martedì 14 dicembre 2010

RXR – γ, il gene che aiuta le cellule staminali cerebrali a ricostruire la mielina sui nervi colpiti da Sclerosi multipla

Il cinque dicembre 2010 la rivista Nature Neuroscience (per un estratto: http://www.nature.com/neuro/journal/vaop/ncurrent/full/nn.2702.html) ha pubblicato una notizia che infonde nuova speranza alle decine di migliaia di persone ammalate di sclerosi multipla (SM) nel mondo. Un gruppo di ricerca, guidato dal professor Robin Franklin dell’Università di Cambridge e dal professor Charles Ffrench–Constant dell’Università di Edimburgo, è riuscito ad identificare il Recettore dell'Acido Retinoico (RXR – γ), una molecola grazie alla quale le cellule staminali del cervello sarebbero in grado di rigenerare la mielina sui nervi colpiti da sclerosi multipla.
Lo studio, finanziato da vari enti di ricerca, fra cui l'Associazione Inglese per la SM, è stato condotto su un gruppo di cavie da laboratorio, i cui geni sono stati analizzati proprio nel momento in cui il recettore RXR – γ avviava il processo di ricostruzione mielinica. È stato così appurato che, durante questa fase, l'RXR – γ aveva valori diversi rispetto a quanto avveniva durante la fase degenerativa del tessuto che riveste i nervi del cervello.
Che cosa avviene, a livello del sistema nervoso centrale, quando le placche di SM si attivano? La mielina viene alterata da lesioni che si differenziano per numero e per estensione (la “sostanza bianca” evidenziata dalla Risonanza Magnetica Nucleare), mentre gli oligodendrociti ovvero le cellule deputate alla produzione di mielina, sono soggetti ad un netto calo. È in questa fase che entrano in gioco gli astrociti, le molecole che intervengono ogni volta che una qualsiasi parte del cervello subisce lesioni, non importa di che tipo. Gli astrociti formano una cicatrice detta gliale o astrocitaria, la quale entra in conflitto con il naturale processo di re-mielinizzazione, sollecitato dai trattamenti con corticosteroidi (i farmaci a base di cortisone, il più potente antinfiammatorio di sintesi). Sono proprio gli astrociti ad impedire la normale interazione tra fibre nervose e mielina ovvero lo scambio di impulsi elettrici che avviene tra i neuroni, il cui tramite è rappresentato dagli assoni.
Ogni volta che c'è presenza di “sostanza bianca”, uno o più assoni – a seconda dell'estensione della placca – vengono distrutti per sempre (perdita assonale irreversibile). Ed è qui che entra in ballo l'RXR – γ. Proprio a ridosso degli oligodendrociti dei topolini sottoposti ad analisi, questo recettore è stato in grado di comandare alle cellule staminali cerebrali di ricomporre il tessuto mielinico.
Svolgendo, quindi, l'analisi inversa, è stato rilevato che, una volta bloccata l'azione dell'RXR – γ, quegli stessi oligodendrociti non erano più capaci di trasformarsi in cellule costruttrici di mielina. Il passo successivo è consistito nel fornire a queste cellule un agonista e il processo di ricostruzione è ripreso.
Questa importante scoperta potrà quindi «aiutare i ricercatori ad identificare bersagli farmacologici per lo sviluppo di terapie rigenerative della mielina», com'è scritto nell'estratto della ricerca.
Ancora una volta, quindi, le cellule staminali sono le protagoniste di molti studi scientifici (si vedano i diversi articoli pubblicati di recente nella sezione scientifica di Settimo Potere) il cui scopo è quello di trovare cure – a tossicità zero – per i più gravi disturbi umani, come le malattie degenerative ed i tumori. Delle prime non si muore, ma la qualità della vita si abbassa di molto. Dei secondi si continua, spesso, a morire. Oggi la speranza della medicina mondiale si chiama bioingegneria molecolare.


Lidia Borghi

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