lunedì 12 dicembre 2011

Corti animati. Il caso del pluripremiato The Lighthouse


Si chiama Po Chou Chi, è nato e cresciuto a Taiwan e lì vive e lavora, producendo cortometraggi animati che fanno il giro di molti festival internazionali ed ottengono premi ambitissimi, frutto di una grande preparazione, ottenuta in patria e, dal 2009, grazie ad un master conseguito presso l'UCLA (University Of California Los Angeles).

The Lighthouse (Taiwan, 2010, 7', 30'') è l'opera che l'artista asiatico ha prodotto l'anno passato e narra per immagini la storia di tutte e tutti noi, che siamo figlie e figli di madri e di padri che, una volta divenuti tali, ci accudiscono, ci amano, ci danno la possibilità di crescere, a scapito di sacrifici spesso grandi, a poco a poco scoprono le nostre ambizioni, spesso inconciliabili con le possibilità economiche della famiglia, ci osservano mutare pensieri e parole, mentre ci facciamo le ossa a scuola e nella società, per poi vederci partire per mete spesso non condivise. Eppure ci lasciano fare. Ci lasciano andare. In cuor loro sanno che è giusto così. Fino a che non faremo ritorno presso la casa che ci ha viste e visti nascere e crescere, giorno dopo giorno.
The Lighthouse è tutto questo e molto di più. Oltre ad essere un'efficace metafora della vita – dal punto di vista delle madri e dei padri – ed un esempio per tutte le figlie e per tutti i figli di questo mondo è, soprattutto, un delicato corto animato pieno di buoni sentimenti che mai scade nello stucchevole.
Prodotto da Dow Ning Yang ed impreziosito dalle romantiche musiche di Chien Yu Huang, The Lighthouse rappresenta uno dei tanti esempi di cinema breve asiatico, tutti di altissima qualità, a riprova del fatto che la cinematografia orientale – come ho già avuto modo di sottolineare dalle pagine di questo blog – sta raggiungendo le cime più alte dell'espressione visiva, che sia fatto di corto, medio o lungometraggi.
QUI è possibile visionare l'elenco dei tanti premi ottenuti da Po Chou Chi grazie a The Lighthouse in giro per il mondo, per non parlare delle nomination conseguite, mentre QUI si possono studiare alcune inquadrature che compongono la sceneggiatura del corto animato.
Interessante è per me aver notato la struttura dei corpi umani, quello del padre e quello del piccolo figlio, l'uno che si fa sempre più curvo con il passare degli anni e l'altro che diventa più vigoroso e grande a mano a mano che si allontana, anche per pochi giorni, dal pontile del faro. E, sullo sfondo, a fare da trait d'union, l'isoletta che accoglie il faro stesso, quasi sperduta in mezzo al mare, pur se circondata da altre isole.
Da quel pontile il figlio salperà più e più volte, nel corso della sua gioventù e, ad ogni ritorno, troverà un padre un po' più invecchiato e lo inviterà a strimpellare con lui qualche nota al pianoforte.
Fino al definitivo ritorno, quando il genitore sta per affrontare l'ultima salita, l'ultima fatica della sua vicenda terrena. Vecchio oltre ogni dire, il viso segnato da profonde rughe, viene accudito dal figlio ormai adulto fino all'ultimo minuto.
Chi volesse approfondire l'opera di Po Chou Chi non deve far altro che sfogliare il suo sito/blog. Vi troverà tanti spunti interessanti per dar vita a qualche esempio di cinema breve d'animazione.


Lidia Borghi

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