martedì 24 maggio 2011

Kissing Jessica Stein, la commedia lesbica che strizza l'occhio a Woody Allen


Jessica è una ragazza statunitense che vive a New York. Donna in carriera, la sua vita sarebbe perfetta, se non fosse per un unico neo: è infelice a causa della mancanza di una relazione d'amore stabile nella sua vita.
Il cognome Stein ne rivela l'origine ebraica e la sua famiglia, appartenente all'Upper Class americana, vive in un cottage di campagna ad un'ora circa di treno dalla Grande Mela.
La trama di Kissing Jessica Stein ci narra le vicende di Jessica (Jennifer Westfeldt) che lavora come aiuto redattrice presso una piccola casa editrice il cui capo, Josh Myers (Scott Cohen), uno scrittore che sembra aver esaurito la sua vena creativa, passa il tempo a demolire i romanzi di scrittrici e scrittori in erba meno talentuosi di lui ma più commerciali. Piccolo particolare: Josh è l'ex fidanzato di Jessica la quale, colta da sconforto cosmico a causa della sua infelicità senza rimedio, pensa bene di rispondere ad un annuncio per cuori solitari letto su una rivista, alla voce “Lei cerca lei”, attratta da una citazione del poeta Rilke. A mettere quell'inserzione è stata Helen Cooper (Heather Juergensen), giovane capo-gallerista che, in un momento di “stanca” del sesso etero, è decisa a sperimentare una relazione omosessuale.
Jessica ed Helen si incontrano ma, mentre la seconda è determinata a proseguire la conoscenza dell'altra, la prima è altrettanto determinata a non darsi neppure una possibilità, asserendo di essere una persona infelice senza rimedio. Quando Helen le chiede di pensarci su senza escludere a priori l'inizio di un rapporto, usando un termine che colpisce Jessica per la sua particolarità, la giovane redattrice sta per cedere, anche se sarà Helen a farla capitolare del tutto quando, con un espediente del tutto femminile, riuscirà a strapparle un drink in centro, seguito da una cena etnica.
Quel che segue è il comico tentativo delle due giovani donne, fino a poco tempo prima eterosessuali, di dar vita ad una relazione che rappresenta una novità assoluta per entrambe e che solleverà ben più di un interrogativo, nei fotogrammi seguenti, fra cui: «Come fanno l'amore due femmine?» La mente scientifica di Jessica induce la donna ad armarsi di libri ed opuscoli per venire a capo dell'annoso quesito, mentre l'istintiva Helen propone di lasciar fare alla natura. E così, in un susseguirsi di esilaranti scene girate, a volte senza dialoghi, complice una piacevole musica ritmata, si viene accompagnate nella conoscenza, dapprima solo superficiale, delle due protagoniste, la cui attrazione reciproca culminerà presto in un rapporto sessuale rocambolesco, delicato, appena accennato e, quel che più conta, colmo d'amore, frutto di una sceneggiatura di sicuro effetto.
Il resto del film ci racconta cose già note: le due donne mostrano di avere livelli di consapevolezza personale – in merito al loro orientamento sessuale – che si trovano su piani differenti, laddove Helen è decisa a dichiarare al mondo la sua scoperta dell'omosessualità lesbica, mentre Jessica non si sente ancora pronta a subire il giudizio, spesso omonegativo, della società che la circonda. Il dissidio è assicurato e la sua risoluzione, a due terzi del film, si traduce in un finale senza un vero happy end, come spesso accade nella vita vera di tante relazioni fra donne.
Prodotta a bassissimo costo nel 2001, questa pellicola è diventata un cult fra le opere low budget. Tratta dalla pièce teatrale Lipschtick, che vede protagoniste le stesse autrici della sceneggiatura, nonché interpreti della pellicola, Jennifer Westfeldt e Heather Juergensen, Kissing Jessica Stein è una commedia solo in parte leggera che, mentre strizza l'occhio a Woody Allen, ci offre tanti spunti seri di riflessione sul tema dell'autenticità nelle relazioni omosessuali, l'elemento che, più di altri, finisce per minare alla base molte relazioni omo-erotiche, quando scarseggia, rendendo fondamentale il ruolo del differente livello di consapevolezza delle due persone coinvolte.
Come ogni script vincente che si rispetti, anche quello di KJS può contare su un mèntore, rappresentato da una fedelissima coppia gay che aiuterà Helen a scegliere la citazione di Rilke per la sua inserzione e che non esiterà a starle vicina con alcuni consigli riguardanti il mondo omosessuale.
Una menzione particolare va all'attrice che impersona la madre di Jessica, Tovah Feldshuh, premiata quale migliore attrice non protagonista al Satellite Awards 2002; l'immagine di perfetta matriarca ebrea ben presto si sgretola, per lasciare il posto al suo amore di madre nei confronti di una figlia giunta ad un bivio importante della sua vita. La svolta che Jessica sta per fare sarà fonte di un dolore che verrà mitigato dall'assenza totale di giudizio da parte di una madre che vuole solo il bene di sua figlia.
Per scoprire il finale di questa riuscitissima commedia occorre acquistare il DVD del film. Pochi euro spesi bene per imparare qualcosa di positivo sull'importanza dell'abbattimento dei pregiudizi. Di qualunque origine essi siano.

Lidia Borghi

Nessun commento:

Posta un commento