martedì 29 novembre 2011

La leggenda del calabrone. Un corto dedicato alla disabilità

Realistico, violento, efficace, delicato. Così mi è apparso il cortometraggio La leggenda del calabrone (Italia, 2010, 12'), diretto dal cineasta romano Ermete Ricci, classe 1989, giovane come l'acqua eppure così bravo a mettere insieme una storia tanto profonda; “incredibile!
sarebbe indotto ad esclamare qualche ultra quarantenne paternalista e pieno di sé, di quelli che non perdono occasione per bollare le giovani leve come incapaci di darsi dattorno.
E invece no. Ricci si è diplomato al liceo scientifico sperimentale Brocca mentre frequentava un corso di regìa e fotografia di quelli, bellissimi ed intensissimi, organizzati dalla scuola Sentieri Selvaggi di Roma. Da quella felice e proficua esperienza – che consiglio a tutte le autrici ed a tutti gli autori italiani che vogliano approfondire le loro conoscenze in fatto di cinema, grazie a tante e tanti docenti assai preparati – sono nati i lavori di questo sensibile regista: Il bambino (2004), Il bonzo (2005), Amebe (2006), Il pesce del pensiero (2007), Timecode (2008), Camera oscura (2009) e, infine, il corto in questione.

Sceneggiato da Ermete Ricci e da Federico Grippo, impreziosito dalla cura fotografica dello stesso Ricci e dal montaggio di Rubén Salazar, questo corto affronta il delicato tema della disabilità fisica attraverso il dramma umano di Andrea, un adolescente come tanti, inquieto ed innamorato che, un pomeriggio come tanti, all'uscita dall'edificio scolastico, a causa di una banale distrazione, viene investito da un'automobile. L'incidente è tanto grave da ridurlo sulla sedia a rotelle, ma Andrea vuole tornare a camminare. Per seguire l'intera storia del corto La leggenda del calabrone, è necessario andare sul web. Qui mi è sufficiente ricordare che il calabrone è un insetto particolare che, a causa della considerevole massa corporea che deve spostare al momento di levarsi in volo, per le leggi della scienza non potrebbe volare. Eppure...

I corsi organizzati dalla scuola Sentieri Selvaggi non sono solo validi, ma anche alquanto economici, particolare di non secondaria importanza in tempi di crisi economica; chi avesse qualche soldo da impiegare in questa impresa non se ne pentirà, poiché avrà fatto un investimento sulla sua persona e sulle sue capacità creative, smentendo del tutto chi ha affermato che la cultura non paga.

Dimenticavo: il bamboccione Ermete Ricci sta frequentando una facoltà universitaria assai particolare, che in Italia non abbiamo, la University of Creative Arts, Films & Productions (UCA) di Canterbury, nel Kent. La fuga di cervelli continua e noi, in Italia, continuiamo a farci del male.









Lidia Borghi

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