martedì 8 marzo 2011

I corti “altri”. Il caso de L'altra altra metà del cielo

Il documentario L'altra altra metà del cielo (Italia, 2008, 45', 30'') è un corto di utilità sociale che sta facendo il giro delle scuole italiane, dopo essere stato proiettato durante le conferenze organizzate da molte associazioni culturali e dopo aver partecipato a diversi concorsi cinematografici a tema, nel nostro Paese e all'estero.

Pensato e prodotto a bassissimo costo da Maria Laura Annibali – garante della Consulta femminile per le Pari Opportunità alla Regione Lazio – e diretto da Sàlima Balzerani, che ne ha curato il montaggio, questo contributo video rappresenta un testamento spirituale, una sorta di eredità, che l’autrice vuole lasciare a quante e quanti si stanno facendo testimoni di un cambiamento di rotta, che sta portando decine di migliaia di persone, nel nostro Paese, a spogliarsi dei numerosi pregiudizi, costruiti dalla mentalità eterosessista e rivolti al mondo dell'omosessualità femminile, quella che, ancora oggi, in Italia, si fa fatica a chiamare con il suo vero nome, lesbismo. GUARDA IL VIDEO
Il documentario si dipana come un elenco di interviste ad alcune attiviste dei diritti civili diverse per età, estrazione sociale e professione, le quali ci offrono una testimonianza storica, per ora del tutto unica, della corrente culturale che, a partire dalla fine degli anni '60 del Novecento, si è andata sviluppando sotto il nome di movimento femminista separatista italiano.
Mai, prima d’ora, un tema del genere era stato portato all’attenzione dell'opinione pubblica e questo cortometraggio, un po' sui generis (ha una durata di poco superiore ai 30') pur evidenziando molte delle pecche stilistiche che accomunano i video prodotti a basso costo, ha un alto valore storico dovuto al tema trattato. Alcune delle intervistate, infatti, degli eventi storici di quegli anni sono imbevute per età, cultura ed attivismo civile e politico, come Edda Billi e l'avvocata Susanna Lollini.
Come ho già avuto modo di scrivere quando, per la prima volta, mi sono imbattuta in questo collage di testimonianze visive, lo scopo dell'autrice de L'altra altra metà del cielo è duplice: «contribuire all'affermazione dei diritti civili negati alle persone omosessuali ed invitare le Istituzioni, le addette e gli addetti ai lavori, le studentesse e gli studenti oltre che le persone in genere a riflettere, a non cadere nella trappola del pregiudizio e della discriminazione e a diventare soggetti attivi nella lotta per il riconoscimento della pari dignità civile e affettiva alle donne e agli uomini che amano persone del loro stesso sesso».
Scopo raggiunto in pieno, quindi. A patto di riuscire ad andare oltre un giudizio di ordine prettamente stilistico. Chi ha visto il corto di Maria Laura Annibali ha potuto apprezzare l’importanza storica di un documento che, finora, non ha eguali, in quanto nessuna autrice lesbica, in Italia, ha prodotto qualcosa di simile, anche se mi auguro di essere presto smentita.
La speranza di molte persone che, come me, sono attiviste dei diritti civili, è quella di vedere presto, sugli schermi dei tanti festival LGBT, un nuovo corto dedicato alla storia del lesbismo italiano. «La poca visibilità delle donne lesbiche, in Italia – se si eccettua qualche raro caso – dovuta soprattutto alla cancellazione dei saperi e delle culture femminili da parte del maschilismo patriarcale imperante, è una delle cause di questa assenza e di un ritardo culturale che pone il nostro Paese fra quelli, nel mondo, in cui l’elemento femminile viene discriminato, violentato ed escluso dagli ambienti che, più di tutti, contribuiscono a rendere una nazione civile, quelli della cultura e delle istituzioni.» (FONTE)
Nel corso del 2009, grazie all'editore Fabio Croce di Roma, questo corto è diventato un saggio, scritto a più mani, che è possibile acquistare nelle librerie più fornite al costo di 8 euro e, in allegato, viene dato in omaggio il DVD de L'altra altra metà del cielo.
In occasione della triste ricorrenza – oggi mercificata – della tragedia dell'otto marzo 1908, quando centoventinove operaie della fabbrica tessile statunitense Cotton di New York persero la vita in un incendio scoppiato nei locali dell'azienda, dedico questo mio contributo scritto a Maria Laura ed a tutte le donne che, nel mondo, hanno subito una qualche forma di violenza, fisica o psicologica che sia.
Il corpo delle donne continua ad essere violentato. Quello delle lesbiche non fa eccezione. PROFILO FACEBOOK

Lidia Borghi

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