mercoledì 23 novembre 2011

Quando anche il silenzio è una violenza

Venerdì 25 novembre 2011 ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne; in tutto il mondo sono previste attività e manifestazioni che hanno lo scopo di sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica su una delle emergenze civili più sottaciute. Per questo motivo
la Fondazione per la cultura Palazzo Ducale – insieme al Comune di Genova e all'ente Genova Città Digitale – ha prodotto un video corto, della durata di 3', 55'' dal titolo Dannato silenzio.
Non si tratta di un fulgido esempio di cinema breve, né di un pluripremiato corto d'autore o d'autrice eppure mi corre l'obbligo di porlo in evidenza qui, invitando chiunque legga questo post a prendere parte attiva ad una delle tante iniziative organizzate in molte città d'Italia per denunciare l'assordante silenzio che circonda la piaga sociale della violenza sulle donne.

Ideato da Gianni Ansaldi, Mario Benvenuto, Elvira Bonfanti, Luca Borzani, Emilia Marasco, Nicla Vassallo e Carla Turinetto e realizzato anche grazie a Serena Gargani (per Genoa Municipality Channel), Nicola Giordanella e Valeria Rivetti, Dannato silenzio è strutturato in modo da avere un sonoro senza parole. L'unica traccia audio è rappresentata da un assordante vociare di persone. Per il resto, gli occhi dei trentadue volti di donne che si avvicendano sullo schermo, in dissolvenza, fissano la videocamera, mentre una striscia nera ne ricopre le labbra, mettendo a parte chi guarda degli agghiaccianti dati riguardanti le vittime delle violenze.

Il testo continua implacabile nella sua denuncia, che riguarda anche quei cento milioni circa di bimbe, ragazze e donne che, nel mondo vengono sottoposte ogni anno alla mutilazione genitale, l'infibulazione. Per poco meno di quattro minuti quegli occhi restano incollati allo schermo, puntati sul mondo intero attraverso il Web, mentre il vociare si fa sempre più intenso. Urla di bimbe e di bimbi invadono l'etere.

La maggior parte delle vittime considera stupri e violenze “qualcosa di sbagliato”. Nella stragrande maggioranza dei casi quegli atti non vengono denunciati, a causa del ricatto psicologico subìto da molte donne.

Il video, che ha ottenuto il patrocinio dell'Associazione Ligure dei Giornalisti e della Stampa e quello della Commissione Pari Opportunità della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), può essere visto su molti canali presenti sul Web e rappresenta l'ideale seguito di due iniziative precedenti, Non ho mai subito violenze. È vero?, svoltasi nel 2009 e La violenza è un pugno, del 2010.

Occorre rompere quel “dannato silenzio” e, per farlo è necessario, al di là della giurisprudenza, sottoporre milioni di persone in tutto il mondo ad un corso intensivo di educazione sentimentale. Affinché nessuna donna sia più costretta a subire e tacere.









Lidia Borghi

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