mercoledì 4 maggio 2011

Stuart Milk a Genova: «Non nascondetevi e vivete nell'autenticità»



Stuart è il nipote di Harvey Milk, il famoso attivista statunitense dei diritti civili che venne assassinato a San Francisco, nel 1978, dal consigliere Dan Brown. In questi giorni è in Italia per un giro di conferenze nelle maggiori città del centro nord, tra cui Genova, che lo ha visto protagonista di un'interessante conferenza svoltasi, lunedì 2 maggio 2011, presso la sala di rappresentanza di palazzo Tursi, sede della giunta comunale.
Milk ha parlato, di fronte ad un'ottantina di persone, della Harvey Milk Foundation, dei diritti civili e di quanto sia importante che tutte le persone ne godano, a prescindere dall'orientamento sessuale, dal colore della pelle, dal ceto sociale o quant'altro.
Avvocato, attivista gay dei diritti umani, Stuart Milk è entrato a far parte del nutrito staff di consigliere e consiglieri del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Gira l'America del nord e il mondo per spiegare alle persone che cosa siano i diritti civili.
Il suo famoso zio gli spiegò, una volta, l'importanza della semantica: il significato delle parole è molto importante e, se si usano termini come “tolleranza”, è bene sapere che non ci troviamo di fronte ad una buona parola. La tolleranza altro non è che la capacità di resistere a condizioni sfavorevoli, senza subirne danno e Stuart fa l'esempio delle zanzare nei Paesi a clima torrido. L'uditorio si lascia andare ad un risolino sommesso.
Dopo di che, il nipote di Harvey Milk afferma che la comunità di persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) non è differente da tutte le altre minoranze discriminate: disabili, anziani, donne, senzatetto, ecc. e, perciò, va celebrata. Lo scopo è quello di metterle tutte insieme, quelle comunità, poiché tante minoranze unite costituiscono una maggioranza.
Quando lo zio di Stuart decise di scendere in politica, negli anni '70, a San Francisco, era un gay dichiarato che aveva compreso quanto importante sia essere visibili. Ciò gli causò una quantità enorme di guai. Harvey riceveva tante lettere di minaccia ogni giorno, in un periodo storico in cui l'omosessualità era considerata una malattia grave.
A chi lamenta quale peccato sia che Harvey Milk non abbia visto cambiare il mondo, il suo famoso nipote risponde che la cosa non è importante. Essendo Harvey un visionario, già sapeva come esso sarebbe cambiato.
«Se sono qui è perché credo in una società più equa – afferma Stuart –. L'Italia ha avuto tanti leader, nell'antichità, dichiaratamente gay. Le loro storie meritano di essere raccontate». Inoltre, il consigliere della Casa Bianca trova molte analogie fra l'attività dello zio e la sua: Harvey riceveva telefonate e lettere, provenienti dalle più lontane parti degli Stati Uniti, di giovani intenzionati a togliersi la vita che, dopo aver ricevuto una sua risposta, desistevano dal loro tragico intento, mentre oggi Stuart fa la stessa cosa attraverso il suo profilo di Facebook.
Quindi Milk parla della sfida che ogni essere umano ha davanti a sé, d'ora in poi: colorare tutte le lesbiche di viola e tutti i gay di rosa, al fine di renderli visibili, perché la visibilità ci fa essere dappertutto, ci permette di uscire allo scoperto senza suscitare scalpore. Quando le persone comuni ci vedranno, con le nostre maglie colorate di viola o di rosa, camminare per la strada, entrare nei locali pubblici, passeggiare nei parchi, svolgere le nostre professioni nei luoghi di lavoro, non faremo più notizia. Le persone devono poter essere autentiche, uscire allo scoperto, dichiararsi, al fine di abbattere l'omofobia, che non conosce confini e che è presente ovunque manchi la conoscenza. Così come ogni tipo di fobia viene alimentata dalla mancanza di conoscenza.
Harvey Milk aveva realizzato una semplice verità: se prendi tutte le persone considerate diverse per i più svariati motivi e costruisci dei ponti, non avrai più una minoranza, ma una maggioranza. Ecco perché il suo slogan preferito era: «Mi chiamo Harvey Milk e sono qui per reclutarvi tutti!» Stuart Milk si commuove quando ricorda ciò che lo zio gli disse, a proposito dell'autenticità: «Sii davvero autentico, non nasconderti, sii quello che sei». Stuart aveva diciassette anni.
Dopo di che, il consigliere di Obama ricorda alle persone presenti che l'uguaglianza di legge non garantisce quella sociale, in quanto occorre non smettere mai di lottare per costruire i ponti della legalità. Ciò può essere fatto solo se si è visibili. Dopo di che occorre continuare a costruire quei ponti, per mettere insieme tutte le differenze. Solo così facendo sarà possibile, per ogni minoranza, divenire una maggioranza.
E la paura? Lo zio Harvey diceva spesso a Stuart che va riconosciuta e superata, dal momento che non porta in alcuna direzione. La paura che le persone attiviste dei diritti civili provano è grande, così come grande è quella vissuta da coloro che si attaccano a princìpi assolutistici del tipo “due più due uguale quattro”. In quel caso la paura non fa altro che rinfocolare la convinzione in quei falsi valori, mentre è capace di suscitare il panico in quelle persone che si lasciano impressionare da ciò che non conoscono. È il cambiamento a fare molta paura. Harvey Milk soleva dire che occorre strappare il tessuto di quelle convinzioni, trovando la maniera di raggiungere le menti di quelle persone senza suscitarne la paura.
Inoltre, la via del dialogo è fondamentale per sgretolare anche le paure delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), nel momento in cui sono terrorizzate al solo pensiero di dichiararsi.
Stuart Milk conclude il suo mirabile discorso ricordando che ogni anno, in alcune zone degli Stati Uniti, il 22 maggio, in concomitanza con il compleanno di Harvey Milk, si fa la celebrazione delle diversità, viene organizzata la colazione delle differenze e si mettono insieme interi gruppi di persone: omosessuali, disabili, donne, anziani, persone di colore, ecc. Si viene così a creare una variegata comunità che, nonostante il permanere delle diversità, è costituita da persone che si trovano tutte d'accordo su un solo punto ovvero la celebrazione delle rispettive diversità.
E, per finire, Stuart ci fa dono di un'altra citazione del suo illustre zio: «Tu sei la medicina di cui il mondo ha bisogno e sono le diversità a renderla efficace, anche se il mondo non è pronto ad accettarle».
Nel testamento di Harvey Milk è scritto: «Se un proiettile dovesse entrarmi nel cervello, allora possa anche abbattere tutte le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese».
Una di quelle porte è stata abbattuta lunedì 2 maggio 2011 a Genova e tante altre attendono di essere annullate.

Lidia Borghi

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