martedì 28 settembre 2010

Scoperte le cellule staminali del melanoma. Ora si punta ad un farmaco ad uso umano

Il 30 giugno 2010 le agenzie internazionali di stampa hanno battuto la notizia secondo cui un gruppo di ricerca statunitense della Stanford University School of Medicine è riuscito ad isolare le cellule staminali che causano una delle forme più letali di tumore solido, il melanoma. La scoperta, che è stata definita sensazionale, è il frutto di uno studio condotto dal dottor Alexander Boiko, coadiuvato dal professor Irving Weissman, che dirige lo Stanford’s Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine della California.
Ciò che rende così pericoloso questo cancro della pelle è la sua resistenza alle cure tradizionali, le immunoterapie, dal momento che a causare il guasto sono le cosiddette “cellule zero”, assai diverse dalle altre che provocano questi tumori. Spesso, infatti, una volta estirpato il male, il cancro si riforma da un’altra parte e, alle volte, in modo più grave, provocando la morte del soggetto.
Secondo gli esiti dello studio di Boiko e Weissman, pubblicati dalla rivista “Nature” (http://www.nature.com/nature/journal/v466/n7302/full/nature09161.html) le staminali del melanoma portano con sé un’etichetta, la proteina CD271, mentre non sono in esse presenti i marcatori tumorali tradizionali (TYR, MART e MAGE) ovvero i bersagli delle terapie che hanno il compito di annientare il melanoma. Ecco perché le cure odierne nulla possono di fronte a queste cellule “killer”.
Analizzando più da vicino la struttura di questo tipo di tumore, è come se ci si trovasse di fronte ad un alveare - fatto di cellule tumorali - all’interno del quale si trova un nucleo più resistente formato proprio dalle staminali, che sono radio e chemioresistenti. Il dottor Boiko ha sottolineato che queste “cellule madre” sono super specializzate, in quanto hanno una grande capacità di trasformazione che le rende pericolosissime e fonte di recidive - anche a distanza di anni – spesso mortali per i pazienti.
La proteina CD271 gioca quindi un ruolo fondamentale. Essa rappresenta infatti il “marker” o marcatore tumorale specifico del melanoma, proprio quello che le cellule zero si portano appresso. Come indicano gli esami effettuati sui topi, sono appunto le sostanze killer dotate di CD271 le responsabili della percentuale più alta di melanoma in questi animali.
Come spiega il dottor Boiko «Qualsiasi terapia che non annienta queste cellule staminali non può eliminare in modo completo la malattia, anche se distrugge la maggior parte delle altre cellule tumorali. Ecco perché (…) può essere relativamente facile portare un paziente alla remissione della malattia, ma può essere estremamente difficile prevenire la recrudescenza delle cellule staminali cancerogene che provoca una ricaduta dopo mesi o anni».
Insomma, nuove sfide si prospettano per i centri di ricerca di tutto il mondo, dopo questa scoperta, che cambierà per sempre l’approccio medico ad una malattia tanto micidiale. D’ora in poi verrà analizzata la resistenza delle cellule “killer” a diverse sostanze al fine di dar vita ad un vaccino che sia in grado di annientare una neoplasia che è causa di morte per migliaia persone di pelle bianca ogni anno nel mondo. Se si tiene conto che l’incidenza del melanoma sulla popolazione mondiale è circa del 5% annuo, percentuale che sale se si prendono in considerazione le popolazioni più vicine all’equatore (fonte: http://www.amiciperlapelle.eu/html/melanoma2.asp), c’è da augurarsi che un rimedio efficace venga presto scoperto al fine di ridurre all’impotenza un tipo di cancro che si è guadagnato un triste record, quello di tumore a più alta frequenza in assoluto.


Lidia Borghi

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