lunedì 28 dicembre 2009

Al Politeama Genovese la tappa ligure dei Sillabari di Paolo Poli

Lo scrittore veneto Goffredo Parise scrisse i racconti brevi dal titolo “Sillabari” dal 1971 al 1982. Si tratta di una collezione di miniature letterarie in prosa poetica che hanno come argomento altrettanti sentimenti umani collocati in rigoroso ordine alfabetico, da “Amore” a “Solitudine”. Ambientati nell'Italia coeva allo scrittore, i “Sillabari” sono oggi di estrema attualità non solo per ciò che dicono ma anche per lo stile essenziale che li compone, tanto che Paolo Poli ha voluto portarli in scena mettendo su uno spettacolo fresco e allegro, dalla comicità spesso sottile e caustica che strappa allo spettatore ben più di una risata, a volte amara, a causa dei personaggi portati in scena da questo grande attore del teatro contemporaneo. E così, attraverso decine di travestimenti intercalati da monologhi e da altrettanti temi musicali cantati e danzati - con le scene di Emanuele Luzzati che si srotolano per mostrare illustrazioni a dipinti di Picasso, De Chirico, Mondrian e tanti altri - vediamo Poli impersonare un anziano scorbutico o una donnina di periferia dal tradimento facile o ancora un giovane uomo dall'ingenuità quasi proverbiale. Il tutto calato nel periodo storico che va dagli anni '20 ai '60 passando per il secondo dopoguerra. Non è un caso che la grande lievità dell'attore fiorentino si sia sposata in modo così preciso ed efficace con quella di Parise (Paolo Poli ebbe l'onore di conoscere lo scrittore trevigiano) e il risultato è uno spettacolo assai godibile diviso in tanti capitoli quanti sono i temi descritti (Allegria, Amore, Anima, Bacio, Cinema, Fascino, Hotel, Ingenuità, Malinconia, Mistero, Sogno, ecc.) che, attraverso canzonette come “Baciami piccina”, “Grazie dei fior”, “Arrivederci Roma”, “Marina” o “Senza fine”, per citarne solo alcune, ci conduce all'interno delle diverse realtà narrative, lasciando ampio spazio alla prorompente comicità di Poli, che si fa ora candida malizia ora raffinata intelligenza, senza mai scadere nella superficialità. Il tutto condito con la consueta carica camaleontica di un attore che calca le scene da più di cinquant'anni. Ritratto impietoso di una ”Italietta” che non c'è più, dall'avanspettacolo alle lotte operaie, “Sillabari” offre allo spettatore ben più di un pretesto per sorridere, a denti stretti, di tante situazioni naïf o al limite del paradosso, come quando l'attore narra le peripezie di un giovane che si ritrova in una spiaggia di nudisti. Che dire di più di uno spettacolo che è in tournée da quasi un anno, portato in scena da un attore fra i più poliedrici del panorama artistico italiano? Mimo, cantante, regista, attore comico dalle battute dissacranti, ma anche garbato personaggio dall'ironia raffinata e sottile, Paolo Poli ha addosso un argento vivo che l'età non è riuscita a far sbiadire e che traspare in ogni momento della commedia. Unica stonatura alcuni fastidiosi colpi di tosse che, durante la rappresentazione di sabato 18 dicembre, hanno costretto l'attore toscano ad interrompere per brevi attimi due dei monologhi. Un plauso va, infine, al gruppo di attori giovani che hanno dato vita ai siparietti danzanti (le musiche sono state composte da Jacqueline Perrotin) con indosso i bellissimi costumi disegnati da Santuzza Calì. Luca Altavilla, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco e Alfonso De Filippis, quest'ultimo anche coreografo dello spettacolo, dimostrano tutta la loro bravura nell'impersonare le donne e gli uomini di Parise di quell'Italia che non tornerà più. A noi non resta che una manciata di sorrisi venati di nostalgia.


Lidia Borghi

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