martedì 29 marzo 2011

I corti “altri”. Il caso delle video storie di Gabriella Romano

Giornalista, scrittrice e documentarista di fama europea, Gabriella Romano ha prodotto alcuni corti sul mondo omosessuale, oltre ad un video dedicato ad una persona transessuale italiana, cui conto di dedicare uno dei miei prossimi post.

La Romano ha una caratteristica che rende uniche le sue opere, l'interesse, poi divenuto una vera passione, per la storia e, in particolare, per la storia orale. Ecco perché i suoi documenti visivi possono essere definiti delle video storie («L'ossessione personale per la memoria, per registrare, quella c'è sempre stata». Fonte).
E così, durante la sua avventura professionale nel Regno Unito, grazie alla quale ebbe modo di farsi le ossa lavorando per la RAI di Londra, produsse il cortometraggio Lesbian Health Matters (Regno Unito, 1995, 46') un documentario di utilità sociale, un video didattico che affronta l'annosa questione dell'omofobia nei confronti delle pazienti lesbiche, fatto espressamente per i medici, gli infermieri e tutti gli addetti ai lavori del settore sanitario.
Il video, che ha avuto una gestazione di circa due anni, presenta una serie di interviste con alcune pazienti omosessuali, le quali hanno trovato il coraggio di narrare, di fronte all'obiettivo della macchina da presa, i soprusi patiti in ambiente ospedaliero, inoltre offre alcune ricostruzioni di colloqui fra operatori sanitari e clienti, al fine di divulgare degli esempi positivi ed un'utile guida da mettere in pratica per non cadere nella discriminazione. Una delle parti più interessanti è, infatti, quella finale, all'interno della quale sono proprio medici ed infermieri a lamentare l'assenza quasi totale di una formazione adatta a gestire l'omosessualità nell'ambiente medico ed ospedaliero. Il video è stato voluto dal London Lesbians in Health Care, un'associazione di donne omosessuali che lavorano nel settore sanitario britannico. Questo documentario di utilità sociale ottenne la menzione speciale per “valore educativo” al concorso per video organizzato dall'Ordine dei Medici Britannici (BMA) nel 1996 e, ancora oggi, nel Regno Unito, viene utilizzato in quanto video didattico in ambito formativo, infermieristico e medico.
L'anno seguente fu la volta di Nietta's Diary (Regno Unito, 1996, 30') che, in Italia, è noto con il titolo di Pazza d'azzurro, un corto che vinse il primo premio del pubblico all'Immaginaria Film Festival di Bologna, nel 1997, oltre ad ottenere la menzione speciale al Festival di cinema gay e lesbico di Milano, lo stesso anno. Ispirato ai diari di Antonietta/Nietta Aprà, classe 1905, la studiosa e storica dell'arte italiana conosciuta dalla regista, questo documentario è la ricostruzione di ben 400 cartelle, che Gabriella Romano riuscì a rinvenire e riordinare poco dopo il decesso della donna. Essi trattano quasi del tutto della storia d'amore, durata all'incirca quarant'anni, tra Nietta e Flafi ovvero Linda Mazzuccato. L'abilità della regista è consistita nell'aver alternato, grazie ad un montaggio laborioso quanto efficace, le interviste originali fatte a coloro che conobbero le due donne, a diverse ricostruzioni filmiche, il tutto arricchito da molte fotografie d'epoca, al fine di offrire al pubblico una ricostruzione quanto più fedele possibile del rapporto d'amore fra la Aprà e la Mazzuccato. La parte più interessante risulta essere proprio quella relativa alle testimonianze dirette, intrise di biasimo e di pregiudizi nei confronti della relazione fra le due donne, vissuta in un paese piccolo, in cui vigeva la regola non scritta del «se tu non me lo dici e non mi metti in difficoltà io in cambio faccio finta di non saperlo. E siamo tutti contenti.» (Fonte). Leggendo le pagine scritte da Nietta, viene fuori una storia d'amore profonda, a tratti toccante, vissuta con grande intensità, dalle due donne, dal 1938 al 1974, in modo del tutto nascosto.
Le vite celate delle donne che amano le donne, nella storia italiana contemporanea, compaiono anche nel cortometraggio L'altro ieri (Italia/Regno Unito, 2001, 25'), che vinse il terzo premio del pubblico all'Immaginaria Film Festival di Bologna lo stesso anno. In questo caso, le difficoltà incontrate dall'autrice hanno riguardato il fatto che, salvo rari casi, la storia delle lesbiche italiane è restata pressoché segreta. Difficile è stato, anche, trovare delle donne omosessuali, che erano state giovani durante il periodo fascista, che fossero disposte a rompere il muro del silenzio, uscire allo scoperto e raccontarsi di fronte alla macchina da presa. Con grande fatica, Gabriella Romano riuscì ad intervistare cinque donne, di cui solo una è dichiarata ed è anche l'unica a mostrare il volto, nel documentario, Silvia Mazzoleni. Il caso di Lidia Menapace, invece, la storica esponente comunista del movimento femminista italiano, è particolare, dato che la sua partecipazione al video ebbe lo scopo di parlare della sessualità femminile. Per il resto, un'altra donna omosessuale compare, con tanto di controfigura, ne L'altro ieri. Si tratta di una certa Piera, una persona alquanto impaurita – aveva bruciato tutte le foto appartenenti al suo doloroso passato – che accettò di rispondere solo ad alcune domande messe per iscritto dalla regista. La terza lesbica è invece una donna, ripresa di spalle, la quale accettò di non farsi contraffare la voce. La quinta donna è invece una testimone oculare che parla di uno scandaloso amore fra donne, avvenuto in quel periodo storico. Come si legge nella sinossi di questa video storia «cinque donne descrivono il clima di quell'epoca, fatto di repressione, paura e soprattutto silenzio. (…) L'omosessualità femminile era l'ultimo tabù. (…) La parola “lesbismo” non si pronunciava mai, come se la morale imperante (…) ne negasse completamente l'esistenza.» (Fonte). Il risultato di questa grande fatica, dovuta al reperimento delle fonti prima, allo svolgersi delle interviste poi, per finire con il lungo montaggio, che ha integrato i tanti filmati dell'epoca con le interviste vere e proprie, è stato un ottimo documento visivo dal quale traspare la repressione voluta dal regime fascista nei confronti di uno scomodo fenomeno sociale passato volutamente sotto silenzio.
Ricordare (Italia, 2003, 42') è la video storia - incompiuta - più travagliata che Gabriella Romano abbia mai prodotto, fra i corti qui proposti. Essa ci mostra alcune testimonianze di omosessuali italiani che vissero le loro storie clandestine durante il ventennio fascista. Anche in questo caso la vera protagonista del corto è la repressione che il regime di Mussolini mise in pratica nei confronti dell'orientamento sessuale altro. E così, ecco comparire, nel video, persone che non hanno accettato di mostrarsi davanti alla macchina da presa che, nonostante siano passati tanti decenni da quei tragici eventi, non smettono, oggi, di provare paura, nel momento stesso in cui narrano le loro vicende amorose. Accanto alle loro storie si dipana una vicenda parallela, quella delle enormi difficoltà incontrate dalla regista nel reperire i soggetti da intervistare. Come lei stessa narra «sono (...) pochissimi coloro che hanno accettato di farsi intervistare sul fascismo per paura di essere identificati come omosessuali. (...) I rifiuti a partecipare, le difficoltà a trovare possibili intervistati sono la prova più eloquente di come l’autocensura sia una delle maggiori cause del silenzio che circonda questo capitolo di storia dell’omosessualità italiana. La reticenza di quella generazione a ripercorrere e ricordare quei momenti dolorosi, ad esporsi, a rivelarsi di fronte ad una telecamera anche a distanza di tutti questi anni è perciò importante come le interviste stesse e dà la misura di come la repressione del regime sia stata totalmente efficace. (Fonte)» Il fatto che un'intera generazione di donne e uomini omosessuali abbia scelto di cancellare ogni traccia di un passato considerato riprovevole dalla società del tempo, la dice lunga sui problemi che, ancora oggi, incontrano, in Italia, le persone di orientamento sessuale altro, nel momento in cui provano a rivendicare per sé pari diritti e pari dignità sociale e le storie visive di Gabriella Romano, mentre ci offrono la rara opportunità di conoscere un pezzo significativo di un'epoca storica così tragica, rappresentano dei tasselli preziosi di un passato ancora tutto da scrivere, per le donne e gli uomini che amano persone del loro stesso sesso.

Lidia Borghi

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