martedì 10 maggio 2011

SoleLuna. Un corto contro l'omofobia



In occasione del 17 maggio prossimo, giornata mondiale dedicata alle vittime dell'omofobia e di tutte le discriminazioni, dedico un post al corto SoleLuna (Italia, 9', 55''), ideato e prodotto dalla giovane autrice Astrid Marconi.

Girato per intero nella cittadina rivierasca ligure di Chiavari, nel golfo del Tigullio, SoleLuna narra la travagliata vicenda di una giovane liceale alle prese con il suo coming out in una scuola intrisa di omofobia, quella che lo psichiatra Vittorio Lingiardi ha definito omonegatività sociale (autore del libro Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale, Il Saggiatore, Torino).
In poco meno di dieci minuti, la voce narrante della protagonista ci conduce alla scoperta della vergogna, del disagio e del rifiuto che anche lei è stata costretta a subire da parte delle compagne e dei compagni di scuola, nel momento in cui ha dichiarato il proprio amore ad un'amica impaurita da un orientamento sessuale altro. Quel che segue è il racconto della profonda disperazione che ha spinto la ragazza fino all'orlo del suicidio.
Girato con pochi e semplici mezzi, questo corto di utilità sociale pone chi guarda di fronte ad una ben precisa responsabilità, che ha a che fare con l'essere inseriti in un tessuto sociale, in cui nessuno di noi dovrebbe essere un semplice spettatore. Il senso civico di ognuno di noi deve spingerci ad abbattere gli spessi muri del pregiudizio, al fine di diventare attrici ed attori di un cambiamento sociale che non può essere rimandato oltre.
Segnalo le musiche del gruppo Queer Dolls ed il contributo fattivo del Liceo scientifico Marconi Delpino di Chiavari, che ha messo a disposizione un'aula per le riprese in interno.
Di seguito, in memoria delle vittime dell'omofobia cui, anche quest'anno, in molte città del mondo – ed anche del nostro Paese – vengono dedicate diverse veglie di preghiera (i dettagli QUI) riporto il testo integrale del commento parlato di SoleLuna.
17 maggio 2011. Per non dimenticare

Lidia Borghi

«Un anno fa, proprio in questo periodo, fui costretta a prendere la decisione forse più importante della mia vita. Potevo scegliere una vita comoda, fare la madre, la moglie e fingere d'essere felice così, per il resto della mia vita. Fingere e nient'altro. Invece scelsi la seconda opzione, cioè tentare di essere quello che sentivo dentro e che non riuscivo più a trattenere. Così la bloccai, presi coraggio e glielo dissi: “Ti amo...” E poi... Il suo viso tinto di disgusto. Non sapevo che dire, che fare. Non sapevo più niente. Niente... Credevo di aver toccato il fondo, quel giorno, ma non avevo ancora idea di cosa avrebbe voluto dire vivere da lì in poi. La scuola: uno dei posti più crudeli e sadici che l'uomo abbia inventato... Le risate, le battute... Come se non fossi più nessuno. La volontà di annullare ciò che sono mi opprimeva lasciandomi quasi senza respiro. E poi quella domanda: “Ma è vero?!” – “Cosa è vero?! Cosa volete sapere?!” E i giorni seguenti non furono migliori... Anche se ignoranti, quei gesti pieni d'odio e di ribrezzo facevano male. E, giorno dopo giorno, qualcosa si rompeva velocemente dentro di me, lasciando ferite profonde non del tutto cicatrizzate e l'unica cosa che potevo fare era cancellare, cancellare, cancellare... Ma, ben presto, mi resi conto che, anche se le scritte svanivano, c'era un posto dove il tratto calcato e ricalcato era ormai indelebile. Per lui, per il mio cuore che non capiva chiesi: “Perché lo hai detto a tutti?! – Io non sono come te! – Perché come sono io?!” Io non sapevo definirmi e non lo so tuttora: “Guarda, c'è quella lesbica di merda!!!” E devo essere punita? Devo provare dolore e tacere, per questo? Forse ma, a un tratto, arrivi al punto limite in cui non capisci più nulla, non sai che fare, come continuare a vivere e l'unica via che ti si presenta davanti agli occhi è una e una soltanto... L'adrenalina al massimo, col cuore in gola, a un passo da te, a un passo dal poter sfuggire da te, per sempre. Basterebbe un salto. Un salto... Ma non lo feci. L'aria in faccia, fresca e leggera, tranquillizzò con forza la mia mente e mi aggrappai alla vita salvandomi e andai avanti. Il tempo scorre e si porta via tante cose. La gente, anche se continua ad additarti, non prova più gusto a ferirti di continuo e così continui anche tu. E vivi! In fondo ero più tranquilla e sollevata, però era come se non provassi più emozioni. Sino al giorno che arriva lei e, chiedendo se si può sedere al tavolino con te, ti sconvolge la vita. Il mio cuore sente improvvisamente qualcosa che a forza stava dimenticando. Impaurita, incosciente e frenetica, scappai via. Non credevo che per lei potesse essere lo stesso e nemmeno me lo domandai. Non potevo domandarmelo. Troppa paura. Daniela... Il giorno dopo passai davanti a quel bar, senza sperarci, ma fu un attimo e lei era lì. Oggi sono più forte. Non mi pento di nulla. Sono come sono e so che non cambierà. Voglio essere libera di vivermi con tutti i pro e tutti i contro che ne comporterà, ma credo di essere abbastanza forte, ormai, per riuscire ad affrontare tutto a testa alta. Amo ciò che amo e sono come sono. Una luna che ama come un sole e, come il sole, se la notte tramonto, il giorno dopo risorgo. SEMPRE.»

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