giovedì 2 giugno 2011

Oltre. Intervista a Luca Lo Iacono

Raccontare le persone attraverso la fotografia è ciò che il fotografo siciliano Luca Lo Iacono sa fare meglio. Lo si avverte osservando i suoi intensi ritratti, che è possibile ammirare sul suo sito.
Grazie alle volontarie ed ai volontari di Progetto Gionata ho avuto la possibilità di rivolgere all'autore una serie di domande.


Luca, nel testo di presentazione alla tua nuovissima rassegna di fotoritratti, My Spirituality. Mostra di volti e anime di persone GLBT cristiane, si legge che il senso di Dio che è possibile ravvisare in quei volti è un'immagine indelebile, come un tatuaggio che, da solo, spiega l'appartenenza della nostra più intima essenza alla Coscienza Cosmica. Come sei riuscito, in quei ritratti rubati allo scatto di un'istantanea, a descrivere l'intimo rapporto fra l'omosessualità dei tuoi personaggi e il senso di Dio nei loro cuori?

Il fatto di esserci riuscito è tutto da vedere, ci ho provato, o meglio ci sto provando essendo il lavoro “in progress”. Come ho scritto nel testo introduttivo alla mostra, la vicinanza e la confidenza non potevano bastare, per cui ho chiesto alle persone che ho incontrato e ritratto di collaborare fattivamente, di mettersi in discussione. Parlare è un buon viatico per cercare di percepire chi hai davanti; sintetizzare l'essere spirituale o come dici tu l'appartenenza di ognuno alla “Coscienza Cosmica” non poteva che passare per la sensibilità e la fantasia delle persone ritratte. Il resto lo fa la macchina fotografica, il fotografo secondo me è il vero strumento.

Altrove, sempre nella scheda di presentazione della tua mostra che, lo ricordo, sarà visitabile per tutta la settimana dell'Europride di Roma 2011, presso il Pride Park di piazza Vittorio, si afferma che le tue immagini rappresentano “una missiva, un pacco recapitato a chiunque sappia aprirlo e guardarci dentro”. Quanto è difficile, oggi, affinare la propria sensibilità spirituale per riuscire a guardare oltre, mentre si osserva un tuo fotoritratto? Ritieni che sia ancora possibile, in questo mare di indifferenza, apprezzare la bellezza intrinseca di un'opera fotografica che ci conduce per mano verso l'infinità dell'oceano d'amore cosmico?

Penso che i lavori di chi prova a raccontare, prescindendo dallo strumento utilizzato, debbano avere in sé la forza di arrivare alla sensibilità altrui; se non ci si riesce la colpa non è certo del pubblico e della sua poca attenzione. Penso che la cosa importante sia il provarci, provarci per innescare una risposta, qualsiasi essa sia. Scardinare l'apatia è il vero grande traguardo. Ritornare ad apprezzare la bellezza penso sia la sfida più importante dei nostri tempi; siamo tutti troppo distratti dallo sfavillio delle luci di scena e dal sempre minore “spessore” dei televisori e della televisione. Dalla bellezza discende tutto e una società che né prescinde è una società dimezzata.

Ti chiedo di ripercorrere la tappa più importante della tua formazione di fotografo: qual è la mostra alla quale sei più legato?

Io ho iniziato a fotografare presto, la mia formazione è stata variegata e per fortuna non è mai passata per le scuole, ma solo attraverso personaggi per me umanamente rilevanti. La tecnica è importante, avere l'opportunità di confrontarsi con grandi fotografi lo è molto di più. Se devo nominarti dei lavori, sicuramente “I ragazzi del '99”, un viaggio per l'Italia ad incontrare gli ultimi reduci della prima guerra mondiale. Fotografare e farsi raccontare la società in cui viviamo da persone di centosette, centootto anni, letteralmente sopravvissute a se stesse è stata un'esperienza unica e chiaramente irripetibile. Poi “Barflyway”, anche questo un viaggio, ma di natura diversa, visionaria, un affresco dell'occidente e della sua incapacità di comunicare, il tutto attraverso una bottiglia di whisky. Se vuoi dargli un'occhiata questo è il sito: www.barflyway.com.

E che mi dici delle tue collaborazioni cinematografiche?

Poche ma intense. Sono stato fortunato, ho lavorato sempre con bravi registi e con attori veri e a volte famosi. Lavorare in troupe è un'esperienza bellissima che spero di continuare a fare parallelamente alle mie foto.

Per concludere, ti chiedo di dedicare un pensiero alle persone che hanno trovato dentro di sé il coraggio di mettersi a nudo, di fronte all'obiettivo della tua macchina fotografica, condividendo con te il loro duplice segreto: l'omosessualità e la spiritualità; che cosa si prova, da autore, nel momento in cui si viene a conoscenza di un segreto così pieno d'amore?

Avere conosciuto queste persone e poterne condividere il modo di “sentire” è stato per me un privilegio assoluto; trovo che siano dotate di grande coraggio e di una rara attitudine alla vita: persone come i membri dell'associazione laicale “Nuova Proposta che si spendono da oltre vent'anni nel coniugare coscienza omosessuale e valori cristiani, con l'intento costante di creare un percorso di crescita spirituale condiviso; persone come Andrea Rubera – che di “Nuova Proposta” è presidente – che ha fortemente voluto questa mostra all'interno dell'EuroPride e che, con la sua rivisitazione del ”Padre Nostro”, accompagnerà le immagini esposte. Costruire insieme questo lavoro sta arricchendo il mio guardare alla fotografia ed il mio modo di usarla per raccontare storie. Sono fermamente convinto che le grandi intelligenze e le grandi sensibilità siano ad oggi confinate ai margini. Questa esperienza ne è la riprova. Spero venga presto domani.

mail@lucaloiacono.com

Lidia Borghi

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