del tormentato consigliere Dan Brown, l'assassino di Milk e del sindaco di San Francisco George Moscone. Pochi mesi prima di essere ucciso, Milk aveva lasciato alle generazioni a venire un'ampia memoria registrata delle vicende che lo avevano portato ad essere eletto consigliere comunale a Castro. Ebbene, in questo vero e proprio testamento spirituale è contenuta una frase profetica - dato il modo in cui Milk fu assassinato - che il movimento per la liberazione delle persone omosessuali nel mondo ha fatto propria e che recita: “Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese.” La vittoria vera di Milk e lo scopo dell'intero movimento che, lo ricordiamo, quest'anno compie quarant'anni, stanno proprio in questo, nella volontà di abbattere ogni porta, chiusa a causa del pregiudizio, con i colpi dell'amore e della conoscenza di ciò che si reputa diverso.

Lidia Borghi

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