martedì 4 ottobre 2011

In My Prison. Un corto in nome della libertà


In My Prison (Italia, 2010, 6', 43'') è lo splendido cortometraggio ideato e diretto da Alessandro Grande per Gem Produzioni e Linea Spettacolo Production.
Prodotto da Gianluca Musso, Ginetta Grande e dallo stesso regista, questo corto d'utilità sociale narra la terribile vicenda di un detenuto che, al fine di lenire un poco l'opprimente atmosfera che si respira all'interno delle mura del carcere, mette a punto un ingegnoso piano d'evasione.
Alessandro Grande, nato a Catanzaro, ha ricevuto la sua formazione professionale a Roma, presso l'Università Tor Vergata, dove si è laureato in Storia e Scienze dello spettacolo. Da quella proficua esperienza sono nate le sue prime prove di cinema breve, Fabietto rispondi, Torno subito e Io. Indifesi, anche se è grazie alla grande carica innovativa di In My Prison che il regista calabrese ha potuto ottenere i più importanti riconoscimenti, prima in Italia e poi in diverse parti del mondo.
Che cosa distingue la sceneggiatura di In My Prison da quelle di tanti altri corti? L'assoluta originalità di una storia che, all'approssimarsi dei titoli di coda, ci strappa un sorriso amaro. Il tutto in meno di sette minuti.
Della grande capacità che ha il cinema breve di catturare l'attenzione ho più volte parlato, all'interno di questo mio spazio privilegiato, anche se l'opera di Grande riesce ad andare oltre, donandoci un piccolo gioiello di maestria espressiva.
Il corto in questione fa parte di un progetto sociale della Provincia di Roma che è sbarcato all'edizione 2010 del Roma Fiction Fest (luglio 2010), la cui quinta edizione si svolgerà dal 25 al 30 settembre nella capitale.
Sottolineo inoltre che In My Prison è stato girato in soli due giorni nelle vicinanze di Tivoli, all'interno di un casale che è stato riadattato per ospitare un carcere vero e proprio. Dalle parole di Alessandro Grande si apprende che «(...) il corto era stato ideato per essere ambientato in Italia, poi, grazie alla sua tematica universale ho pensato che avrei potuto ampliare ‘il messaggio’ narrando la storia di un detenuto qualunque proveniente da un luogo indefinito. Così ho deciso di decontestualizzarlo e di utilizzare una location ibrida, non riconoscibile».
E così, di proiezione in proiezione all'interno di vari concorsi per cortometraggi, In My Prison ha superato i confini nazionali, non prima di aver ricevuto un premio speciale, quello di Amnesty International Italia che, all'interno del concorso Vicoli corti di Massafra (Ta), ne ha sottolineato la grande portata sociale, tanto che utilizzerà il corto di Grande per promuovere le sue campagne a favore delle persone che, in diverse parti del mondo, sono detenute per crimini di coscienza.
Con questo doppio biglietto da visita – il sostegno della Provincia di Roma ed il premio di Amnesty International ItaliaIn My Prison è giunto quindi a Budapest, in Grecia (al Thess International Short Film Festival), in Malesia, a Cipro, in Germania (a giugno 2011 c'è stata la proiezione all'interno dell'International Film Festival di Detmold), nel Regno Unito, in Giordania (all'interno del Jordan Short Film Festival), a Tokyo (è stato vincitore del premio del pubblico al festival Corto Tokyo) e pure a Madrid, dopo di che il regista calabrese è stato invitato negli Stati Uniti d'America, dove ha iniziato un giro promozionale del suo corto che lo ha portato in Texas (il prossimo 6 novembre il corto esordirà all'International Short Film Festival of Abilane), in California ed a Washington.
Spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: «il messaggio di speranza che arriva dal corto di Alessandro Grande è lo stesso che anima la resistenza di quanti, nel mondo, lottano contro un’ingiusta detenzione. In una prigione dell’America Latina, decenni fa, un detenuto scrisse “il mio corpo è prigioniero, le mie idee restano libere”. Lo stesso messaggio che ritroviamo nel corto In My Prison.»
Da ultimo segnalo le musiche  del maestro Emanuele Bossi, nonché la produzione esecutiva ed il suono del grande Fernando alba, l'ideatore di Maqueta Records. Grazie a lui In My Prison può contare su un commento musicale di grande pregio: «(...) quello che più mi affascina – sono parole di Alba – sono i cortometraggi, li vedo più vicini alle canzoni, in pochi minuti devi riuscire a dire tutto e a dirlo bene. Costruire il suono attorno a delle immagini, farne la colonna sonora e poi vedere il tutto miscelato come un cocktail acquista un sapore unico.»
Unica nota stonata, al corto di Alessandro Grande non è stata ancora dedicata una proiezione televisiva.




Lidia Borghi

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