martedì 27 ottobre 2009

Viola di mare, storia d'amore e libertà


«La viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama minchia di re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l'acqua si è presa le sue uova.» Questa citazione è presa pari pari dal libro Minchia di Re di Giacomo Pilati, da cui la regista Donatella Maiorca ha tratto il film Viola di mare, nelle sale italiane dal 16 ottobre scorso. La storia vera, da cui lo scrittore trapanese è partito per scrivere il suo romanzo, è quella di Pina, una donna vissuta - nei panni di un uomo - nell'isola di Favignana tra lo sbarco di Garibaldi e quello degli Alleati e morta centenaria. E dal libro è partita la Maiorca per scrivere, insieme a Pina Mandolfo, Donatella Diamanti e Mario Cristiani, la sceneggiatura di una pellicola controversa che, stando alle critiche, non mette d'accordo nessuno e che ha fatto rumore ancor prima di essere presentata al Festival internazionale del cinema di Roma. La trama narra le drammatiche vicende di Angela, Valeria Solarino e Sara, Isabella Ragonese, due bimbe cresciute nella seconda metà dell'Ottocento in un'isola siciliana che, poco più che ventenni, si scoprono innamorate l'una dell'altra. Angela avrà forza sufficiente per entrambe quando si tratterà di dichiarare il suo amore, prima alla stessa Sara e poi al padre padrone che, pur di ridurla all'obbedienza, la rinchiude per due anni in una fossa. Angela ne uscirà maschio per volere di una madre disperata che, escogitato un modo per convincere il marito a salvarle la vita, costringe con un ricatto il prete dell'isola, in passato amante della sorella, a modificare lo stato di nascita della figlia. Così Angela diventa Angelo e può coronare il suo sogno d'amore con Sara. E le apparenze sono salve. Il solo modo di evitare lo scandalo è stato quello di dare a Curatolo, il padre di Angela/Angelo, un bravissimo Ennio Fantastichini, il figlio maschio che ha sempre voluto e che la natura gli ha negato. E l'apparente follia di una madre senza speranza ha fatto il resto. «Io sono Dio! - esclama Curatolo - Se io domani dico che sono un cane, tutti in paese iniziano a fare bau bau!» Come a dire che «il potere ha la meglio sulla verità e le false apparenze sull'essenza delle cose», per citare le parole di Giacomo Pilati. Non c'è dubbio, si tratta di una storia dura, difficile da raccontare, scomoda, violenta, che rompe sia gli schemi del patriarcato siciliano di fine Ottocento che quelli, assai fragili, del periodo che stiamo vivendo, in cui i pregiudizi si sprecano e gli stereotipi inventano idee che hanno la pretesa di diventare regole di comportamento dettate dalla sola volontà di controllare, appiattire, normalizzare. Angela ha il coraggio estremo di spezzare le rigide consuetudini del suo tempo e si mette in gioco utilizzando la sola arma che ha a disposizione, quella dell'amore. E sposa la sua Sara, l'unica persona che l'abbia mai amata, l'altro da sé che la completa. Di questo film controverso è stato detto tutto e il suo contrario ovvero che è un dramma commovente e intenso, che è un ottimo lavoro nonostante abbia tradito non poco il romanzo di Pilati, che i dialoghi risultano spesso piatti, che il cast non ha dato sempre il meglio di sé, che la trama è da telenovela e che una storia così proprio non ci voleva all'indomani della bocciatura, da parte della Camera dei deputati, della legge Concia contro l'omofobia e oltretutto in un periodo pieno di violenze di stampo omofobico e di forti contrasti fra il mondo omosessuale ed una società sorda di fronte alle istanze - vecchie di decenni, lo ricordiamo - portate avanti da persone come tante che chiedono solo il riconoscimento della propria identità davanti alla legge. La stessa produttrice del film, Maria Grazia Cucinotta, la quale si è vista chiudere molte porte in faccia prima di poter produrre Viola di mare, si àltera alquanto se qualche giornalista poco sensibile bolla la pellicola di Donatella Maiorca come una storia di due lesbiche. Tutto qui, verrebbe da chiedersi? «Questa è una storia d'amore, delicata, vera. Tanto che non ti accorgi che si sta parlando di amore fra due ragazze». Non sarà che c'è dell'altro? Non sarà che ci si ritrova a fare sempre gli stessi discorsi a proposito della pericolosità dello stereotipo, dell'inutilità delle etichette, che ci rendono superficiali quando le utilizziamo per generalizzare, appiattire, banalizzare? Non sarà che ci si dimentica troppo spesso dell'universalità dei sentimenti e del fatto che l'amore eleva lo spirito, rende le persone migliori e la vita degna di essere vissuta? Non sarà che quando si lotta per ciò in cui si crede si conquista, pur a caro prezzo, la libertà e che la vita vera è quella che si è liberata dalle catene della sottomissione? Sarà. Forse sì e forse no. intanto Viola di mare è un film da vedere. Per imparare. A distruggere i pregiudizi. A preferire l'unicità alla diversità. A rompere gli schemi. Ad andare oltre.
Una curiosità riguarda la colonna sonora aspra e dura composta dalla rockettara Gianna Nannini, la quale ha affermato che è stata ispirata dai rumori delle onde del mare che si infrangono sulle spiagge di quell'angolo di Sicilia in cui il film è stato girato.


Lidia Borghi

1 commento:

  1. Bello il film e bello il libro. E bello sapere che in natura esiste proprio un pesciolino con quelle caratteristiche (la "donzella di mare" nasce femmina e diventa maschio dopo aver deposto le uova! In siciliano da femmina è chiamata "viola di mare" da maschio "minchia di re").
    Sul mio blog ho scritto del libro:
    http://letture-e-riletture.blogspot.com/2009/10/minchia-di-re-di-giacomo-pilati-mursia.html

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