martedì 25 ottobre 2011

I documentari altri. Il caso de Il lupo in calzoncini corti


Il documentario di utilità sociale Il lupo in calzoncini corti (Italia, 2010, 56') è un mediometraggio che tratta il delicato argomento delle famiglie omogenitoriali ovvero quei gruppi affettivi privi di tutela giuridica, nel nostro Paese, che sono formati da due femmine o da due maschi, con prole, uniti nel sacro vincolo dell'amore.
Prodotto dalla Graffiti Doc e dallo Studio Fåröfilm, cui ha collaborato il Green Movie Group e grazie al sostegno ed al contributo del CIG-Arcigay di Milano e dell'associazione Famiglie arcobaleno, questo lavoro è stato diretto da Nadia Dalle Vedove e Lucia Stano, della quale riporto alcune parole: «Il documentario è rivolto a tutti quelli che ancora si chiedono se queste famiglie debbano esistere o meno e che non sanno che in realtà queste famiglie ci sono già e i bambini sono tanti. Ma è rivolto anche ad un pubblico europeo, ad un pubblico abituato ad una situazione diversa, visto che nella maggior parte degli stati europei la condizione delle famiglie omogenitoriali è pienamente riconosciuta dalla legge, perché si rendano conto dell’arretratezza dell’Italia su questo tema.» (fonte)
Sì perché, mentre in Italia perdura l'enorme ritardo legislativo in merito ad azioni che tutelino le coppie di fatto, le famiglie omogenitoriali e le vittime di tutti i tipi di discriminazione, omofobia compresa, l'Unione Europea ha messo mano da tempo, oramai, ad una serie di provvedimenti legislativi antidiscriminazione che sono entrati a far parte della Carta dei diritti fondamentali, che viene così resa vincolante, a livello giuridico, in tutta l'Unione. Ciò significa che, entro un tempo ragionevole, tutti e ventisette gli stati membri devono provvedere a colmare i rispettivi vuoti di diritto comunitario, cosa che l'Italia non ha ancora fatto.
Il lupo in calzoncini corti ha tanti meriti, oltre a quello di aver trasmesso, attraverso la grande forza delle sue immagini, un duplice spaccato di vita quotidiana di due famiglie qualunque – invisibili per lo stato italiano – alle prese con la gestione della prole, della casa, del lavoro e dei rapporti amorosi che intercorrono fra le protagoniste ed i protagonisti; uno di quei meriti è che il documentario è stato prodotto dal basso ovvero ha visto il coinvolgimento attivo e fattivo del pubblico, che è divenuto, in questo modo, il co-produttore dell'opera. Com'è stato possibile tutto ciò? Grazie alla procedura del pre-acquisto di una copia del DVD, ad un anno circa dal termine dei lavori. Nelle parole delle due registe si è trattato di un vero e proprio gesto di “produzione consapevole” che ha consentito di portare a termine l'opera, scavalcando in questo modo le assurde logiche dell'industria cinematografica italiana che, se un progetto non incontra il suo favore, non lo divulga e, quindi, ne impedisce la distribuzione presso il grande pubblico.
Il lupo in calzoncini corti risponde alla domanda: “che cosa sono le famiglie omogenitoriali?” e contiene in sé una risposta esaustiva che è rivolta, così come tutto il documentario, anche alle famiglie eterogenitoriali, quelle che hanno la possibilità di vivere allo scoperto e che mai si sognerebbero di immaginare l'esistenza di stretti vincoli affettivi fra due persone dello stesso sesso che hanno un figlio o una figlia oppure una prole numerosa.
Il taglio del film è inusuale, dato che è strutturato in forma di racconto e a svolgerlo, quel racconto, sono le persone che vi prendono parte, in primis quelle figlie e quei figli che, videocamera alla mano, ripresa dopo ripresa, pongono in risalto i punti più rilevanti del loro quotidiano.
Lungi, quindi, dal voler trasmettere un messaggio di tipo sociologico, questo documentario analizza da un punto di vista sociale un fenomeno come tanti che, in Italia, non viene mai posto nel giusto risalto prima di tutto dai mass media, che poco sanno delle famiglie omogenitoriali e quel poco è minato da dicerie e pregiudizi.
Ecco perché Il lupo in calzoncini corti è uno strumento civile assai utile per coloro che si avvicinano al tema delle famiglie omosessuali per la prima volta.
Quando le due registe iniziarono le riprese, circa tre anni addietro, documentarono la storia di Luca e Francesco, due persone conviventi da tredici anni che, a Milano, desideravano coronare il loro sogno di diventare padri, motivo per cui si rivolsero ad una clinica canadese specializzata, fra le altre cose, in madri surrogate.
L'altra storia contenuta nel mediometraggio ha coinvolto due donne conviventi – che hanno fatto ricorso all'inseminazione artificiale all'estero – madri di Sara, Federico e Joshua, all'epoca un bimbo di sette anni, il vero operatore alla videocamera, colui che ha documentato con allegria la vita quotidiana di un nucleo famigliare come tanti, che molti, in Italia, vorrebbero sterile e che sterile invece non è.
La domanda che fa da trama sotterranea all'intero film è: “perché lo stato italiano discrimina le famiglie omogenitoriali?” E, aggiungo io: “perché l'Italia si può permettere il lusso di far finta di non vedere le figlie e i figli delle famiglie composte da due persone con orientamento omosessuale?” Lungi dal voler dare una risposta a questi due interrogativi, il documentario in questione ha fatto di meglio, offrendoci uno spaccato di vite quotidiane come tante, fuorilegge sì, ma come tante.
Montato da Sofia Marinoni e tradotto da Fiorenza Dossetto, Il lupo in calzoncini corti è stato passato su Rai3 in ben due occasioni, a luglio del 2010 ed a settembre del 2011. Cosa non da poco se si pensa alle tante strade in salita che le due autrici hanno dovuto percorrere, prima di poter chiamare l'ultimo ciack del loro documentario.



Lidia Borghi

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