lunedì 12 settembre 2011

L'ultimo corto di Giovanni Meola


Bando di concorso (Italia, 2010, 20') è il titolo dell'ultimo cortometraggio di Giovanni Meola, uno dei più validi drammaturghi italiani colui che, fra i primi in Italia, ha affrontato il delicato tema delle infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale attraverso molte rappresentazioni teatrali di altissimo livello.
Prodotto dalla Virus Film dello stesso Meola, che ne ha curato soggetto, sceneggiatura e regìa, Bando di concorso è stato interpretato dall'affiatato gruppo di attori che da sempre affiancano Giovanni Meola nelle tante rappresentazioni teatrali, Luigi Credendino, Enrico Ottaviano e Pio Del Prete, anche se mi piace citare l'intero cast di presenze in scena, Alessandro Palladino, Antonio De Rosa, Mario Faticato, Luigi Toraldo, Vito Pace, Daniele Matascioli, Michael Gargiulo, Arcangelo Pellino ed Enzo Salvatore.
La trama di questo particolarissimo esempio di cinema breve vede un potente boss della camorra alle prese con il progetto di eliminazione di un suo rivale in affari sporchi. Per scegliere l'assassino più capace del suo clan, l'uomo indìce un bando di concorso che conterrà, al suo interno, una prova assai particolare, la lettura di una poesia. Le cose sembrano andare per il verso giusto quando, in modo del tutto inaspettato, uno dei killer in gara... Beh, per conoscere il resto della storia occorre vedere il corto per intero.
Chi era presente all'edizione 2011 del Festival del cinema invisibile di lecce, cui ho dedicato un post QUI, ha potuto vedere per intero questo piccolo capolavoro, che si è aggiudicato il premio assegnato al miglior film 2011. Di seguito ecco la motivazione della giuria di qualità.
«Come accade raramente, il film di Giovanni Meola riesce, nel pur ristretto spazio di venti minuti, a far sorridere ma suggerendo allo spettatore la riflessione su argomenti tragici ed attuali. Il lavoro è ottimamente recitato da un cast di attori perfettamente a loro agio in ruoli decisamente non convenzionali. Un corto che porta lo spettatore a porsi delle domande forti su concetti quali la “normalità”, l’accettazione degli altri, ma anche la criminalità e la quotidiana convivenza con l’illegalità. Un film “spiazzante”, decisamente nuovo, che sorprende fino ai titoli di coda».
È quasi inutile aggiungere che i tanti esempi di cinema breve che, in questi anni, ci ha offerto Giovanni Meola sono delle piccole perle e Bando di concorso non fa eccezione. Quello che stupisce, di questi corti, è l'assoluta padronanza del suo autore del tema della legalità, che il suo gruppo divulga da anni, persino nelle scuole (l'autore è anche formatore teatrale), con opere – teatrali e cinematografiche – che stupiscono per l'assoluta novità nell'uso della parola, volta a denunciare il mondo delle mafie che, oramai in tutte le regioni italiane, fa parte integrante del tessuto sociale.
Fin dalla sua prima proiezione, avvenuta durante l'autunno del 2010 nei luoghi in cui il corto è stato girato, il casale di Teverolaccio a Succivo (Na), l'ultimo lavoro cinematografico di Meola è riuscito a ritagliarsi un posto d'onore in diversi concorsi per cortometraggi, oltre ad aver ottenuto diverse attestazioni, quali il primo premio assoluto al festival Lavori in corto di Napoli nel 2010, oltre al premio della giuria popolare ed il primo Golden Spike al Social World Film Festival di Napoli.
Ecco le parole con cui lo stesso Meola ha commentato il suo ultimo cortometraggio: «Una guerra tra clan virata in chiave fortemente grottesca con puttanieri, killer afasici ma bofonchianti, boss con i tacchi a spillo e strani travestiti. Una malavita organizzata come non viene mai mostrata, surreale, paradossale, come sta diventando ormai anche la realtà, che si incarica ogni giorno di più di dimostrare l'assunto di Totò per cui la vita, si sa, è in fondo una gran LIVELLA. Una malavita in cui, come nella vita, la ruota del potere non fa altro che girare, girare, girare...»
Per conoscere gli altri cortometraggi di Giovanni Meola rimando al post che ho pubblicato QUI, mentre tra pochi mesi uscirà l'intervista che, grazie alla rivista multimediale Tracce ho avuto l'onore di fare all'autore, che conobbi nel lontano 2006, ad Aversa, in occasione di una rappresentazione teatrale inserita nel progetto del cosiddetto teatro della legalità.


Lidia Borghi

Nessun commento:

Posta un commento