martedì 6 marzo 2012

Corti illustri. Una panoramica tutta italiana. Prima parte


Ai cortometraggi prodotti da personaggi illustri ho dedicato diversi post, non ultimo quello che parla del mitico Mel Brooks. Come ho sottolineato QUI, molti registi di fama internazionale hanno mosso i primi passi nel mondo della settima arte proprio a partire dal linguaggio del corto. Quella che propongo qui di seguito è
la prima parte di una panoramica italiana che, lungi dal voler essere completa, tenta di offrire qualche spunto di riflessione alle autrici ed agli autori di cortometraggi che volessero analizzare le opere di questi grandi cineasti, spesso reperibili sul web oppure in formato DVD.
Parto da Bernardo Bertolucci che, a soli quindici anni, grazie ad una telecamera 16 mm (c'è chi dice che l'avesse avuta in prestito e chi, invece, che gli fosse stata donata dallo zio) girò ben due corti, La teleferica e Morte di un maiale (1956/1957), il che mi fa tornare alla mente l'aneddoto narrato in diverse occasioni da Carlo Verdone, il quale poté produrre i suoi primi esempi di cinema breve a diciannove anni grazie ad una videocamera in Super-8 che gli venne venduta nientemeno che da Isabella Rossellini.
Dino Risi, già assistente alla regìa di Mario Soldati, riuscì a realizzare il documentario Buio in sala, del 1948, un bianco e nero di poco più di dieci minuti prodotto dalla ATA (Artisti Tecnici Associati), per girare il quale Risi si avvalse della perizia tecnica di un'aiuto regista di prim'ordine, Lydia Carla Ripandelli. Forse non sono molte le persone a sapere che in questo corto comparve pure una giovanissima Adriana Asti (fonte).
Un altro mostro sacro del cinema italiano è Michelangelo Antonioni, autore di ben sedici opere brevi, fra le quali mi piace citare L'amorosa menzogna, del 1949 (anche se il suo esordio come autore di corti risale al 1943) un video a colori che vinse il Nastro d'argento l'anno successivo. Questo esempio di cinema breve divenne il soggetto de Lo sceicco bianco, diretto da Federico Fellini ed interpretato da un giovanissimo Alberto Sordi.
Le curiosità legate alla produzione de L'amorosa menzogna sono diverse: l'aiuto regista di Antonioni in quell'occasione fu Francesco/Citto Maselli il quale, a sua volta, firmò un paio di storie brevi, entrambe interpretate dalla sorella Titina – poco prima di iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia – tra cui Sinfonia della città.
Nel caso del grande Ermanno Olmi ci troviamo di fronte ad una produzione in prevalenza documentaristica che abbracciò gli anni dal 1954 al 1967 con titoli quali Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere, Buon giorno natura, Grigio e Ritorno al paese, per citarne solo alcuni.
Di Giuseppe De Santis, uno dei pilastri del Neorealismo nonché grande amico di Pietro Ingrao, ricordo La gatta, il corto girato nel 1942 ed interpretato da Vittorio Duse.
Come Olmi, anche Gillo Pontecorvo fu un valente documentarista e diresse opere come Porta Portese, del 1954 e La magia, del 1965, anche se questa sua attività si protrasse fino al 1997, quando girò il corto di otto minuti Nostalgia di protezione.
Dei corti di Mario Monicelli ho già parlato QUI, mentre di Luigi Comencini ricordo il Nastro d'argento del 1946, vinto grazie all'opera breve Bambini in città, anche se nel 1937 il regista firmò La novelletta, mentre è del 1950 il documentario L'ospedale del delitto, per non parlare dei corti confluiti nei tanti film ad episodi, che andavano di moda nelle produzioni italiane degli anni '70.
Un altro grande esponente del cinema italiano, Marco Bellocchio, negli anni '60 girò due cortometraggi, subito dopo essere uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Essi sono: Abbasso il zio e La colpa e la pena cui seguì, nel 2000, L'affresco, interpretato dall'attore Paolo Briguglia.
Tralasciando Maurizio Nichetti, di cui ho parlato QUI cito Nanni Moretti il quale, ai tempi del DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna negli anni '70, grazie all'acquisto di una telecamera Super-8, produsse La sconfitta – di cui s'è parlato QUI – e Patè de Bourgeois, per non parlare di The Last Customer, del 2002.
Presto la seconda parte di questa panoramica nazionale.

Lidia Borghi

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