martedì 2 febbraio 2010

Il cane su misura è servito

È dell'inizio di gennaio 2010 la notizia secondo cui alcuni ricercatori universitari di Washington e della California hanno portato a termine l'analisi del genoma di circa duecento cani. Ciò ha consentito di mettere insieme le caratteristiche fisiche fondamentali (colore, pelame e dimensioni) e il corrispondente DNA di una decina di razze canine per consentire agli umani più esigenti di acquistare il cane su misura, i cui tipi verranno in futuro selezionati in vitro. Gli esiti dello studio, a firma J. M. Akey, A. L. Ruhe, D. T. Akey, A. K. Wong, C. F. Connelly, J. Madeoy, T. J. Nicholas e M. W. Neff, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences” (http://www.pnas.org/content/107/3/1160.full?sid=5a4d7786-8e0f-490b-b646-0b584592af0e) e ricordano molto da vicino il film del 1997 “Gattaca – La porta dell'universo”, che racconta di un futuro non troppo lontano in cui è possibile scegliere il corredo genetico per generare figli senza imperfezioni fisiche. Se si pensa che il cane (Canis lupus familiaris) è oggetto di analisi, esperimenti e incroci da parte dell'uomo da qualcosa come 14.000 anni, non dovrebbe stupire più di tanto il traguardo degli studiosi che hanno condotto la ricerca statunitense. Dalle oltre quattrocento razze distinte finora a livello genetico è possibile estrapolare i tipi giusti per garantire ad allevatori e futuri padroni dei cani i genitori più adatti a mettere al mondo cuccioli “su misura”. In sostanza i ricercatori americani non hanno fatto altro che individuare le 155 zone del DNA canino che più si sono modificate a seguito della lunga selezione da parte degli umani, riuscendo ad isolare al loro interno i geni responsabili dei tipi fisici di ogni razza. Persino la forma dello scheletro e il comportamento. Nonostante gli esiti dello studio americano siamo ben lontani da una sua applicazione pratica, dal momento che l'accostamento tra le caratteristiche fisiche delle varie razze canine e i geni appena isolati non è stato ancora completato. Quando ciò sarà avvenuto, si correrà sempre di più il rischio di acquistare – e magari poi abbandonare per strada – cuccioli di cani imposti dalle mode (come nel caso di film famosi) senza soffermarsi a pensare alle possibili applicazioni mediche dei risultati di questo importante studio genetico. Cani ed esseri umani, infatti, condividono la gran parte del genoma (circa il 75%) nonché poco più di trecento malattie. Molte ricerche mediche potranno così partire dall'analisi delle razze canine più pure, quelle dotate di pedigree, per tentare di isolare le parti di DNA condiviso relativo alle malattie che colpiscono sia i cani che l'uomo. La vera rivoluzione della genetica applicata a questo ramo della ricerca può partire proprio da qui e non dalle mode imposte da un mercato sempre meno attento ai reali bisogni della società. Come nel caso delle maggiori innovazioni in campo militare, le cui applicazioni civili hanno finito per migliorare la vita dell'uomo (un esempio su tutti è rappresentato da Internet), in questo complesso àmbito di ricerca siamo di fronte a innumerevoli sbocchi futuri atti a trovare cure sempre più efficaci alle più comuni malattie, così come a quelle più rare, che affliggono l'uomo. E tutto grazie a quei graziosi esseri pelosi a quattro zampe che a detta di qualcuno non sarebbero neppure dotati dell'anima. “Fortunato come un cane in chiesa” recita un detto popolare che d'ora in poi potremo citare sempre di meno.


Lidia Borghi

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