lunedì 19 marzo 2012

Corti illustri. La panoramica estera. Seconda parte


Concludo la mia panoramica dei corti illustri di produzione straniera iniziando da Frank Capra: il mitico regista di origine palermitana, autore di un grande film come La vita è meravigliosa, nel 1922 firmò il corto
Fultah Fisher's Boarding House, forte di un apprendistato come aiuto regista, anche se questo ometto figlio di immigrati italiani fece davvero di tutto, prima di approdare al cinema, dal trovarobe allo sviluppatore di pellicole, dallo sceneggiatore al creatore di gag, in un periodo fondamentale per la settima arte che, proprio negli anni seguenti a quello della produzione del primo corto di Capra, sperimentò il passaggio dal muto al sonoro, a ridosso della grande crisi del '29. Capra fu un produttore prolifico e il linguaggio del corto, da lui utilizzato più volte, non fa eccezione: il cineasta girò infatti all'incirca quindici opere brevi prima del secondo conflitto mondiale, per non parlare del dopoguerra, che diede da mangiare a diversi documentaristi statunitensi.
La carrellata prosegue con Fred Zinneman, viennese per nascita, autore nel 1936 di un vero e proprio corto di utilità sociale intitolato Redes, incentrato sullo sciopero dei pescatori messicani. Nonostante la laurea in giurisprudenza, il suo amore per il cinema lo spinse fino a Los Angeles, dove poté cimentarsi come documentarista. In Svizzera girò, infine, The Search, un altro documentario che aveva per tema il secondo dopoguerra in Germania.
Roman Polanski, un altro cineasta di origine europea, cominciò a masticare il linguaggio del corto nel 1956, quando girò Un sorriso dentale e Omicidio; l'elenco completo dei suoi cortometraggi comprende anche Rovineremo la festa (1957), Due uomini e un armadio (1958), La caduta degli angeli e La lampada (1959) e I mammiferi (1962).
Il mitico Stanley Kubrick iniziò, come molti, dal linguaggio della fotografia, per approdare a quello del corto nel 1951, quando girò Day of the Fight, un documentario di produzione indipendente di 16' che, guarda caso, ha per tema un servizio fotografico che il giovane Stanley aveva svolto, nel '49, per immortalare il pugile irlandese Walter Cartier durante la giornata di preparazione dell'incontro con il rivale Bobby James. Per portare a termine il lavoro Kubrick ne curò ogni aspetto, dalla sceneggiatura al montaggio. Ricordo anche i due corti seguenti, Flyng Padre, girato in bianco e nero e The Seafarers, anch'essi di produzione indipendente.
Proseguo con Brian De Palma il quale, da autodidatta, realizzò i suoi primi lavori con una videocamera 16 mm usata, una Bolex, dalla quale uscirono opere come Icarus, del 1960, 660124: The Story of an IBM Card, girata l'anno seguente, Woton's Wake, del 1962, Jennifer, del '64, Bridge That Gap, del '65, The Responsive Eye, del '66 e Show Me a Strong Town and i'll Sho You a Strong Bank, dell'anno seguente.
Il genio particolare di David Lynch diede vita ad alcuni corti, frutto della frequentazione del Pennsylvania Academy of Fine Arts; è di quel periodo il corto Six Figures Getting Sick, per il quale si lasciò ispirare dal linguaggio pittorico. Del 1968 è pure The Alphabet, commissionatogli dal pittore H. Barton Wasserman, mentre è del 1970 The Grandmother, in cui è possibile scorgere in nuce alcuni fra i tratti più caratteristici del cinema di Lynch, fra cui l'inquietudine di un immaginario che, in molti lungometraggi seguenti, raggiungeranno livelli assai alti. È del 1974 The Amputee, opera realizzata per l'American Film Insitute, mentre The Cowboy and the Frenchman, del 1988, è una commedia di 26' prodotta per una serie televisiva francese.
Il mitico ideatore della saga di Guerre stellari, George Lucas, produsse i suoi corti a partire dalla fine degli anni '60, quando girò in 16 mm anche THX-1138:4eb ovvero Labirinto elettronico, del 1967, dal quale prese le mosse il film L'uomo che fuggì dal futuro, girato quattro anni più tardi.
Martin Scorsese firmò il suo terzo corto, The Big Shave, nel 1967, quando stava frequentando il corso Sight & Sound Film alla New York University. Come nel caso di altri cineasti famosi, anche in questo caso il film era il saggio per l'esame finale al quale, almeno così si narra, pare fosse presente un famoso produttore che commissionò al grande regista il suo primo lungometraggio. In questo mirabile saggio di fine corso si trova già uno dei tratti più tipici del cineasta, quell'Emotional Cut o montaggio emotivo che conferirà ai suoi grandi film un valore aggiunto.
Il grande regista australiano Peter Weir esordì nel mondo dello spettacolo producendo diversi documentari e corti per la televisione, tra cui Count Vim's Last Exercise, una commedia di quindici minuti; correva l'anno 1967 e l'anno successivo girerà The Life and Flight of the Rev. Buck Shotte, una parodia di certi culti religiosi. Nel 1970 dirigerà Michael, uno degli episodi del film Three to Go, mentre in Europa potrà cimentarsi nella regìa di alcuni mediometraggi, anche se continuerà a ideare e girare corti a colori e due documentari.
Robert Zemeckis, il regista della fortunata serie di Ritorno al futuro e di Forrest Gump, produsse le sue opere brevi da adolescente prima e da studente poi; il corto Field of Honor, ottenne il premio per il miglior film studentesco. Sarà il grandissimo Steven Spielberg a scoprirlo e a garantirgli una carriera di prim'ordine.
Spike Lee girò una decina di opere brevi, fra cui alcune in bianco e nero. Ricordo qui Iron Mike Tyson, del 1991, un breve documentario di poco più di otto minuti in cui viene descritto il rapporto tra il campione violento della boxe statunitense e Don King e Lumière et compagnie, un misto di bianconero e colore del 1995 nel quale, in poco più di un minuto, il regista celebra i cento anni del cinema. A questi seguirono John Thomson Coach, Albert Belle, Curt Flood e We Wuz Rubbed, del 2002, in cui vengono denunciati i brogli elettorali del 2000 che condussero George W. Bush alla Casa Bianca a danno di Al Gore.
Concludo con quel mostro sacro di Steven Spielberg, che produsse i suoi primi lavori, in corto, grazie ad una 8 mm e ad un gruppo di amici. Aveva solo tredici anni quando girò Escape to Nowhere, un corto sul tema della guerra che gli valse un premio nel 1962. Amblin' è invece del 1968 e racconta il viaggio di due adolescenti innamorati dal deserto della California meridionale al mare.

Lidia Borghi

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