lunedì 9 gennaio 2012

Corti illustri. Omaggio a Maurizio Nichetti

Classe 1948, lombardo per nascita, Maurizio Nichetti è il più grande mimo italiano, anche se non si direbbe, dal momento che la cultura e lo spettacolo, nel nostro Paese, vengono sviliti di continuo e le nostre glorie nazionali spesso non trovano di meglio che trasmigrare all'estero oppure dedicarsi al teatro, uno dei mezzi espressivi meno fruibili dal grande pubblico, qui da noi.

Era il 1971 quando, a soli ventitré anni, Nichetti entrò a far parte del gruppo Bruno Bozzetto Film in qualità di sceneggiatore. Fu l'incontro di due geni, di due mostri sacri. L'uno dei cartoni animati e l'altro della regìa dedicata all'animazione. Nel giro di sette anni Nichetti produsse tre lungometraggi del mitico Signor Rossi ed il film Allegro non troppo, che mescolava – per la prima volta in Italia – l'animazione ai personaggi in carne ed ossa.

Fu in quel proficuo periodo che il regista milanese, interprete di pellicole assai famose (Ratataplan, Ho fatto splash, Domani si balla, Ladri di saponette, Volere volare, Luna e l'altra, Honolulu Baby) ideò e produsse i suoi due cortometraggi, Oppio per oppio (Italia, 1971, 12') e La cabina (Italia, 1973, 14'), per non parlare – ma solo una trentina di anni dopo – dei trenta episodi di Mammamia, la serie di comiche della durata di otto minuti ciascuna, interpretate con Angela Finocchiaro.

Oppio per oppio si basava su un soggetto di Nichetti e di Bruno Bozzetto, e sulla regìa di quest'ultimo; si tratta di un corto appartenente alla tradizione cinematografica italiana in cui a giocare un ruolo essenziale è la scena finale, di sicuro effetto grazie ad una comica stile film muto: in esso possiamo vedere un ometto qualunque che subisce le angherie quotidiane di una moglie/padrona alquanto violenta; La cabina – anche a detta del suo autore – venne disegnato prima di tutto sullo storyboard e poté contare su una serie di spazi scenici e di personaggi che ne fanno un grande esempio di cinema breve. Laddove Oppio per oppio rappresenta un semplice omaggio al cinema d'altri tempi quello che, privo del sonoro, doveva avvalersi di una grande presenza scenica dei suoi interpreti, La cabina si configura come un tributo cinematografico al grande Buster Keaton, con il suo protagonista intento a fare fotografie su una spiaggia deserta, sulla quale si trova solo una cabina; da essa fuoriesce sempre la stessa ragazza che, di volta in volta, sembra una persona diversa. Come una sorta di porta magica, la cabina diventa l'elemento più importante del corto, quello intorno al quale finisce per ruotare l'intera vicenda. La differenza tra i due lavori si nota anche a livello cronologico: il primo corto risale al 1971, anno in cui l'impostazione teatrale e mimica dell'autore prevale su quella del cortoonist/sceneggiatore, mentre il secondo, del 1973, è strutturato in base all'uso della telecamera, con le sue variazioni dei piani ottici.

Come accadde per il gruppo di John Lasseter all'interno della Pixar Studios, questi esempi di cinema breve italiano erano più che altro degli esperimenti, delle prove di gioco, ideate e prodotte – tra l'altro – nel tempo libero dal duo Bozzetto/nichetti.

I lavori di Maurizio Nichetti, in modo del tutto indipendente dalla durata, ci mostrano un uso sapiente della gag e vennero misurati sempre in base a quanto facessero ridere, a seconda della sceneggiatura. Nonostante ciò, sempre più spesso, con il passare degli anni, le sue storie divennero altrettanti modi per dare da pensare a chi guarda, grazie ad alcuni soggetti di sicuro impatto emotivo.

Insomma, il cinema ed il teatro di Nichetti sono dei mezzi non solo per narrare qualcosa ma, quel che più conta, per strappare qualche risata anche un po' amara, a volte a denti stretti, a spettatrici e spettatori. Chi non ricorda l'omino alquanto frustrato di Volere Volare il quale, innamoratosi di una splendida e giovanissima Angela Finocchiaro, finisce per trasformarsi in un cartone animato, pur di conquistarne il cuore? Il finale di questo lungometraggio è dolce e tenero, pur trasmettendoci ben più di un messaggio importante.

Figure come quella di Maurizio Nichetti fanno grande la traballante industri italiana dello spettacolo. Un vero peccato che di lui si senta parlare così poco, nonostante il grandissimo talento. Le Italiane e gli Italiani hanno forse la memoria corta.

(Fonte)





Lidia Borghi

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