martedì 18 maggio 2010

Dormire 7-8 ore per notte, una sana via di mezzo che allunga la vita

L'essere umano passa all'incirca un terzo della vita a dormire. Questo accade perché, durante il sonno, l'organismo recupera energie preziose che vanno perse durante le normali attività del giorno. Come avviene questo recupero? Durante il sonno diminuisce l'attività cardiocircolatoria, il battito del cuore si rallenta e l'attività motoria, che ci caratterizza durante il periodo di veglia, si riduce, a causa dell'azione parasimpatica (o del riposo) messa in atto dal sistema nervoso centrale. Nonostante ciò, la reale funzione di questo piacevole stato di quiete del corpo umano non è stata ancora scoperta.
Perché si dorme? E, soprattutto, quanto è bene dormire, senza correre il rischio di contrarre malattie? Alla prima domanda scienziati di ogni latitudine hanno tentato di rispondere con studi più o meno approfonditi che non sono stati in grado di spiegarci perché, durante lo stato di quiete, l'attività cerebrale sia così intensa. Sembra che al cervello dei mammiferi sia sufficiente far cessare per un determinato numero di ore l'interazione con l'ambiente che avviene attraverso l'attività sensoriale (ciò che il professor Pier Luigi Parmeggiani, del Dipartimento di Fisiologia Umana e Generale dell’Università di Bologna, ha chiamato “risparmio energetico” e “ristoro muscolare”). Il secondo quesito ha trovato esiti più chiari. Dormire poco o per nulla accorcia la vita, in quanto induce una risposta metabolica sempre più ridotta da parte dell'organismo. Non è tutto. Anche il fatto di riposare per troppe ore avrebbe delle serie ripercussioni sul corpo, come ha dimostrato un recente studio portato a termine da due gruppi di scienziati, il primo capitanato da Francesco Cappuccio, direttore del Programma Sleep, Health and Society (“Sonno, Salute e Società”) della University of Warwick – in Gran Bretagna – e l'altro presso l'università Federico II di Napoli.
Gli esiti di questa ricerca sono stati pubblicati all'inizio di maggio 2010 sulla rivista britannica “Sleep” ed hanno dimostrato che sia la privazione del sonno che un eccesso di riposo possono avere serie ripercussioni sulla salute umana. Insomma, a quanto pare le ore di sonno necessarie a porci al riparo da un rapido deterioramento dell'organismo sembrano essere non più di otto e non meno di sei o sette. Chi soffre di insonnia, quindi, ha una maggiore probabilità di morire prima di aver compiuto i 65 anni, mentre coloro che passano dieci ore o più sotto le coperte incappano in modo più facile in disturbi come la depressione e patologie legate alla scarsa attività fisica. Alla privazione del sonno è invece collegata una serie di malattie come il diabete, l'ipercolesterolemia, l'alta pressione e i disturbi del cuore. «Quello che vogliamo dire con questa ricerca – sono parole del dottor Cappuccio – è che il sonno è un fattore estremamente importante per la salute, un fattore che solitamente non viene adeguatamente considerato».
L'analisi che ha portato i due gruppi di medici a queste conclusioni ha coinvolto quasi un milione e mezzo di persone in diverse parti del mondo ed ha raggruppato sedici lavori, per un totale di 25 anni di studi, durante i quali le persone decedute sono state circa centomila. La conclusione è stata sempre la stessa, dormire poco fa sì che la memoria si riduca e che le nostre capacità di apprendimento si accorcino, dal momento che le cellule presenti nell'ippocampo, la zona del cervello preposta alle attività cognitive, si bruciano più di frequente (come ha evidenziato lo studio condotto dalla dottoressa Elizabeth Gould della Princeton University, pubblicato di recente sulla rivista “PNAS”), mentre chi dorme più di otto ore alla volta è più soggetto al rischio di contrarre disturbi del metabolismo.
Inoltre, secondo una ricerca, le cui conclusioni risalgono ad aprile del 2009 (condotta da Chiara Cirelli e Giulio Tononi, due medici italiani della University of Wisconsin – Madison School of Medicine), la mancanza di sonno favorirebbe l'accumularsi, nelle sinapsi, i punti di congiunzione fra neurone e neurone, di alcune proteine che rallenterebbero così il regolare flusso di informazioni tra le varie cellule nervose. Così si spiega quindi la funzione di spazzino che ha il sonno per il nostro organismo in quanto, durante la quiete fisica, il cervello non fa altro che liberarsi di tutte le informazioni superflue fra le tante che si accumulano durante lo stato di veglia. Ecco spiegato pure il motivo per cui, dopo un giusto periodo di sonno ristoratore, l'essere umano è in grado di ripartire con una marcia in più, cosa che invece non accade se durante la notte si è riposato male o in modo frammentato.
Motivo in più per dar retta ai nostri saggi antenati latini, i quali non facevano altro che sottolineare il significato profondo del detto “mens sana in corpore sano”. A partire proprio dal nostro più grande alleato, il sonno.


Lidia Borghi

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