giovedì 10 marzo 2011

The Monkey's mask. Noir lesbico a fosche tinte




Trecentoquattro. Tante sono le pagine di The Monkey's Mask, l'ottavo libro – in versi – scritto dall'autrice australiana Dorothy Porter. Si tratta del testo di poesia più venduto in Australia dalla seconda guerra mondiale. Niente male come biglietto da visita per una fra le più innovative scrittrici del panorama letterario mondiale, una specie di Case History dell'industria libraria, colei che è riuscita a trasferire la poesia epica dall'altra parte nel mondo, ambientando le sue vicende noir nella cittadina di Brisbane. E chi avrebbe mai detto che la regista Samantha Lang ne avrebbe tratto una pellicola thriller di medio successo al botteghino?
Jill Fitzpatrick (Susie Porter) è un'investigatrice privata in bolletta. Ex poliziotta dalla vita sgangherata che, quando cade in amore (non a caso, in inglese, si dice falling in love) le si legge in faccia, perché ha «un cuore vistoso quanto un culone in tuta rosa», si trova catapultata nel mondo, per lei inusuale, della poesia contemporanea quando, alla ricerca quasi disperata di soldi, accetta di indagare su uno strano caso di scomparsa, quella della giovanissima poetessa Mikey (Abbie Cornish).
Alcuni locali della città, divenuti dei circoli letterari sui generis, ne ospitano le rappresentazioni pseudo letterarie a base di focosi versi intrisi di sesso. Mikey sta diventando famosa.
Una sera, subito dopo aver declamato le sue bollenti poesie, da alcuni testimoni viene vista uscire dal locale e salire nell'auto di una persona il cui viso si perde nella penombra. I genitori, sull'orlo della disperazione, ne denunciano la scomparsa di lì a poche ore. Sono loro ad incaricare la detective privata Jill Fitzpatrick di ritrovare la figlia, poiché la polizia bràncola nel buio e viene ritenuta incapace di risolvere il caso.
Mikey ha un'insegnante di letteratura, Diana Maitland (Kelly McGillis), che le fa da méntore e, quando Jill piomba in aula per farle qualche domanda, accade l'unica cosa che la donna non aveva previsto: se ne innamora all'istante. Diana è terribilmente affascinante, con indosso quella gonna a tubo, lunga fin sotto il ginocchio, che ne rivela le gambe lunghissime, slanciate, da gazzella. Femminile oltre ogni dire, sicura di sé, mentre svolge la sua lezione di poesia, provocante.
Ben presto le due donne iniziano a frequentarsi ben oltre il dovere dell'indagine in corso e, inevitabilmente, finiscono l'una nelle braccia dell'altra, innescando un Love Affair tormentato e dall'esito scontato, fin dalle prime battute. L'insegnante di Mikey è sposata con Nick (Marton Csokas), un giovane avvocato rampante che non disdegna il ménage à trois, oltre alle storielle extraconiugali. Quando sorprende le due donne a letto, non sembra turbato della cosa ma, anzi, alquanto accondiscendente.
Mikey viene trovata assassinata, in condizioni pietose, il corpo mezzo rosicchiato dalle bestie selvatiche e Jill dà una marcia in più alle sue personali indagini, incalzata dai genitori della ragazza, della quale scopre una tendenza pericolosa: pur di fare carriera, la giovane poetessa è disposta a tutto, persino ad avere rapporti sessuali con diversi colleghi. Fra questi, due attraggono l'attenzione dell'investigatrice. Uno di essi perde la vita in un misterioso incidente d'auto, proprio mentre si sta recando da Jill per consegnarle alcune prove sul caso, mentre l'altro, Tony, affida alla donna un videotape in cui Mikey è ripresa in atteggiamenti amorosi con la sua insegnante e con il di lei marito. Inoltre l'uomo rivela a Jill l'esistenza di un diario intimo che Mikey avrebbe consegnato a Diana. Mentre è intenta a vedere il nastro sul suo televisore, Jill capisce che Diana le ha taciuto molte cose e, munita di un micro registratore vocale, riesce a strappare una sconcertante confessione al marito il quale, durante un rocambolesco rapporto sessuale con lei sulla spiaggia, vicino all'orgasmo, rivela alla detective l'assurdo motivo della morte di Mikey.
The Monkey's Mask è una pellicola australiana prodotta nel 2000 che, secondo gli intenti della regista, avrebbe dovuto riprodurre la suspense, oltre che i colpi di scena, di un'opera letteraria incredibilmente veritiera. La sceneggiatura di Anne Kennedy ed il montaggio di Dany Cooper ci sono riusciti solo in parte, confezionando un noir dalle tinte fosche che stenta a decollare. A risollevare, ma solo in parte, le sorti di questo film, intervengono le scene di sesso fra le due protagoniste che, lungi dal rappresentare, come spesso accade, la solita carne femminile al servizio del voyeurismo di certi maschi etero, hanno avuto l'indubbio merito di riuscire a condurre la scena con gesti naturali, mai volgari, che spiccano, a volte, per intensità. Un fine erotismo lesbico o, per usare l'espressione della critica cinematografica Paula Nechak, del Seattle Post-Intelligencer, una «sensualità accessibile» trasferita sul grande schermo.
The Monkey's Mask merita di essere visto, oltre che per questo motivo, per la narrazione di uno scabroso delitto a sfondo sessuale, un gioco erotico finito male che si è portato appresso dolore, vuoto e disperazione.

Lidia Borghi

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