lunedì 14 novembre 2011

L'ebreo volante


Ho incontrato Mario Piazza al Gay Village di Roma durante una calda serata di fine agosto 2010. Ero lì in veste di reporter e di giurata popolare nell'àmbito della prima edizione del
Gender Docu Film Festival, che ha visto la vittoria di Prodigal Sons, il toccante lungometraggio di Kimberly Reed. Durante la cena ho potuto appezzare la grande carica affabulatoria di questo ballerino e coreografo noto in tutto il mondo, nonché la passione e l'amore per la vita di un uomo che non ha mai smesso di sognare e, anzi, dei sogni ha fatto, insieme alla danza, la sua ragione di vita. Tra un boccone e l'altro gli ho fatto alcune domande, nella speranza che non trapelasse la mia impazienza, tale era la voglia di ascoltare i suggestivi racconti di vita di una persona dal grande garbo, rispettosa ed innamorata della vita. La vita è bella e, grazie a persone come Mario piazza, lo è ancor di più.

Amico mio, il tuo Curriculum vitae artistico è ricco di studi, attività e collaborazioni che fanno strabuzzare tanto d’occhi! Partiamo dalle prestigiose scuole, quella italiana prima e le due statunitensi poi, che hanno avuto l’onore di formarti e di contribuire a renderti il grande danzatore e coreografo che sei oggi: Susanna Egri, Alvin Ailey e Martha Graham...
Ancor prima di studiare danza ho fatto ginnastica artistica, nuoto e canto lirico ma, quando ho preso la mia prima lezione di danza, ho capito che quella era la strada che volevo intraprendere, allora ho iniziato a studiare la contemporanea, la classica e quella africana. Il mio primo percorso formativo è stato con Susanna Egri a Torino e con Sara Acquarone, con la quale ho studiato danza classica e Tecnica Graham. Ho immediatamente sentito l'esigenza di ricevere una formazione adeguata per la danza contemporanea, così mi sono informato ed ho deciso di recarmi a New York, per tentare di studiare alla Martha Graham School & Alvin Ailey. E ci sono riuscito! Ho potuto intraprendere questi studi solo perché mi mantenevo con mille lavori, che mi permettevano di non apparire troppo magro alle lezioni...

Per passare al perfezionamento con Peter Goss…
Sì, ho proseguito la formazione con Peter Goos e Carolin Carlson a Parigi dove, nel frattempo, ho iniziato ad aver chiaro il mio percorso artistico, i miei obiettivi e le compagnie con cui volevo lavorare.

E alle tante collaborazioni, con la Lindsay Kemp Company
Da tempo seguivo con interesse la Lindsay Kemp Company, mentre iniziavo a lavorare all'interno di compagnie sperimentali, cimentandomi in danza contemporanea e teatro-danza in Svizzera, Francia e Italia. Una volta... Lindsay Kemp dava uno stage, ma io non avevo i soldi per pagare la lezione, così davanti alla segretaria ho fatto finta di essere stato invitato e mi sono presentato pochi minuti prima dell'inizio della classe, quando ormai era troppo tardi per controllare! Alla fine della lezione Lindsay mi ha chiesto di lavorare con lui e così è iniziata la mia avventura in giro per tutto il mondo. Il giorno dopo ero a Palma de Mallorca per partecipare ad una delle produzioni della compagnia. Si trattava di Alice in Wonderland ed io interpretavo Rubbit, il coniglio. Dopo di allora ho partecipato alla gran parte dei lavori organizzati dalla Lindsay Kemp Company.

E con Moses Pendleton, il “signor” Momix, per intenderci!
Con Moses è andata allo stesso modo: c'era un audizione per danzatori ed io mi presentai con tantissimi altri. Rimasi immobile per tutta la durata dello stage, immobile come una quercia al passaggio dell'uragano. Pendleton Mi prese! In quel momento per me contava solo l'immobilità. Mi sentivo un corpo celeste, immobile, con mille pianeti che ruotavano attorno... Mi girava un po' la testa!!!

I tuoi esordi come coreografo risalgono al 1987, dopo di che, se non erro, non ti sei più fermato: fra la “Salomè” di Richard Strauss e la rivisitazione de “Lo Schiaccianoci” di Pyotr Ilyich Tchaikovsky sei passato attraverso l'allestimento di molte opere, che ti hanno consentito di creare i tuoi passi per esponenti illustri della danza contemporanea, come la grande Carla Fracci...
Nel 1987 partecipai ad un concorso internazionale di danza a Roma e lo vinsi, subito dopo mi presentai ad un altro concorso a Cagliari ed andò benissimo, poi a Parigi dove vinsi al Prix Volinine. Come primo premio ebbi una fortunata produzione, poi fui notato da Poliakov (Direttore del Ballo del Teatro Comunale di Firenze e Maitre all'Opera di Parigi), il quale mi invitò a Firenze al Maggio Musicale Fiorentino per realizzare una coreografia, accanto a mostri sacri della danza come Maguy Marin e Balanchine. In seguito iniziai a ricevere inviti dai direttori di vari teatri italiani ed europei, fino a che non ricevetti quello di Carla Fracci, per la quale più volte ho coreografato all'Opera di Roma. Ho iniziato quindi un percorso di coreografo free lance. In questo momento sto allestendo il “mio” Schiaccianoci che andrà in scena la prima settimana di gennaio 2011 all'auditorium di Via della Conciliazione un'innovativa lettura ed una reinterpretazione di Tchaikovsky con connotazioni tecnologiche e di grande riflessione.

Ed hai ideato anche le coreografie per il film “Il potere sottile” di Diego Ronsisvalle, con Mariano Rigillo e Marta Bifano, un interessante spaccato della vita di Eleonora d’Aragona.
L'esperienza con il cinema è stata gratificante e stimolante e mi ha dato la possibilità di coreografare per trenta danzatori e per un grande artista come Ludovic Party, che interpretava la danza del diavolo durante la cerimonia nuziale.

E che mi dici della “Compagnia Mario Piazza”?
L'esperienza come direttore della Compagnia Mario Piazza, fondata con fervore insieme Ludovic Party, è stata fra le più emozionanti e formative della mia carriera. Ho avuto grande libertà creativa e ne ho patito anche la fatica! In cinque anni ho realizzato molte produzioni, tra cui “Charlie danza Charlot“, un ritratto danzato del mondo emotivo di Charlie Chaplin, “Buster Keaton – dancing with a silent clown“, un omaggio al sorriso “celato” di un grande artista, “Claustrum Beatitudinis“ sulla memoria di un'anziana donna ebrea, “Kaffee Kantate“ un divertissement sul piacere della degustazione del caffè e “L'àme et la danse”, lettura poetica del vivere... Tutti spettacoli che sono stati programmati in festival italiani ed internazionali. Questa esperienza ha segnato profondamente la mia vita. Grazie, Ludovic, per il tuo impegno, per la tua forza e la tua grande professionalità!

Ami definirti un grande sognatore…
Lo sono di fatto. Amo il sogno e il rigore della realtà, amo progettare e sognare ma, allo stesso tempo, amo lavorare per cercare di realizzare i miei sogni. Non amo sognare ad occhi aperti e credo che ognuno di noi abbia il diritto di avere la propria favola. Una favola, per me, per essere tale, deve potersi realizzare. Una favola fatta di colori, d'amore. Credo sia giusto dare un senso a questa meravigliosa avventura che è la vita La vita è bella!

Infine, ti chiedo di dedicare un pensiero speciale alle persone che ami. Il tuo attaccamento alla famiglia d’origine mi ha molto toccata…
Credo che un albero senza radici possa crescere ben poco. Ecco perché dobbiamo approfondire le nostre radici anche se, a volte, avremmo solo voglia di volare. L'amore, l'affetto, sono motori della nostra anima. Un amico o un'amica, un amore, un fratello o una sorella, una madre o un padre oppure il ricordo di loro, credo possano dare la giusta motivazione ed il coraggio necessario per affrontare la vita stessa. Ho dedicato la mia rivisitazione de Lo Schiaccianoci a mio nipote, che è volato via. Il suo ricordo rimarrà per sempre nella danza e, allo stesso tempo, le mie danze vivono e sono impregnate della memoria, della sofferenza e della storia a cui appartengo. Un ebreo errante? No un ebreo volante, sul tetto, che imbraccia il suo violino e, al chiaro di luna, suona per allietare i cuori.


Lidia Borghi

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