martedì 22 febbraio 2011

I documentari “altri”. Il caso di Due volte genitori



Il documentario Due volte genitori (Italia, ©2008, 94', uscito nelle sale nel 2009) è stato prodotto da AGEDO (Associazione di GEnitori e amici Di Omosessuali) grazie al finanziamento del Progetto Daphne II. “Family matters. Supporting families to prevent violence against gay and lesbian youth” (Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche) della Commissione Europea, in collaborazione con l'Università degli studi del Piemonte orientale Amedeo Avogadro.
Il soggetto, la regìa ed il montaggio sono di Claudio Cipelletti, già autore di diversi documentari, a tema LGBT e non, dagli anni '90 ad oggi, mentre la consulenza psicologica all'interno dei gruppi d'incontro è stata affidata a Lucia Bonuccelli e Francesco Pivetta (vai al sito).
Nonostante la lavorazione del film sia durata tre anni, AGEDO iniziò a pensare a questo
documentario nel 2002, al fine di far parlare le madri ed i padri di persone omosessuali che si erano trovati in seria difficoltà di fronte al coming out (dall'espressione americana Coming out of the closet ovvero “uscire fuori dall'armadio”, la metàfora utilizzata per rappresentare la dichiarazione di omosessualità di una persona di fronte alla famiglia ed alla società) di figlie e figli (vai al video).

La necessità espressa dal gruppo AGEDO era quella di far conoscere il più possibile, ad una società intrisa di stereotipi e pregiudizi, il percorso affrontato da una madre e da un padre i quali, senza aiuto alcuno e pensando di essere soli al mondo, hanno dovuto affrontare la confessione, da parte di un figlio o di una figlia, del proprio orientamento sessuale. Lo stesso Cipelletti ha dovuto vivere, come figlio, questa dolorosa circostanza, garantendo alla realizzazione di questo documentario indipendente una duplice esperienza, quella di regista ma, ancor prima, di persona omosessuale.
La parte più gravosa non fu quella relativa alla realizzazione delle riprese ed al montaggio, bensì quella economica e fu grazie al già citato Progetto Daphne 2006 che iniziarono ad arrivare i fondi necessari alla produzione e post produzione di Due volte genitori.
Il film è composto di sei capitoli, tanti quanti sono i riti di passaggio che un padre ed una madre devono affrontare prima di poter affermare di essere rinati a nuova vita, subito dopo la presa di coscienza del diverso orientamento sessuale di figli e figlie:
MI È MANCATA LA TERRA SOTTO I PIEDI
HO PERSO MIO FIGLIO
HO BISOGNO DI AIUTO
NELLA CAMERA DA LETTO
DIRLO AI QUATTRO VENTI
GENERAZIONI
Si diceva della consulenza offerta a supporto del video: quella psicologica è stata affidata a Lucia Bonuccelli, mentre Francesco Pivetta, docente di scuola superiore, ha collaborato in qualità di formatore e facilitatore. Sono stati loro a condurre e gestire i vari gruppi di studio cui si sono sottoposti i padri e le madri che hanno acconsentito a dare testimonianza della loro rinascita.
In questo contesto, il regista ha fatto in modo di riprendere la vita quotidiana delle famiglie coinvolte nel progetto in modo del tutto spontaneo e naturale, al fine di documentare interi brani di dialoghi fra genitori e figli, sia all'interno delle quattro mura domestiche, sia nei luoghi di confronto psicologico.
Quel che ne è scaturito è un documento visivo forte, commovente, complesso, che ha l'indubbio merito di aver messo in risalto la grande fragilità di un gruppo di madri e di padri, messi di colpo – e senza preparazione alcuna – di fronte ad una realtà mai affrontata prima, a causa – anche – di una società quasi del tutto assente quando si tratta di affrontare temi sociali così scottanti, che richiederebbero una soluzione immediata, a cominciare dal riconoscimento dei diritti civili per le persone omosessuali.
Lo stesso titolo dell'opera è emblematico: si diventa “due volte genitori” a seguito di un'ideale rinascita, per quelle figlie e quei figli che si credeva di conoscere. E si ricomincia da zero, chiedendo l'aiuto più grande proprio alle creature messe al mondo, per le quali ci si credeva delle rocce incrollabili. Si avverte, così, un ribaltamento di ruoli, reso necessario dal fatto che quei genitori hanno dovuto mettersi in discussione con il solo scopo di capire. Per ricominciare ad amare l'oggetto del loro amore.
Il tutto grazie alla grande volontà, delle madri e dei padri che hanno preso parte al progetto, di rimettersi in gioco, per rinfocolare quell'amore filiale che si pensava perduto per sempre, al momento del coming out. E per abbattere qualsiasi muro innalzato dal pregiudizio.
La trasformazione che si compie, alla fine del film, va in un'unica direzione, l'amore, verso il quale padri e madri, figli e figlie, si dirigono, con la convinzione di recare in sé una nuova forza, quella della consapevolezza.
Questo documentario ha ricevuto alcuni premi quale miglior documentario: nel 2010 al Festival Cinhomo de Valladolid e al 23° Festival Mix di Milano, mentre nel 2011 al Festival Gay & Lesbien de la Belgique.

Lidia Borghi

4 commenti:

  1. grande lidia!
    satya

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  2. Grazie, mio caro. Conto di scrivere altri post, sempre su http://www.cortometraggiblog.it/, a proposito dei tanti cortometraggi a tema LGBT che sono usciti, in Italia. A presto per nuovi commenti!

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  3. Ciao Lidia, ti ho risposto sul mio blog ma nel caso tu non abbia il tempo di passarci lascio la risposta qui :

    No, decisamente più di ciò che ho letto in "Liberi di amare" di Laura Laurenzi, non so.(Nel post intitolato "Sfogliando" cito proprio un brano di una lettera della Roosvelt, tratto dal libro della Laurenzi:trovi il suo nome in archivio). Forse, se già non lo hai letto, potresti trovare qualcosina di interessante lì, nel libro, non tanto nel post. Io speravo di poterti dare ulteriori informazione. Quando avrai finito la ricerca...potrai raccontarmi tu qualche altra cosa sulla Roosvelt! Ciao e buon lavoro.

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  4. Molte grazie, Angela cara. Avevo le stesse fonti ma mi auguravo che tu ne sapessi qualcosina di più. Un caro saluto

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