giovedì 1 dicembre 2011

Devirus. I corti che aiutano a prevenire il contagio da HIV

Era l'ormai lontano 2002 quando, a giugno, diverse testate giornalistiche, on-line e cartacee, divulgarono la notizia secondo cui stava per partire un nuovo concorso per cortometraggi, denominato Devirus.

Promosso ed organizzato dalla ASL di Varese e dalla Regione Lombardia, grazie al fattivo supporto di Shortvillage e di Lc-Communication, Devirus era rivolto alle autrici ed agli autori di storie brevi – oltre che a studenti delle scuole medie superiori – che volessero intraprendere una nuova avventura, quella di narrare la prevenzione da HIV per immagini, dando vita ad un corto.

Oggi, primo dicembre 2011, ricorre la giornata mondiale contro l'AIDS e, solo nel nostro Paese, sono stati organizzati decine e decine di eventi, dibattiti e convegni che hanno un duplice scopo: porre in evidenza i grandi traguardi raggiunti sul fronte dei vaccini, mentre si fa la triste conta delle persone morte in tutto il mondo, a causa di una prevenzione che non viene mai messa nel giusto risalto, soprattutto dai media italiani, per i quali ancora troppo forte è la resistenza ad associare prevenzione con protezione e protezione con condom e femidom.

La giornata di oggi assume inoltre un'importanza particolare, poiché sono passati trant'anni dalla scoperta dei primi casi di AIDS. Oggi i passi fatti in avanti per neutralizzare gli effetti mortali del morbo più pericoloso che esista sono tanti, grazie ad un farmaco anti-retrovirale che tiene a bada il virus, anche se le persone decedute ogni anno sono ancora troppe, rispetto a quelle che possono accedere alle cure e il motivo sta tutto nella mancanza quasi totale – se si esclude questa unica giornata in un anno solare – di campagne di prevenzione che dovrebbero prendere il via dalle scuole.

Ecco perché, a partire dal primo dicembre 2002, venne lanciata la prima e, per quanto ne so unica, edizione di Devirus, al fine di garantire la diffusione di informazioni sempre più precise sul virus dell'HIV grazie ai nuovi linguaggi della comunicazione, all'interno dei quali quello dei corti mantiene un ruolo privilegiato, per ciò che più volte, dalle pagine elettroniche di questo blog, ho definito effetto dirompente del linguaggio visivo dei cortometraggi.

Prevenire con un film corto”, questo lo scopo della lodevole iniziativa del varesotto, che giunse sino alla fine, premiando le dieci opere di cinema breve più significative a febbraio del 2003, selezionate on-line dagli utenti del web. Come è possibile leggere QUI «L’idea del Festival varesino è nata con l’intento di stimolare la produzione di materiali audiovisivi per parlare e far parlare di Aids con nuovi linguaggi e nuove strategie comunicative, nella prospettiva di “contaminare”, con un nuovo virus portatore di consapevolezza preventiva; capace cioè di “de-virare”, come i sistemi anti-virus di un computer, dal morbo della disinformazione, dell’indifferenza e degli stereotipi che inquinano il senso comune.»

In un'epoca storica complessa come l'attuale, in cui stiamo vivendo una crisi profonda, che non è solo economica ma anche civile e sociale, iniziative come quella che venne ideata e portata a termine dal Dipartimento delle dipendenze dell'Azienda Sanitaria Locale di Varese sono davvero significative. Peccato che, a quanto mi risulti, dal 2002 ad oggi il concorso non abbia avuto un seguito, segno che la comunicazione, in Italia, quando si tratta di divulgare una sana informazione di prevenzione dall'HIV, sia monca e si limiti a fare sterili elenchi di morti e nuovi contagi, parlando ancora – cosa di una gravità enorme – di categorie a rischio, quando risulta evidente che l'unica categoria davvero in pericolo, nel mondo, in termini di nuove persone contagiate, è quella di chi è attivo a livello sessuale.

Concludo sottolineando che la presenza dei farmaci anti-retrovirali non è la soluzione ottimale, in quanto questi non eliminano il virus dell'AIDS dall'organismo, bensì ne bloccano il progredire. Ciò ha comportato un altissimo numero di persone che convivono, in modo più o meno drammatico, con la malattia. Ecco perché risulta sempre e comunque di fondamentale importanza, oggi, la prevenzione, che deve partire da chi si pone nella condizione di avere rapporti sessuali non protetti. Ed ecco perché il calo dell'attenzione, causato in primis dai mass media, soprattutto in Italia, sta contribuendo all'aumento dei nuovi contagi, che ogni anno coinvolgono un numero sempre più grande di persone.

Come recitava un famoso spot televisivo di qualche decennio fa, “prevenire è meglio che curare”. A cominciare dal pesante stigma sociale cui vengono sottoposte le persone sieropositive.



Lidia Borghi

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