lunedì 27 settembre 2010

L’avventura delle cagnette sovietiche che finirono nello spazio

Kudrjavka (Laika per l’Occidente), Belka e Strelka, Chaika e Lisichka, Pchyolka e Mushka, Shutka e Kometa, Chernushka e Zvezdochka erano le undici cagnette randagie, catturate per le strade di Mosca, in piena Guerra fredda, che condivisero fra loro un destino alquanto particolare, quello di essere lanciate in orbita, nello spazio che circonda la Terra, a bordo delle prime navette sovietiche.
Sono passati cinquantatré anni dal lancio che portò Laika a morire nei cieli sopra l’URSS anche se, prima di lei, pare che altre cagnette siano state utilizzate per brevi voli sperimentali. Secondo quanto riferisce un articolo de Il sole 24 ore.com datato 30 ottobre 2007, infatti, i Sovietici avevano organizzato diverse missioni spaziali della durata di poche ore, al fine di perfezionare le navette della serie Sputnik una delle quali, nel 1961, avrebbe portato il cosmonauta Jurij Gagarin a spasso intorno alla Terra.
Kudrjavka, questo il vero nome della cagnetta meticcia che passò alla storia come Laika, venne collocata nell’abitacolo della capsula Sputnik 2 il tre novembre del 1957, fu catapultata oltre l’atmosfera, fece poco più di 2.500 orbite intorno alla Terra e morì. Questa la versione ufficiale divulgata da Mosca. I giornali di tutto il mondo, a partire dall’organo ufficiale sovietico, la Pravda, scrissero di Laika come del primo essere vivente ad essere giunto nello spazio, ma così non fu e non solo perché altri animali – fra cui anche dei roditori – erano già giunti nello spazio sopra l’Unione Sovietica ma, soprattutto, perché vi è il sospetto che Kudrjavka fosse già morta quando lo Sputnik 2 arrivò a destinazione. Inoltre, la vita dell’animale era segnata già al momento della partenza in quanto, sempre secondo l’articolo citato, la navicella spaziale non aveva lo scudo termico necessario ad evitare che prendesse fuoco a contatto con l’atmosfera, al momento del rientro, mentre le batterie di bordo avevano una durata di soli sei giorni, passati i quali alla cagnetta venne somministrato del cibo avvelenato al fine di evitarle una morte atroce.
Niente di vero. A quanto pare Laika perì poche ore dopo il lancio. Ad affermarlo fu, nel 2002, Dimitri Malashenkov, studioso dell’”Istituto per i problemi biologici” di Mosca (quello stesso di cui fece parte, in qualità di direttore, Oleg Gazenko, il responsabile del progetto relativo agli animali spaziali) secondo il quale il termostato di bordo era difettoso e causò l’arroventarsi dell’abitacolo, anche se ad uccidere l’animale fu, in realtà, molto prima, la paura.
Quale che sia la verità vera sul decesso di Laika/Kudrjavka, l’unica certezza sull’intera faccenda riguarda il fatto che la potente macchina mediatica dell’Unione Sovietica costruì di sana pianta il suo primato spaziale ai danni della controparte statunitense intorno al mito di un animale che non fu di certo il primo essere ad orbitare vivo intorno alla Terra.
Il resto della storia è noto. La bastardina sovietica divenne un’eroina nazionale – con tanto di monumento – il cui musetto dolce venne stampato sulle etichette di molti prodotti e pure sui francobolli.
Diversa fu, invece, la sorte del gruppo di animali, formato da quaranta ratti, due topi e due cagnette, Belka e Strelka, che salpò da Bajkonur, nell’odierno Kazakistan, il 19 agosto del 1960, all’interno della navicella Sputnik 5. L’apparecchio atterrò il giorno seguente e le due meticcie furono trovate in buona salute. Il venti agosto 2010 è caduto il cinquantesimo anniversario dello storico evento, che ha stabilito che fossero proprio le due cagnette sovietiche le prime cosmonaute della storia dell’astronautica. Belka e Strelka erano di taglia piccola e furono scelte in quanto si riteneva che i cani bastardi avessero più possibilità di sopravvivere a causa del carattere più stabile. Durante il viaggio, al quale sopravvissero solo dodici topi, vennero alimentate con una gelatina assai proteica e, al loro rientro alla base, divennero anch’esse eroine nazionali ed i loro corpi furono addirittura impagliati, mentre un film russo in 3D, uscito all’inizio dell’anno, ne ha immortalato le gesta (Belka i Strelka. Zvezdnye sobaki, di Inna Evlannikova e Svyatoslav Ushakov, 2010, in inglese Space Dogs).
Che cosa avvenne invece di Chaika e Lisichka? Anch’esse vennero lanciate – il 28 luglio 1960 – all’interno di una navicella che prese fuoco a pochi secondi dal lancio. Otto mesi dopo, il dodici aprile del 1961, il Soviet supremo decise che una delle successive navicelle avrebbe ospitato un essere umano. E così fu. Jurij Gagarin fu il primo cosmonauta ad orbitare intorno alla terra. Lo avevano preceduto altre cagnette spaziali, i cui nomi, accanto al suo, fanno parte, con giusta ragione, della storia dell’astronautica mondiale. Esse sono Pchyolka e Mushka, Shutka e Kometa (dicembre 1960), Chernushka e Zvezdochka (marzo 1961). A loro va un nostro ricordo speciale, dedicato anche a tutti gli animali che, come loro, sono stati e continuano ad essere sacrificati, in nome della scienza, dai tanti scriteriati esseri umani.


Lidia Borghi

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