venerdì 17 settembre 2010

Maria Laura Annibali a Genova, un evento culturale

Foto di Lidia Borghi scattata al Gay Village di Roma ad agosto 2010

Maria Laura Annibali venne a Genova, ospite dell’Associazione culturale Swara, durante i giorni di venerdì 21 e sabato 22 maggio 2010 per presentare il documentario L’altra altra metà del cielo alla cittadinanza e alle scolaresche di un istituto superiore.
L’evento culturale, che le volontarie di Swara hanno cominciato a preparare ad ottobre del 2009, ha avuto il patrocinio di Comune e Provincia di Genova nonché della Fondazione Palazzo Ducale di Genova, il polo culturale più prestigioso del capoluogo ligure. Il direttivo dell’associazione ha potuto inoltre contare sull’appoggio, la collaborazione e la partecipazione di tante persone, fra cui Nicolò Scialfa, già preside del Vittorio Emanuele II Ruffini ed oggi consigliere regionale, Luca Borzani, cuore e anima dei progetti culturali di Palazzo Ducale, Emanuela Abbatecola, sociologa della facoltà di Scienze della formazione, Francesco Pivetta, professore di filosofia presso il locale liceo classico statale Cristoforo Colombo, formatore, facilitatore e giornalista, Donatella Alfonso, giornalista de La Repubblica, don Piero Borelli, parroco delle chiese di San Gaetano e Don Bosco di Genova, Monica Lanfranco, giornalista e scrittrice, Imma Battaglia, presidente di Di’ Gay Project, Vittorio Lingiardi, psichiatra, professore universitario e scrittore, Donatella Siringo, esponente genovese di AGEDO e Cristina Ombra, psicologa e psicoterapeuta.
Uno degli scopi di questo duplice incontro pubblico era quello di far conoscere alla cittadinanza un documento storico di grande importanza, in quanto il lungometraggio di Maria Laura Annibali parla – anche e soprattutto – del movimento lesbico femminista separatista italiano e mai, prima d’ora, un tema del genere era stato portato all’attenzione delle persone.
Ideato e voluto da Maria Laura Annibali e diretto da Salima Balzerani, il contributo video L’altra altra metà del cielo rappresenta un testamento spirituale, un’eredità assai positiva che l’autrice intende lasciare a quante e quanti, da ora in poi, vorranno farsi testimoni del cambiamento. Di quale cambiamento? Dell’atteggiamento – pieno di pregiudizi e di stereotipi – di certo mondo eterosessista nei confronti delle lesbiche.
Il lungometraggio, pur evidenziando molte delle pecche stilistiche che accomunano i video prodotti a basso costo, ha un alto valore storico dovuto al tema trattato – si diceva – quello del femminismo lesbico separatista degli anni ’70 del Novecento. Alcune delle intervistate, infatti, degli eventi storici di quegli anni sono imbevute per età, cultura ed attivismo civile e politico, come Edda Billi e Susanna Lollini.
Edda è tuttora impegnata nella lotta per il riconoscimento della “donnità”, che non è altro se non il modo muliebre di vedere il mondo, che è ben altro dalla mentalità maschilista imperante, la quale pretende di imporre un unico modello culturale e comportamentale al mondo intero. Susanna è avvocata, da anni si occupa di diritto della famiglia e, nella sua assidua e costante ricerca in merito, spesso ha dovuto e deve scontrarsi con la mancanza di una o più leggi che diano piena dignità, di fronte alla legge, alle coppie di fatto – con o senza prole – in special modo quelle formate da due donne o da due uomini.
Come ebbi modo di scrivere quando lavorai alla stesura dei testi per la locandina dell’evento genovese de L'altra altra metà del cielo «lo scopo del lavoro di Maria Laura Annibali, garante della Consulta femminile per le Pari Opportunità alla Regione Lazio, è duplice: contribuire all'affermazione dei diritti civili negati alle persone omosessuali ed invitare le Istituzioni, le addette e gli addetti ai lavori, le studentesse e gli studenti – oltre che le persone in genere – a riflettere, a non cadere nella trappola del pregiudizio e della discriminazione e a diventare soggetti attivi nella lotta per il riconoscimento della pari dignità civile e affettiva alle donne e agli uomini che amano persone del loro stesso sesso».
Scopo raggiunto? Direi proprio di sì e il punto sta proprio qui: le persone che sono riuscite ad andare oltre un giudizio di ordine meramente stilistico, hanno potuto apprezzare l’importanza di un documento che, finora, non ha eguali, nel senso che nessuna autrice lesbica, in Italia, ha ancora provveduto a divulgare qualcosa di simile, almeno fino al momento in cui questo articolo è stato pubblicato. Mi piacerebbe molto essere smentita, ma temo che ciò non avverrà.
La speranza, assai viva, in me che scrivo, è quella di vedere presto sugli schermi un nuovo contributo alla storia del lesbismo italiano, sia esso separatista o meno. La poca visibilità delle donne lesbiche, in Italia – se si eccettua qualche raro caso – dovuta soprattutto alla cancellazione dei saperi e delle culture femminili da parte del maschilismo patriarcale imperante, è una delle cause di questa assenza e di un ritardo culturale che pone il nostro Paese fra quelli, nel mondo, in cui l’elemento femminile viene discriminato, violentato ed escluso dagli ambienti che, più di tutti, contribuiscono a rendere una nazione civile, quelli della cultura e delle istituzioni.
Ecco perché documenti come quello prodotto da Maria Laura Annibali sono addirittura indispensabili per divulgare il più possibile e per far conoscere la parte “altra” del cielo, che può e deve completare quella maschile, in quanto tale e in quanto altra, per far sì che anche l’Italia possa essere considerata, infine, un Paese civile. Anche io, come tante donne lesbiche attiviste dei diritti civili, nutro la speranza che quel giorno non tarderà a giungere. Per essere, anche io, protagonista e testimone del cambiamento.


Lidia Borghi

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