lunedì 6 febbraio 2012

I corti altri. Il caso de L'altra altra metà del cielo... Continua


Questo articolo è stato pubblicato anche sul sito del DGP
Dopo aver dedicato un post preliminare al documentario lesbico L'altra altra metà del cielo... Continua (Italia, 2011, 45') mi ritrovo a farne la recensione avendolo io visto per intero, giovedì due febbraio 2012, presso la Casa internazionale delle donne.


Rispetto al precedente, del quale ho parlato QUI il secondo video di cultura lesbica di Maria Laura Annibali ha alcune differenze importanti, che ne fanno un documento sempre più prezioso. Parto da quelle stilistiche per sottolineare che, nonostante si tratti pur sempre di un prodotto artigianale, come spesso sostiene anche la sua autrice, si fa sentire – o, per meglio dire, vedere – il tocco assai professionale di una regista come Laura Valle e di una montatrice come Michela Masciello, le quali sono state in grado di conferire una qualità più alta a questo documento visivo, anche grazie alla loro grande sensibilità personale.

Per quanto riguarda i contenuti, le sei storie-più una narrate ne L'altra altra metà del cielo... Continua non potevano essere più diverse fra loro, il che garantisce una certa pluralità al risicato dibattito culturale lesbico in Italia. E così, l'apertura del documentario ci offre la narrazione visiva – a tratti toccante – di una lesbica alle prese con il suo desiderio di maternità, realizzato a costo di grandi sacrifici, al fine di concepire e mettere al mondo la sua creatura in un Paese che nega la genitorialità a molte coppie etero – a causa della legge 40 sulla fecondazione assistita – figuriamoci ad una persona omoaffettiva.

Ad essa fa seguito la vicenda umana di una coppia di ragazze che ancora frequentano i banchi di un istituto scolastico superiore. Pur se innamoratissime l'una dell'altra, ci tengono a sottolineare che non escludono di potersi mettere con un maschio, in futuro, evidenziando in questo modo una certa loro mancanza di chiarezza intellettuale fra identità personale ed orientamento affettivo.

Il terzo contributo è quello di una studiosa del mondo lesbico, da un punto di vista storico, la quale ha trovato il coraggio di uscire dal suo armadio (coming out of the closet, come recita la famosa frase americana) a quarantadue anni, dopo una vita di negazione totale del suo vero orientamento sentimentale.

Segue la descrizione della vicenda personale e professionale di un'artista delle notti romane, la quale gestisce un noto locale LGBT di Roma.

Il quinto racconto per immagini ci mostra una donna di origini portoghesi nata nel Sudest asiatico che, una volta trasferitasi nella Capitale, ha fatto fatica a conciliare la sua cultura personale ed omoaffettiva con il clima omofobico, maschilista e misogino vigente nel nostro Paese.

Ultima, ma non ultima, la storia di una delle più importanti attiviste italiane dei diritti civili, per la quale la libertà rappresenta il punto più alto d'espressione di una personalità forte, tenace, per nulla interessata a scendere a compromessi ma, soprattutto, con lo sguardo rivolto in modo saldo verso un futuro fatto di diritti riconosciuti a quella parte della popolazione mondiale che si vede discriminata per il proprio orientamento omoaffettivo.

Il tutto tenuto insieme da un canovaccio potente e delicato al contempo, fatto di vecchie foto color seppia che ritraggono il padre e la madre dell'autrice, la quale si definisce nipote del Ventennio, in quanto figlia di un ufficiale fascista. In quei ritratti è presente tutto il mondo culturale ed affettivo di una donna dal coraggio indomabile, forte come una leonessa, tenace come nessuna la quale, senza aver rinnegato quel passato felice e doloroso insieme, è riuscita a rimboccarsi le maniche per scrollarsi di dosso il pregiudizio e per capire fino in fondo quell'universo lesbico di cui lei stessa fa parte, al fine di narrarlo per immagini.

Il risultato di tutto ciò è un duplice omaggio al mondo delle femmine che amano le femmine ovvero due documenti visivi (tra pochi mesi saranno tre) che offrono all'opinione pubblica italiana uno spaccato culturale del tutto originale, al fine di fare uscire allo scoperto la complessa e variegata cultura affettiva lesbica, tenuta nascosta da un maschilismo patriarcale che tanti danni sta facendo in Italia.

In attesa del terzo episodio de L'altra altra metà del cielo mi permetto di fare un plauso alla signora dai mille cappelli – come è stata definita dall'autore teatrale Danilo Gattai – la quale, mentre già pensa al tema del suo terzo corto, sta lavorando per iscrivere L'altra altra metà del cielo... Continua ai principali concorsi cinematografici LGBT italiani.






Lidia Borghi

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