lunedì 4 aprile 2011

I documentari “altri”. Il caso di Nessuno uguale


Il mediometraggio Nessuno uguale. Adolescenti e omosessualità (Italia, 1998, 56') è il primo documentario di utilità sociale prodotto dal regista Claudio Cipelletti, che ha lavorato insieme alla Provincia di Milano (settore cultura – Medialogo) e all'associazione AGEDO (Associazione di GEnitori e amici Di Omosessuali) ed ha potuto contare sulla consulenza della dottoressa Stefania Zaccherini Marangoni, del dottor Roberto Del Favero e del professor Gustavo Pietropolli Charmet.

Strutturato in modo da alternare le riprese effettuate all'interno dell'Istituto Rizzoli per l'insegnamento delle arti grafiche a quelle che hanno documentato le testimonianze di alcune ragazze lesbiche e di alcuni ragazzi gay che, all'epoca, erano adolescenti, Nessuno uguale ci offre un prezioso documento visivo, a tratti toccante, sulla condizione di persone diverse che molte allieve e molti allievi delle scuole medie superiori si trovano a vivere in quanto omosessuali.
Roberto Del Favero, psicologo e psicoterapeuta, co-fondatore dell'istituto Gay Counseling, ha condotto un gruppo di lavoro, sul tema “adolescenti e omosessualità”, con studenti di tre scuole superiori di Milano (ITIS Galileo Galilei, liceo classico Giuseppe Parini e liceo scientifico Vittorio Veneto), mentre la macchina da presa di Cipelletti ne riprendeva i lavori. Quel che ne è venuto fuori è il resoconto, assai puntuale, delle diverse fasi di un lavoro svoltosi fra persone eterosessuali ed omosessuali insieme, che ha visto ragazze e ragazzi passare dal sentimento del rifiuto iniziale all'accettazione finale, lavorando sulla presa di coscienza personale del fatto che ognuno di noi è diverso dagli altri. Il tutto inframmezzato dalle riprese di alcune esperienze di adolescenti omosessuali.
L'intento di Del Favero è stato quello di far sì che allieve ed allievi si ponessero sul piano delle emozioni, al fine di agevolare la fuoriuscita delle peculiarità di ognuno, quelle che ci portano ad essere fiere e fieri delle nostre identità personali. Dal concetto di diverso a quello di nessuno uguale, chi ha partecipato al gruppo si è portato via un concetto nuovo, con il quale cominciare a convivere, da quel momento in poi: ogni essere umano ha le sue differenze, che non vanno intese con un significato negativo ma che, anzi, rappresentano dei piccoli tesori che vanno valorizzati.
Nessuno uguale è un documentario nato per le giovani generazioni che offre grandi spunti di riflessione anche a madri e padri, insegnanti, educatrici ed educatori in quanto, al di là dell'orientamento sessuale di ognuno, riesce ad affrontare senza pregiudizi la variegata particolarità delle persone.
L'unico scoglio da superare riguarda il fatto che, sempre più spesso, in Italia, chi dirige le scuole superiori spesso oppone un rifiuto netto alla proiezione di documentari come Nessuno uguale, adducendo come scusa l'estrema delicatezza di un tema, quello dell'orientamento sessuale delle persone adolescenti, che riguarderebbe solo una piccola parte del corpo studentesco e che, perciò, rende opportuno optare per il silenzio.
Nonostante ciò, è proprio il silenzio la causa dei danni più grandi per un adolescente che si scopre omosessuale. Troppo spesso si dimentica che ad essere tirata in ballo, anche in questa delicata fase della vita umana, è l'affettività, quella stessa che gioca un ruolo fondamentale nel momento in cui instauriamo dei rapporti interpersonali che vorremmo stabili e duraturi. Per usare le parole di Cipelletti in merito: «La sessualità c’entra poco. (...) un adolescente che si innamora e sente che tutti attorno a lui o a lei lo disapprovano, si chiuderà in sé e inizierà un difficile percorso solitario per farsi una ragione del perché il suo sentimento “non si può dire”, e tanto meno mettere in atto. E in questa sua solitudine si renderà involontariamente invisibile al mondo, un mondo incapace di coglierne l’identità “diversa”».
Il principale merito di un documentario come Nessuno uguale, il cui pregio stilistico è indiscutibile, è quello di aver tirato fuori da ognuno degli adolescenti che hanno partecipato alla sua realizzazione il vissuto personale, mentre si scopriva che nessuno di loro è uguale alle altre persone e che, anzi, a fare la differenza, in campo sociale, sono proprio le tanto temute differenze, quelle irripetibili ed uniche peculiarità che andrebbero valorizzate senza essere giudicate.
In tal senso Nessuno uguale rappresenta, sempre secondo il suo regista «un’esperienza di comunicazione felice che si conclude in un clima di serenità tangibile: per la prima volta coetanei omo ed etero, si sono davvero “visti”» in un periodo storico assai pericoloso, in cui la volontà comune sembra essere quella di escludere dal complesso tessuto sociale intere categorie di persone, le quali non si adeguerebbero ad una presunta regola di normalità che si vorrebbe far passare per reale.
Dalla sua nascita Nessuno uguale ha ottenuto il prezioso patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da allora sono passati quasi undici anni e diverse proiezioni organizzate all'interno di varie strutture. Peccato che, fra queste, poche siano state quelle scolastiche. Anche questo è un segno dei tempi.

Lidia Borghi

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