martedì 21 settembre 2010

Libera, un gruppo unito contro tutte le mafie


Grazie al magazine Fresco di stampa ebbi la possibilità di conoscere un grande uomo del sud, Valerio Taglione. Era l'inizio del 2007 e allora Taglione era il responsabile provinciale di Libera per Caserta. Quello che segue è il resoconto di un proficuo dialogo telefonico che ebbi con lui. Di lì a pochi mesi ebbi l'onore, grazie a lui, di conoscere ed intervistare don Luigi Ciotti.


Libera è un gruppo di associazioni che nacque a marzo del 1995, per volere di uomini di stato come Luciano Violante, all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Il suo scopo è quello di combattere attivamente lo strapotere della criminalità organizzata nella provincia di Caserta, coordinandosi con altre realtà simili presenti su tutto il territorio del meridione d’Italia.
Il tessuto connettivo di questa associazione è rappresentato dalla legge di iniziativa popolare 109/96 sulla gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati, nella fattispecie agli esponenti della camorra.
Non è un caso se Libera vide la luce durante il periodo primaverile, sia perché di quei tempi, il 19 marzo del 1994, veniva trucidato don Giuseppe Diana, il coraggioso prete della parrocchia di Casal di Principe che portò avanti il messaggio dei vangeli in una terra minata dal cancro della camorra, sia perché la primavera rappresenta la rinascita della natura dopo il periodo invernale, nonché quella – da tutti auspicata – della società civile casertana nei confronti della criminalità locale.
Ed è proprio nel ricordo delle vittime di tutte le mafie che l’associazione si muove sul territorio della provincia di Caserta, la quarta in Italia per mole di beni confiscati ai malavitosi: «Noi vogliamo ricordare a tutti – sono parole del responsabile provinciale di Libera, Valerio Taglione – che in Italia non esiste solo la mafia, ma anche le persone oneste, come ricordiamo ogni anno durante le giornate della memoria che organizziamo per divulgare le nostre attività».
Valerio Taglione è il referente per la provincia di Caserta dell’associazione Libera, la cui impostazione si rifà a quella del Comitato don Giuseppe Diana, il cui gruppo già da tempo opera nel casertano.
Il cammino intrapreso da Libera è parso arduo sin dagli esordi anche se la volontà di cambiamento è forte nei suoi esponenti, tanto da produrre, in questi ultimi mesi, diverse iniziative importanti, fra le quali spicca la pubblicazione di un avviso pubblico (consultabile e scaricabile sul sito www.dongiuseppediana.it) per la ricerca di due operatori che lavoreranno all’interno dell’osservatorio provinciale creato per la gestione dei beni confiscati. Questa ed altre attività sono il frutto di un accordo stipulato fra Libera, Comitato don Diana e provincia di Caserta, il cui assessorato alla legalità sta dando la giusta attenzione ai due gruppi di lotta. Il protocollo d’intesa che Libera e Comitato don Diana hanno firmato con il presidente della provincia, Sandro De Franciscis, consentirà loro di operare ancor più concretamente.
«Nel prossimo futuro – ha aggiunto Valerio Taglione – continueremo a divulgare la legge 109/96 in modo sempre più capillare, coinvolgendo la cittadinanza e le scuole in seminari pubblici, convegni e, perché no, in rappresentazioni teatrali o di animazione. L’idea è quella di produrre documentazioni che forniscano una fotografia precisa del territorio casertano, ovvero un’analisi puntuale per l’individuazione dei beni confiscati alla camorra: di che tipo sono – terreni coltivati o edificati, case, ville, ecc. – e in che stato si trovano, per poi giungere, come nel caso di altre realtà territoriali del sud del Paese, mi riferisco per esempio a Puglia e Calabria, a far conoscere i prodotti di quei terreni coltivati e a diffonderli come frutti leciti di guadagni illeciti, a testimonianza che il ritorno alla legalità c’è stato veramente. Il passo successivo consisterà nella creazione di cooperative agricole gestite da giovani imprenditori.»
A questo proposito è nato il marchio “Libera Terra” che gli associati appongono sulle confezioni di molti prodotti scaturiti da questo tipo di coltivazioni e che durante l’Epifania sono stati distribuiti per le strade di alcuni comuni; si tratta del primo passo concreto nella direzione della legalizzazione.
La prossima iniziativa di Libera coinvolgerà, martedì 23 gennaio prossimo, la prefettura di Caserta, al fine di creare un tavolo tecnico istituzionale composto da Prefettura, Provincia, Libera, Comitato don Diana, comuni e magistrati attivi nella lotta alla mafia e nella sua prevenzione; ciò si rende necessario per creare una sorta di conferenza dei servizi che possa iniziare a risolvere tutte le problematiche relative alla gestione dei beni confiscati: attualmente di essa si occupa il Demanio, che collabora con i 104 comuni casertani, ma la loro cronica mancanza di fondi e la complessità di questa amministrazione non stanno sortendo gli effetti desiderati.
A proposito poi dei recenti riferimenti di politici e magistrati al mutare delle azioni delle mafie con il cambiare dei tempi e delle tecnologie – ciò che ha indotto a parlare di criminali in giacca e cravatta o di colletti bianchi mafiosi –, Valerio Taglione sostiene che almeno nel caso della provincia di Caserta oggi risulta alquanto complesso distinguere il politico onesto da quello colluso con la camorra: «Lo stesso mestiere del politico è attualmente difficile da portare avanti e la presente crisi della politica italiana non fa che alimentare la mescolanza di onesti e di criminali; si è venuta lentamente formando un’enorme zona grigia all’interno della quale non esiste più una linea di demarcazione fra chi è chi e chi fa cosa...» Il che facilita la diffusione a macchia d’olio del malaffare, tanto che risulta di estrema importanza il ritorno a valori ben precisi, soprattutto da parte dei professionisti che operano a stretto contatto con i politici, ovvero avvocati, notai e architetti per primi, i quali dovrebbero preoccuparsi di ciò che sta loro intorno agendo se necessario da elementi di disturbo. Ecco perché Taglione ha voluto rivolgere, dalle pagine di Fresco di stampa, un appello a questi operatori: «Rivedete il vostro codice etico e mettetelo in pratica, come parte attiva della società sana della provincia di Caserta.»
Se così non accadrà, la politica non riuscirà più ad organizzare il futuro e non ci sarà più lo spazio per lo sviluppo. La gente ha bisogno di testimonianze e di persone che abbiamo la volontà di riscrivere la legalità. Dimenticando lo stereotipo del mafioso con coppola e lupara. Oggi camorristi e mafiosi fanno parte di famiglie della media e alta borghesia che si mescolano alla gente comune, parlano due o tre lingue straniere e navigano su Internet.


Lidia Borghi

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