lunedì 7 marzo 2011

Il corpo violentato delle donne


Da quando il cortometraggio Il corpo delle donne (Italia, 2009, 25'), di Lorella Zanardo, Cesare Cantù e Mario Malfi Chindemi, è stato pubblicato – o meglio messo in rete (ed è questa la sua particolarità mediatica) – abbiamo imparato che esistono molti modi per violentare le donne, a cominciare dall'uso scriteriato che si fa del loro corpo mediante i mezzi di comunicazione di massa. Quelli denunciati da Il corpo delle donne, poi divenuto un ebook per i tipi Feltrinelli, sono legati a doppia mandata alla pubblicità, alla tivù ed al suo pressoché incontrollato potere di divulgazione dell'immagine personale.

Ed è proprio di questo che tratta un documento filmato senza precedenti, che sta facendo il giro del Web, oltre che dell'Italia, per denunciare lo sfruttamento dell'immagine femminile nella scatola magica: «Immaginavo che le mie parole sarebbero giunte alle ragazze italiane – sono parole della Zanardo – era a loro che volevo arrivare. Sentivo sulla mia pelle l'umiliazione di essere accucciata sotto un tavolo. (…) Soltanto attraverso la comprensione profonda, e (...) l'assunzione totale della vergogna e del dolore per come eravamo rappresentate, sarebbe stato possibile scrivere un testo per stimolare domande (…) e finalmente cambiare». GUARDA IL VIDEO
Alla vigilia della cosiddetta festa della donna (che dovrebbe denunciare un massacro e, invece, è stata a sua volta mercificata) e dopo mesi di martellamento mediatico cui le nostre menti sono state sottoposte a proposito del cosiddetto Ruby Gate e delle festicciole di Arcore oggi, più che mai, il corto di Zanardo, Cantù e Malfi Chindemi torna d'attualità in modo prepotente, ricordando a tutte e tutti noi, mai come in quest'ultima fase storica italiana, che il potere della televisione si è spinto ad un punto tale, da credersi in diritto di gestire i corpi delle donne con il solo scopo di fare soldi.
Questa mercificazione è iniziata almeno venticinque anni fa – denuncia la Zanardo nel suo libro – quando la televisione ha cominciato a creare un modello, ad educare le masse attraverso quel modello e, di conseguenza, a proporre un certo stile di comportamento che, oggi, in Italia, sembra essere divenuto una regola assoluta «di comportamento e di vita. In particolar modo laddove le proposte alternative sono carenti». Ed è precisamente questo finto modello culturale ad aver prodotto il conseguente annullamento dell'identità personale delle donne.
Niente male come sasso gettato nello stagno dell'indifferenza intellettuale in cui si trova oggi il nostro Paese, quello stesso che ha prodotto, attraverso televisione e pubblicità, un tipo di donna grottesca (per l'uso smodato del bisturi e del botulino), volgare (per il profluvio di cosce, mammelle e natiche messe in mostra) ed umiliante per le stesse donne che, se si escludono quelle i cui corpi vengono ogni giorno sfruttati, sembrano aver perso, insieme alla loro identità personale, anche la forza di reagire a questo miserrimo stato di cose.
Il corto di Zanardo & C. sta, si diceva, facendo il giro d'Italia e, a seguito delle decine di interventi di Lorella presso convegni e incontri pubblici organizzati sul tema, è nato un progetto formativo che ha lo scopo di ri-costruire un modello alternativo, una sorta di ritorno alle origini, quando la donna era bella per e non senza le sue caratteristiche fisiche peculiari, quelle ereditate alla nascita.
Un giorno, la grandissima Anna Magnani disse ad un truccatore: «Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, 'che ci ho messo una vita a farmele!». Ed è proprio così che vorremmo che apparissero le donne nella televisione del domani: con le loro rughe in primo piano, a testimoniare la veridicità di ogni femmina che si cimenta con il mezzo televisivo. Il bisturi è menzognero, se taglia via l'identità femminile insieme alla ciccia di troppo. PROFILO FACEBOOK

Lidia Borghi

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