lunedì 30 maggio 2011

Intervista a John J. McNeill

Alla fine del mese di aprile 2011 il mio caro amico Innocenzo Pontillo mi chiese di mettermi in contatto con il teologo statunitense John J. McNeill, uno dei più noti attivisti omosessuali dei diritti civili per le persone LGBT (acronimo per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), al fine di farmi rilasciare da lui un'intervista sul suo impegno di sacerdote, psicoterapeuta e counselor gay, in vista della sua partecipazione all'Europride 2011 di Roma.


Da quell'esperienza almeno due persone, il traduttore ed io, sono uscite profondamente mutate.
L'insegnamento che è possibile trarre dalle parole di McNeill, pone le persone LGBT credenti, in Italia come nel mondo, nella condizione di comprendere una volta per tutte che il nefando giudizio del Vaticano non ha e mai avrà il potere di far sentire immorale un intera parte della società civile e che la grazia di Dio discende anche su di noi, persone LGBT, per renderci delle persone migliori e per fare di noi, attraverso il Suo amore, degli strumenti che siano in grado di fare la Sua volontà.

Cara Lidia Borghi,
Mi scuso per tutte le false partenze. Ecco l'intervista: grazie per avermi richiesto un'intervista. Ho 85 anni e la mia memoria non è come un tempo. Quindi spero vi unirete a me con una preghiera allo Spirito Santo di Dio, affinché Egli mi aiuti. Ho pubblicato un'autobiografia "Con i piedi fissi a mezz'aria, il mio viaggio spirituale". Questo libro non è ancora stato pubblicato in italiano.
Ero consapevole del mio orientamento omosessuale fin dalla più tenera età. Essendo nato in una devota famiglia irlandese cattolica, accettai l'insegnamento cattolico e pregai per ottenere la grazia di vivere una vita di celibato.
Quando avevo 17 anni, mi arruolai nell'esercito degli Stati Uniti e andai a combattere contro la Germania. Fui catturato dai tedeschi durante la battaglia delle Ardenne e trascorsi gli ultimi sei mesi della guerra come prigioniero di guerra. Noi, prigionieri, morivamo di fame. Una volta, uno schiavo-operaio in una fattoria si accorse di quanto fossi vicino a morire di fame e rischiò la vita per lanciarmi una patata destinata agli animali.
Gli feci un segno di ringraziamento. Come risposta si fece il segno della croce. Quest'uomo aveva rischiato la vita per sfamare me, che ero uno sconosciuto. Proprio a quel momento faccio risalire la mia vocazione al sacerdozio.
La mia costante preghiera, da quel momento sino ad ora, è: "Signore, concedimi la grazia di conoscere che cosa vuoi da me e dammi il coraggio di essere in grado di farlo!"

Al mio ritorno negli Stati Uniti, dopo diversi mesi in ospedale, entrai a far parte della Compagnia di Gesù. Nei primi anni '60 i miei superiori mi inviarono in Belgio, a Lovanio, per completare un dottorato in filosofia sull’opera filosofica di Maurice Blondel. Una delle affermazioni più memorabili di Blondel è: "Il nostro Dio abita in noi. L'unico modo per poter diventare uno con Dio è quello di diventare uno con il nostro autentico sé!".
Durante i quattro anni in cui lavorai al mio studio su Blondel, cominciai a dare sfogo ai miei bisogni sessuali in modo compulsivo. La vergogna e il senso di colpa che provavo diventarono così forti che stavo seriamente pensando al suicidio. Durante una preghiera ricevetti un messaggio da Dio: avrei dovuto avere fiducia in Lui, poiché tutta la sofferenza che stavo passando avrebbe avuto un senso nel mio futuro ministero. Poco tempo dopo, ad Avignone, incontrai il mio primo amante gay. Nei tre anni successivi ebbi un'esperienza dell'amore omosessuale così profonda e gioiosa, che dovetti rimettere in discussione l'insegnamento della Chiesa sul male intrinseco nelle relazioni d'amore gay.
Al mio ritorno negli Stati Uniti intrapresi diversi anni di studio sul significato morale dell'omosessualità da tutti i punti di vista: teologico, biblico e psicologico. Pubblicai i risultati nel mio libro "La Chiesa e gli omosessuali" sostenendo che, poiché non era più valida nessuna delle spiegazioni della Chiesa circa la condanna dell'omosessualità, la Chiesa avrebbe dovuto rivedere la propria posizione entrando in dialogo con la comunità cristiana gay e discernere ciò che lo Spirito Santo sta dicendo alla Chiesa attraverso l'esperienza dei suoi membri gay.

Poco dopo il mio ritorno dall’Europa incontrai Charles Chiarelli al “Saint Charles Bar”, un bar gay di Toronto. Charles è il mio amante e il mio compagno da 45 anni a questa parte. Ringrazio Dio ogni giorno per la benedizione di Charles nella mia vita.
Senza la costante esperienza del suo amore, il mio ministero a persone LGBT sarebbe stato impossibile.
Il Padre Generale dei Gesuiti, Pedro Arrupe, mi ordinò di sottoporre il manoscritto a due serie di censori, cioè ad un gruppo di teologi morali negli Stati Uniti e ad un gruppo di teologi morali a Roma. Tutti i censori approvarono la pubblicazione. Padre Arrupe inviò un ordine al Padre Provinciale dei Gesuiti di New York autorizzando ufficialmente la pubblicazione del mio libro “La Chiesa e gli omosessuali” per rilasciare l’abilitazione a pubblicare il libro con un Imprimi Potest. Il Cardinale Ratzinger reagì male e ordinò ai Gesuiti di farmi tacere sul tema dell’omosessualità e di negarmi, inoltre, qualsiasi posto di insegnamento. Iniziai la mia formazione come psicoterapeuta, poi la mia carriera come psicoterapeuta presso la comunità LGBT. Obbedii a quest'ordine per nove anni.

Dopo che Pedro Arrupe ebbe avuto un terribile ictus, Papa Giovanni Paolo II lo destituì dall’incarico di Padre Generale dei Gesuiti, indicando fra le motivazioni anche l’autorizzazione all’Imprimi Potest al mio libro da parte di Pedro.
Mi resi conto della grazia speciale che Dio mi aveva dato, per aiutarmi a maturare spiritualmente, per liberarmi dell’autorità esterna della Chiesa e per aiutarmi a discernere gli spiriti, per ascoltare ciò che Dio mi stava dicendo personalmente attraverso le mie esperienze personali tramite l’inabitazione dello Spirito Santo.
Dio mi ha reso consapevole che, per via della gratitudine verso di Lui, devo fare quello che posso fare per far sì che i miei fratelli e le mie sorelle gay possano liberarsi delle ferite che la religione, basata sulla paura patologica di Dio, aveva inflitto alla loro psiche. Durante gli anni della mia pratica di counseling e di psicoterapia spirituale, scoprii che la maggior parte degli uomini e delle donne omosessuali non potevano curare le loro ferite rimanendo isolati, ma che avevano bisogno di un gruppo di sostegno che li aiutasse ad operare il “discernimento degli spiriti” affinché essi permettessero loro di maturare spiritualmente.
Ricordo la dichiarazione al primo incontro di Dignity a New York: “La dignità non è qualcosa che possiamo dare noi stessi! Ma è qualcosa che possiamo contribuire a darci a vicenda!” Ma dopo nove anni in cui ho visto un aumento di omofobia nel Vaticano e il rifiuto di ogni sforzo di dialogo, di testimoniare la morte e la distruzione della piaga dell’AIDS, ho scoperto che non potevo più, in coscienza, rimanere in silenzio.
Così ho pubblicato il mio secondo libro “Scommettere su Dio” (lo stesso titolo del mio documentario). Spero che questo risponda alle vostre domande. In caso contrario, scrivetemi di nuovo. Vi allego una lettera aperta a Papa Benedetto, nella speranza che possiate condividerla con i delegati.

Lidia Borghi



Lettera aperta a Papa Benedetto XVI
John J. McNeill, gennaio 2011



La mia prima lettera aperta del novembre 2000 fu indirizzata ai vescovi americani durante la loro conferenza annuale. Negli scorsi otto anni i contenuti della lettera hanno assunto maggiore rilevanza e vigore, alla luce delle nuove scoperte scientifiche riguardanti la natura dell’orientamento omosessuale e delle esigenze psicologiche e spirituali delle persone GLBT, delle loro famiglie e dei loro cari, così come delle recenti dichiarazioni della Chiesa Cattolica Romana non in linea con queste scoperte. Le persone gay e lesbiche cattoliche richiedono che la Chiesa – se vuole essere vista come la loro madre amorevole e intermediaria dell’amore incondizionato di Dio – non abbia altra scelta se non quella di entrare in dialogo con i suoi membri omosessuali.

Nel 1974 i delegati del primo convegno nazionale americano di Dignity chiesero, con una lettera, che si aprisse un dialogo tra i vescovi americani e i membri della comunità cattolica gay e lesbica. A parte pochissime eccezioni, quella lettera è stata ignorata.

Ora, 36 anni dopo, ancora una volta chiedo di poter iniziare un dialogo. Per oltre 40 anni ho esercitato il ministero di sacerdote e psicoterapeuta di lesbiche e gay. Ho contribuito a fondare Dignity a New York, per fornire una comunità sicura e amorevole alle persone omosessuali all’interno della Chiesa cattolica. Per oltre 33 anni ho condotto ritiri per gay e lesbiche a Kirkridge, un centro di ritiro ecumenico.



Ho scritto quattro libri sulla spiritualità gay: “La Chiesa e l’omosessualità”, “Scommettere su Dio”, “La libertà, la gloriosa libertà e il sesso come Dio comanda: una riflessione sulla sessualità umana vista come un gioco”. Ho anche pubblicato un'autobiografia sul mio cammino spirituale come prete gay, “I piedi fissi a mezz’aria, il mio viaggio spirituale”. Come risultato della mia esperienza, sono giunto alla conclusione che la posta in gioco, in questo momento, non sia solo la salute spirituale e psicologica di molti gay e lesbiche della chiesa cattolica e di lesbiche e gay cristiani, così come delle loro famiglie e cari ma, che ciò che è soprattutto in gioco, è la vostra autorità morale per disquisire sulla questione dell’omosessualità.

In passato i vescovi americani conquistarono il nostro rispetto quando avviarono un processo di ascolto per sentire ciò che lo Spirito Santo stava dicendo attraverso il Popolo di Dio. Li rispettammo quando fecero le loro dichiarazioni sull’economia, sulla guerra nucleare e, soprattutto, sul loro sforzo fallito di redigere una lettera sul ruolo delle donne nella Chiesa. Ascoltarono con attenzione quello che le donne avevano da dire ed elaborarono le loro dichiarazioni rispondendo a quello che avevano sentito dalle donne. Queste azioni hanno dato a noi, gay e lesbiche, la possibilità di sperare che lo Spirito Santo vi condurrà in uno spirito di disponibilità ad ascoltare noi, cattolici gay e lesbiche. Al contrario, voi avete castigato i Vescovi americani dicendo loro che il loro ruolo era «non di ascoltare, ma di insegnare». A meno che noi, cattolici gay e lesbiche, non riceviamo il messaggio che ci prendete sul serio e siete disposti ad ascoltare con attenzione ciò che lo Spirito Santo sta dicendo a voi attraverso la nostra vita e la nostra esperienza, i vostri giudizi sull’omosessualità verranno per la maggior parte ignorati e perderete l’autorità che vi è rimasta per meritare di essere ascoltati con rispetto su questo tema.



Non ho mai percepito lo stesso livello di coraggio da parte della gerarchia rispetto a quello mostrato dai Superiori maggiori degli Uomini Religiosi, in risposta al documento straordinario pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, intitolato “Alcune considerazioni concernenti le persone omosessuali” come segue: «Riteniamo che (questo documento) sia un ostacolo per i capi della Chiesa degli Stati Uniti, in questo settore estremamente difficile e delicato della vita umana. Siamo sconvolti che la dichiarazione chieda la discriminazione contro gay e lesbiche. Troviamo che il ragionamento per sostenere tale discriminazione sia esasperato, poco convincente e controproducente per le nostre dichiarazioni e azioni a sostegno della necessità pastorale e della dignità personale di tali persone. Lungi dall’essere un aiuto ai Vescovi e agli altri leader religiosi della Chiesa cattolica statunitense, la dichiarazione complica il nostro ministero, già complesso per tutte le persone. Inoltre, troviamo che gli argomenti utilizzati per giustificare le discriminazioni siano fondati su stereotipi e falsità che sono in contrasto con le moderne conoscenze psicologiche e sociologiche della sessualità umana. Ci dispiacciono le azioni da parte della CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede. n.d.autrice) e riaffermiamo il nostro sostegno ai diritti umani per tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle».

Come teologo cattolico gay e psicoterapeuta, sono pienamente consapevole dell’enorme distruzione che i recenti documenti vaticani hanno causato nella vita psichica dei giovani omosessuali cattolici e della violenza che provocano contro tutti gli omosessuali. Ciò è stato ulteriormente aggravato dalla reazione iniziale del Vaticano, oltre che dalla sua annunciata opposizione alla proposta delle Nazioni Unite, promossa dalla Francia e sostenuta da 27 nazioni dell’Unione Europea, che mira a porre fine alla pratica di criminalizzare e punire le persone per il loro orientamento sessuale.



Mi trovo in un dilemma: che tipo di fede e di fiducia posso riporre in un magistero che visibilmente agisce in modo non amorevole, odioso e distruttivo nei confronti della mia famiglia gay e che è interessato a difendere il proprio interesse istituzionale, più di ciò che si trova nella verità e nella giustizia? In nome delle migliaia di cattolici gay e lesbiche e degli altri cristiani, che Dio mi ha dato il privilegio di servire, faccio questa dichiarazione: a questo punto, l’ignoranza e la distorsione dell’omosessualità e l’uso di stereotipi e di falsità nei documenti ufficiali della Chiesa, obbliga noi, che siamo cattolici omosessuali, ad inviare un serio avvertimento alla Chiesa istituzionale. La vostra ignoranza dell’omosessualità non può più essere scusata in quanto innocente, ma è diventata un’ignoranza deliberata e maliziosa. In nome dei gay e delle lesbiche cattolici di tutto il mondo gridiamo: «Basta! Basta! Basta con le vostre distorsioni delle Scritture. Continuate a sostenere che nelle Scritture si condanna un atto d’amore omosessuale in una relazione impegnata, quando studiosi competenti sono quasi unanimi nel riconoscere che non si trova, che non si tratta, che non si condanna da nessuna parte nelle Sacre Scritture la questione di atti sessuali tra due uomini gay o due donne lesbiche che si amano. Dovete ascoltare gli studiosi biblici per scoprire ciò che la Scrittura ha veramente da dire sulle relazioni omosessuali.



«Basta! Basta con i vostri sforzi volti a ridurre tutti gli atti omosessuali ad espressioni di lussuria e con il vostro rifiuto a vederli come possibili espressioni di un amore profondo e genuino dell’uomo. Dovete anche ascoltare competenti psichiatri e psicoterapeuti professionisti, dai quali si può conoscere la natura sana e positiva di mature relazioni gay e lesbiche. Vi assicureranno che l’orientamento omosessuale non si sceglie e non muta e che ogni ministero che prometta di cambiare l’orientamento, è un inganno!

«Basta con i vostri sforzi, attraverso gruppi come “Courage” e gli altri ministeri ex-gay, a portare giovani omosessuali a interiorizzare l'odio verso se stessi, con il risultato che essi possono relazionarsi con Dio solo come un Dio di paura, vergogna e senso di colpa e perdere ogni speranza in un Dio di misericordia e d'amore. Ciò che è una cattiva psicologia dev'essere una cattiva teologia!



«Basta! Basta, ancora una volta, con i vostri sforzi per promuovere l’odio, la violenza, la discriminazione e il farci rifiutare dalla comunità umana, così come l'impedire i nostri diritti umani e civili. Noi, gay e lesbiche cattolici, preghiamo ogni giorni che lo Spirito Santo vi conduca a uno spirito di pentimento. Dovete accettare pubblicamente la vostra parte di colpa per gli omicidi e le violenze ai gay e per i così tanti suicidi di giovani gay. Dovete chiedere perdono a Dio e dalla comunità gay.



«Basta! E ancora basta per il fatto che ci scacciate dalla casa di nostra madre, la Chiesa e che tentiate di negarci la pienezza dell’intimità umana e dell’amore sessuale. Basate spesso il vostro rifiuto sul fatto che vi riferite alla lettera morta della “legge naturale”. Un altro gruppo a cui dovete prestare ascolto sono i teologi morali che, come la maggioranza, sostengono che il diritto naturale non è più una base adeguata per affrontare le questioni sessuali. Tali questioni devono essere affrontate nel contesto delle relazioni umane interpersonali. Soprattutto, si deve entrare in dialogo con i membri gay e lesbiche della comunità cattolica. Noi siamo quelli che vivono l’esperienza umana di un orientamento omosessuale e, quindi, solo noi possiamo discernere direttamente nella nostra esperienza ciò che lo spirito di Dio ci sta dicendo. Oggi, in ambienti e associazioni di sostegno e di stimolo, si trovano comunità cattoliche di culto e di preghiera gay e lesbiche che cercano, individualmente e collettivamente, di ascoltare ciò che lo Spirito dice loro nell’esperienza omosessuale, quali esperienze portano alla pace e alla gioia di unità con lo Spirito di Dio e quali esperienze portano lontano da quella pace e da quella gioia! Dio vi ha dato il compito di discernere la verità, ma non vi è alcun mandato da parte di Gesù Cristo a “creare” la verità. Noi preghiamo ogni giorno affinché lo Spirito Santo vi porti a cercare umilmente la verità sull’omosessualità attraverso il dialogo con le vostre sorelle lesbiche e con i vostri fratelli gay».



L’unica consolazione che posso offrire a gay e lesbiche cattolici, nel frattempo, è la profonda speranza che l’assurdità e lo spirito d'odio che emerge dai recenti documenti vaticani porti gli omosessuali cattolici a rifiutarli e a riconoscere la contraddizione fra il loro messaggio e quello di Gesù che mai, neppure una volta, disse una parola negativa contro gli omosessuali. Io lavoro, spero e prego che le lesbiche e i gay cattolici e gli altri gay cristiani esercitino la loro legittima libertà di coscienza, per discernere ciò che Dio sta dicendo loro in modo diretto, attraverso la loro esperienza gay. Mi auguro anche che essi siano in grado di ostacolare i veleni di una religione patologicamente omofobica, accettando la buona notizia che Dio li ama e li accetta come gay e lesbiche, rifiutando così di essere catturati nel vortice d'odio verso se stessi e nei confronti di un Dio di paura. Credo che stiamo vivendo proprio il momento di uno speciale “kairos” [antica parola greca che significa “il momento giusto, il momento opportuno”. n.d.autore] in questa materia. Lo Spirito Santo “sta facendo qualcosa di nuovo”. Credo che ci sia una grande riserva di amore umano e divino, che è rimasta fino ad ora non sfruttata a causa dei pregiudizi e dell'omofobia. Lo Spirito chiede a voi di dare aiuto, attraverso le vostre azioni, per liberare quel vasto potenziale di amore umano e divino.



Siamo incoraggiati da quella parte della dichiarazione della delegazione vaticana alle Nazioni Unite del 19 dicembre 2008, che afferma: «La Santa Sede continua a sostenere che si dovrebbe evitare ogni segno di ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali e sollecita gli Stati a bloccare le sanzioni penali contro di loro». Preghiamo e speriamo che lo stesso Spirito Santo che, liberandoci teneramente, ha portato noi, che siamo omosessuali, a raggiungere il rispetto di noi stessi e l’amore per noi stessi, liberi in voi, i nostri leader cattolici, un profondo amore per i vostri fratelli gay e le vostre sorelle lesbiche e sciolga tutti i pregiudizi e i giudizi nei vostri cuori. Che Lei possa farci accogliere come membri a pieno titolo nella vostra famiglia in Cristo. Che Dio benedica i vostri sforzi!

Vostro in Cristo

John J. McNeill

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