martedì 15 giugno 2010

Intervista a don Giuseppe Esposito


In attesa di pubblicare i miei nuovi articoli di Settimo Potere, ripropongo qui un'intervista che feci a metà dicembre del 2007 al parroco di San Marcellino (Ce); essa venne pubblicata sul magazine Fresco di stampa

Don Giuseppe Esposito è prete da più di venticinque anni e da venti svolge il suo sacerdozio nella parrocchia di san Marcellino. La sua massima di vita può essere riassunta in una parola: “disponibilità” e della disponibilità ha fatto ancor prima un abito mentale, per poi applicarla all’intera sua vita, di uomo e di ministro di culto, fornendo alla Chiesa e all’Uomo un servizio fatto con il sorriso, con la gioia e con tanta serenità interiore.
Questa sua profonda apertura verso il prossimo ha fatto sì, all’inizio degli anni ’90, che la nascente comunità islamica di san Marcellino potesse disporre di un locale della parrocchia per pregare: ‹‹All’epoca – afferma don Giuseppe Esposito la guida spirituale del piccolo gruppo di extracomunitari era un signore che veniva da Marsiglia; costui mi chiese se fosse possibile avere, provvisoriamente, uno spazio per far sì che i fedeli islamici potessero pregare ed io gli concessi l’uso di una sala della parrocchia. Di lì a poco questo Imam se ne andò e a lui subentrò l'attuale guida spirituale, Nasser. E' grazie a lui se la moschea di san Marcellino oggi è una realtà. I locali li trovammo insieme e poi lui e i suoi compagni li adattarono››. Fu così che iniziò un processo di integrazione religiosa e sociale che oggi è una solida realtà: l’accoglienza da parte degli Italiani fu subito ottima e ad essa seguì un’intesa molto buona che in tempi brevi portò alla completa accettazione della piccola comunità.
Ebbe così inizio un percorso comune che vide Cattolici e Musulmani del piccolo paese dell’Agro aversano cominciare a camminare insieme: ‹‹Considero esperienze del genere molto forti – continua don Esposito e questa in particolare ha permesso alla comunità cattolica di san Marcellino di confrontarsi in modo sempre limpido e aperto con quella islamica. Le famiglie hanno cominciato ad incontrarsi anche al di fuori della parrocchia e così ha preso il via un interessante scambio culturale che è continuato nelle aule scolastiche. Io dico sempre che è nata una bellissima intesa. E con essa una bella integrazione››.
In un periodo storico come l’attuale, in cui i mass media lanciano di continuo segnali negativi a proposito dell’integrazione religiosa, esempi come questo e quello, più recente, di un parroco del Veneto, ci aiutano a comprendere che la pacifica convivenza di diverse fedi religiose è possibile, a patto di considerarla tutt’uno con quella umana: ‹‹Se i cuori sono aperti e ricettivi – sono sempre parole di don Esposito l’integrazione nasce in modo spontaneo. Il male esiste ovunque, nel mondo, ma ciò non significa che siamo costretti a vederlo dappertutto. E’ più facile creare divisioni che non alimentare il dialogo e questo lo hanno capito fin troppo bene molti direttori di testate giornalistiche: la notizia negativa attira più lettori, ma ciò non fa altro che porre tutti noi nella condizione di innalzare dei muri, mentre invece dobbiamo essere capaci di costruire dei ponti››.
Il messaggio di questo coraggioso parroco è chiaro: malgrado il dolore faccia parte della vita, dobbiamo trovare in noi stessi la forza di rimettere la positività nelle nostre menti, altrimenti la disperazione la farà sempre da padrona, la qualità morale della vita si abbasserà e la speranza si allontanerà inesorabilmente. Il passo verso il pregiudizio e la violenza è più breve di quanto si possa pensare. Il nostro impegno quotidiano deve essere di massima apertura verso il prossimo, senza paura e diffidenza, ma con disponibilità e solidarietà. Solo così facendo ci si può attendere l’apertura dall’altra parte. L’accoglienza verrà quindi da sé.
‹‹L’elemento comune ad ogni Credo è l’Amore conclude don Giuseppe Esposito . Dio è Amore e da qui vogliamo partire per rendere l’integrazione religiosa una realtà concreta; Cattolici e Musulmani sono come due binari che viaggiano paralleli lungo lo stesso cammino, che stanno facendo insieme. La meta è l’Amore. La meta è Dio. Il nostro dovere supremo è quello di creare la concordia››.


Lidia Borghi

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