martedì 10 novembre 2009

Indovina chi viene a cena?

L'undici dicembre del 1967, quattro mesi prima che Martin Luther King venisse assassinato a Memphis, nelle sale cinematografiche statunitensi uscì il film Indovina chi viene a cena?, il primo lungometraggio - e fino ad ora il più famoso - che affronta l'arduo tema dei matrimoni interrazziali. Migliaia furono le persone accorse a vedere quella che fu l'ultima interpretazione di Spencer Tracy, deceduto pochi giorni dopo il termine delle riprese. Candidata a ben dieci premi Oscar, la pellicola narra la vicenda di Joanna Drayton (Katharine Houghton) e di John Prentice (Sidney Poitier), una ragazza ed un uomo come ce ne sono tanti, non fosse che per un piccolo, insignificante particolare. Il maturo medico è afroamericano o, come si diceva un tempo, senza mezzi termini, un negro.
I due giovani si conoscono alle isole Hawaii durante una vacanza. Ed è subito amore. Joanna, detta “Joey”, è cresciuta in una famiglia liberale. Suo padre, noto giornalista di San Francisco (Matt Drayton/Spencer Tracy), si è sempre battuto per il riconoscimento dei diritti civili alle persone di colore tanto che la giovane donna trova del tutto naturale portare l'uomo che ama a casa per presentarlo ufficialmente ai genitori, nonostante il dottor John Prentice tenda a smorzarne gli entusiasmi. E infatti le cose non vanno proprio come Joanna aveva previsto. Christina Drayton, la madre di Joey - una splendida Katharine Hepburn nel pieno della maturità artistica - è la prima a venire a sapere della storia d'amore della figlia. Memorabile è l'espressione sbalordita del suo volto quando vede Prentice/Poitier fare capolino dalla porta del soggiorno, poco prima che la figlia, colta da entusiasmo fanciullesco, le riveli di essersi innamorata. Punto. Tutto qui. Il suo animo candido non la induce neppure per un momento a pensare alla possibilità che per sua madre vi possano essere impedimenti di tipo razziale all'unione di lei con un uomo di colore. Quel che segue è una serie di scene tra l'esilarante ed il drammatico che documentano l'enorme scompiglio gettato dai due protagonisti nella mente dell'attivista civile - ma solo a parole - Matt Drayton e nel cuore di sua moglie Christina. Nonché in quelli dei genitori di Prentice, invitati per l'appunto a cena da Joanna. L'elemento di disturbo è rappresentato da Cecil Kellaway alias padre Ryan, un prete cattolico amico di vecchia data dei Drayton. Il regista Stanley Kramer e lo sceneggiatore William Rose (Questo pazzo pazzo pazzo mondo) gli fanno recitare una delle più godibili battute del film: «È molto interessante, è molto interessante davvero e divertente, oltretutto, vedere un vecchio liberale incallito venire a faccia a faccia con i suoi principi». E sì, perché papà Drayton sarà costretto, alla fine del film, a fare i conti con la sua coscienza, ancor prima che con una figlia determinata a sposare l'uomo che ama e con una moglie che, sia quel che sia, appoggia la ragazza a prescindere. Per un atto d'amore. In modo inaspettato, sarà proprio Spencer Tracy, in un monologo memorabile, a dare la sua benedizione ai due giovani, poco prima dei titoli di coda. Questo lavoro ha strette relazioni con l'attivismo per i diritti civili di quegli anni in America, anche se il regista, che già nel 1958 aveva trattato il tema del razzismo ne La parete di fango, sempre con Sidney Poitier, era stato accusato di aver prodotto una pellicola buonista, come si direbbe oggi, intrisa di buoni sentimenti e alquanto ruffiana, dato che strizzava l'occhio, secondo i critici più malevoli, al mondo afroamericano, allora in piena lotta contro la discriminazione razziale (i matrimoni “misti” erano considerati reato in molti stati). Ammesso e non concesso, non stiamo parlando di un film facile. Stanley Kramer ricevette minacce di morte, la Columbia Pictures acconsentì a produrre il film solo a patto che il moribondo Spencer Tracy venisse assicurato e, siccome nessuno avrebbe stipulato una polizza di assicurazione ad un uomo ammalato e quasi in fin di vita, la Hepburn e lo stesso Kramer versarono i rispettivi compensi come garanzia e lavorarono gratis. Quel che pochi sanno è che Tracy era giunto ad un tale livello di debolezza che, ad insaputa della Columbia, le scene vennero filmate solo di mattina. La pellicola è, ancora oggi, una delle più famose di tutta la storia del cinema di Hollywood e portò alla Columbia un incasso a sei zeri, venticinque milioni di dollari e due premi Oscar, uno alla Hepburn come migliore attrice protagonista e l'altro a Bill Rose per la migliore sceneggiatura originale ma, quel che più conta, è rimasto nel cuore della gente non per essere un film buonista, ma per il messaggio civile che ha lanciato. Se proviamo ad ambientare la storia di Indovina chi viene a cena? nei giorni nostri, sarà sufficiente cambiare nomi, cognomi e motivo della discriminazione e il gioco sarà fatto. Ci accorgeremo che nulla è cambiato in tema di negazione dei diritti civili. I perdenti veri non sono gli oppressi, né i vincenti assoluti sono gli oppressori. L'unico risultato sarà una sonora sconfitta. Di tutto il genere umano. «Tu sei mio padre e io sono tuo figlio. Ti voglio bene, te ne ho sempre voluto e te ne vorrò sempre. Ma tu ti consideri ancora un uomo di colore, mentre io mi considero un uomo».


Lidia Borghi

1 commento:

  1. Ciao Lidia,
    molto interessante! quest'anno sono stato ad Atlanta, ed ho toccato con mano il "tu ti consideri un uomo di colore" nei miei interlocutori, ho visto 2 films che sono da vedere, uno su "Ray Charles" e di quando fu cacciato da Atlanta per aver sospeso un concerto in omaggio alla proteste sui diritti, l'altro, sull'aereo, su una ditta che produce miele, gestita da una famiglia di colore, che diventa rifugio per una giovane in fuga dal marito manesco, con la scena di un ragazzo nero arerstato per essere andato al cinema con una bianca! a presto
    Zavorka

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