mercoledì 1 giugno 2011

L'amore altrove ©2007

Questo racconto breve ha partecipato alle selezioni del concorso letterario voluto dalle organizzatrici del progetto Cinque giornate lesbiche

Ho ricevuto il grande onore di una bella recensione al mio racconto breve. Può essere letta QUI

Il treno per Venezia partì puntuale dal binario 21 della stazione centrale di Milano ed Eva si ritrovò sola sul marciapiedi deserto mentre, con la mano alzata, faceva l’ultimo cenno di saluto in direzione di Susanna, che era in piedi, dall’altra parte del vetro di un lercio finestrino del convoglio, il viso rigato dalle lacrime.
Quindi si diresse al binario dove l’attendeva l’Intercity per Piacenza. Mentre camminava, squillò il cellulare. Era il suo fidanzato. «Pronto?!» - «Eva! Ciao! Come stai?!» - «Ciao Marco… Io bene e tu?» - «Ti sento strana. Che hai?» - «Nulla… Tutto bene…» - «Mah! Sarà… A che ora passo a prenderti in stazione?» - «Marco, lascia perdere. Me la faccio a piedi fino a casa, tanto sono dieci minuti!» - «Perché dovresti andare a piedi con la nebbia che c’è oggi?! E poi mi fa piacere vederti. Mi sei mancata.» - «Facciamo un’altra volta, ti dispiace?! Sono molto stanca.» - «Sì che mi dispiace! Ho voglia di baciarti, di stare con te. Eva?! Ci sei?!» - «Sì, ci sono… Il treno arriverà intorno alle 18:20». - «Benissimo! Sarò là! A dopo. Baci!» - «D’accordo, a dopo.» Eva avrebbe voluto rimandare quel doloroso incontro, ma l’insistenza di Marco non le permise di farlo. Le si leggevano chiaramente in volto la tristezza per aver lasciato Susanna e l’angoscia per ciò che tra poco avrebbe dovuto dire al suo fidanzato. Ingoiò a vuoto un paio di volte e scese dal treno, dirigendosi al posteggio antistante l’edificio ferroviario. Marco le corse incontro. «Amore! Ciao! Mi sei mancata!» - Le disse, baciandola.- «Ciao Marco…» - Rispose Eva, ricambiando esitante il bacio e salendo in auto - «Uhhh che tristezza! Forse la due giorni artistica a Milano con Susanna non è andata come pensavi?» - «No. Sono solo un po’ fiacca, tutto qui. Stanotte ho dormito poco.» - «Come mai, piccola?!» - «Pensieri…» - «Come ti capisco! Neppure contare le pecore aiuta, in questo caso. Rischi di riempire la stanza di ovini…» Disse Marco, sogghignando. - «Già…» Ribatté la ragazza, abbassando lo sguardo. - «Va bene, che hai?!» – Fece Marco, accostando bruscamente sulla destra, lo sguardo accigliato. - «Marco! Mi hai spaventata!» - «Scusa, ma devo sapere che ti piglia! Non sei più tu, da quando ti ho lasciata al treno l’altro ieri!» - «Mi sono innamorata…» - «Ah!» - Esclamò lui, stordito, come chi ha ricevuto un colpo in testa. «Chi è?! È di Milano? Lo conosco? Immagino che quella stronza di Susanna ti avrà retto il gioco! Magari te lo ha presentato lei!» - «Marco, ti prego!» - «Ma dai!!! Che cosa stai a pregarmi?! Mi vuoi dire chi è il tipo oppure devo prenderti a schiaffi?!?! Giuro che lo faccio, se mi costringi!» - «È una donna…» - «Mio Dio, Eva! Che schifo! Come hai potuto?! Ci hai fatto sesso, vero?! E già! Come potrebbe non essere così?! Le lesbiche sono tutte delle gran schifose!» - «Come ti permetti?! Con chi credi di avere a che fare?! Mi sono innamorata. Punto!» - «Innamorata?! Ma che cazzo stai dicendo?! Non è possibile innamorarsi di una persona dello stesso sesso! Quella è malattia! È… È… Deviazione! Perversione!» - «Vaffanculo, Marco! Non potresti capire ciò che provo neppure se io stessi qui a spiegartelo per ore! Il sesso non c’entra, è solo la logica conseguenza di un sentimento profondo. Perché la cosa dovrebbe essere diversa, per il solo fatto che le mie attenzioni sono dirette ad una donna e non ad un uomo?! Perché?!» - «Non farmi ridere, Eva! Cerca di non offendere la mia intelligenza, per favore! Tu amavi me, prima di partire per Milano! Ed ora te ne esci che ti saresti innamorata. E di una donna, per giunta! Se mi avessi amato per davvero, non avresti cercato l’amore altrove!» - «È proprio questo il punto, che tu non capirai mai: non l’ho cercato! È venuto da sé e mi ha sopraffatta!» - «Puttanate! Stai dicendo solo un sacco di puttanate! E te ne accorgerai quando confesserai le porcherie che hai fatto a quei poveracci dei tuoi genitori! Già me li vedo, il disgusto dipinto sul viso, chiederti se ti sei ammattita!» E prese a ridere. «Questo è un problema che non ti riguarda. Sono affari miei!» - «Già! Sono affari tuoi. Meno male! Io non ne voglio sapere più niente! Mi fai schifo!» - «Fino all’ultimo mi sono augurata che tu avresti capito, ma vedo che mi sono sbagliata. Ti chiedo scusa per averti fatto schifo. Fammi solo un favore, se puoi: non giudicare in modo troppo duro le azioni di una donna che ha fatto il solo errore, come lo definiresti tu, di innamorarsi.» - «Di una donna?! Cazzo, di una donna, ti saresti innamorata?!» Esclamò Marco. Poi, assalito da un dubbio atroce, aggiunse: «Aspetta un attimo… Non mi dire! È Susanna! È lei, vero?! Quella gran puttana…» - «Marco! Non ti permettere!» - «Sì, dev’essere lei, altrimenti non reagiresti così! Che amarezza! Credevo che quella donna fosse intelligente, con la testa sulle spalle e invece ti ha circuita, lei così sicura di sé, tu così timida, pudìca e insicura! Immagino che ti sarà saltata addosso per scoparti!» - «Ok, ho raggiunto il limite della sopportazione. Ti auguro ogni bene!» Esclamò Eva, scendendo di scatto dalla macchina. «Ma sì, vattene!» Le urlò dietro l’uomo. «Mi fai schifo! Non ti voglio più vedere! Non posso neppure darti della puttana! Toglimi solo un’ultima curiosità: chi fa l’uomo? Immagino Susanna… È così mascolina.» - «Sei patetico! Esclamò Eva, mentre sbatteva la portiera.

Lidia Borghi

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