martedì 6 marzo 2012

Manifestanti globali. Breve analisi del fenomeno Indignados

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Questo articolo è stato tradotto in spagnolo e letto in diretta radiofonica dalla scrittrice e poeta Juana Castillo Escobar sull'emittente madrilena Onda latina il 27 aprile 2012 alle ore 12:30 

No Global, Movimento 15-M, Primavera Araba, Occupy Wall Street, Se non ora, quando. L'elenco completo di tutti i gruppi di manifestanti che, a livello mondiale, sono nati da poco più di sei mesi a questa parte, sarebbe lunghissimo. E che globale sia, questa protesta, lo dimostrano le tante iniziative che, da maggio 2011 ad oggi, sono nate sul web – grazie alla grande forza aggregativa dei social network – e si sono svolte in quasi mille città della Terra, dal Cairo ad Atene, da New York a Mosca, da Milano a Londra, da Sidney a Madrid, da Tunisi a Roma.

Difficile stabilirne il vero inizio, a livello temporale, ma una cosa è certa: il movimento degli Indignados è spinto a protestare da cause certe, che sono legate a doppia mandata al concetto di globalizzazione, quel fenomeno di omologazione economica che ha portato le nazioni di tutto il mondo a dipendere dalle economie e dai mercati internazionali; il primo e più pericoloso effetto di tutto ciò è consistito nell'abbattimento delle protezioni commerciali che consentivano ai Paesi della Terra di proteggere i settori più delicati e competitivi delle rispettive economie.
Quello che molte persone non sanno o non immaginano è che la formazione di questo gigante dell'economia mondiale sta acuendo in modo ancor più sensibile il divario esistente fra nazioni ricche e zone povere del mondo, avvantaggiando solo i produttori più grandi, mentre affossa le economie più deboli, guarda caso quelle dei Paesi sottosviluppati, nei quali la morte per denutrizione falcidia la popolazione al ritmo di un bimbo o una bimba morti ogni pochi secondi.
Non è tutto. Le manifestazioni pacifiche che, durante la storica giornata del 15 ottobre 2011, si sono svolte in quelle mille città del mondo, coinvolgendo un'ottantina di Paesi, hanno visto scendere in piazza persone di tutti i tipi: disoccupate e disoccupati, anziane ed anziani che percepiscono pensioni minime, studenti medi e delle scuole superiori, il precariato in ogni sua forma – quello giovanile e quello delle lavoratrici e dei lavoratori di mezza età – operaie ed operai strozzati dal ricatto di contratti di lavoro da sfruttamento, casalinghe che non riescono a far quadrare i conti di casa.
Perché il termine Indignados? Qual è il motivo dell'indignazione da parte delle persone di ogni fascia sociale che allora sono scese in piazza e che ancora lo faranno? Si prova indignazione per qualcosa che si reputa indegna, ingiusta, lesiva dei più elementari diritti umani e, fra questi, il più importante va sotto il nome di dignità.
In che modo quelle persone – che siamo noi tutte e tutti – ritengono di aver perso la dignità? A causa di chi e di che cosa? Dello sfruttamento economico, proveniente dalla globalizzazione, cui vengono sottoposte tutte le categorie sociali degli abitanti della Terra, soffocate dallo sfruttamento nel mondo del lavoro, dalle tasse – troppe e troppo esose – dalla sperequazione sociale, dal taglio ai servizi di prima necessità, dall'inflazione, dalla crisi economica mondiale che, a livello locale, sta mettendo in ginocchio anche le economie più progredite e sta portando alla contrazione dei consumi ed alla conseguente recessione.
Una cosa ancora risulta certa: il movimento globale degli Indignados non ha colore politico, non appartiene ad alcuna fede religiosa, non fomenta la discriminazione né l'esclusione, ma lotta per cambiare uno stato di cose che, così com'è, non può più protrarsi. La crisi economica mondiale del 2008, scatenatasi a causa delle azzardate speculazioni finanziarie messe in atto da Lehman Brothers Holdings Inc., con conseguente bancarotta del gruppo, non ha fatto altro che evidenziare le carenze ormai croniche di un sistema finanziario, imposto dalle nazioni economicamente più forti, che sta facendo acqua da tutte le parti e che, così com'è, non è più in grado di reggere e di gestire il sistema finanziario mondiale.
Ecco perché è nato il movimento degli Indignados: per opporsi in modo pacifico ma determinato allo strapotere degli imprenditori, che vanno a braccetto con la politica corrotta, mettendo in ginocchio le cittadine ed i cittadini di ogni parte del mondo.
Grazie ad un paio di punti di forza insormontabili – il pacifismo e l'unione – le persone indignate di tutta la Terra sono diventate un'enorme marea umana che abbraccia ogni angolo dei cinque continenti al grido di «uguaglianza, progresso, solidarietà, libertà di accesso alla cultura, sostenibilità ecologica e sviluppo, benessere e felicità delle persone», come è possibile leggere all'interno del testo ufficiale del manifesto spagnolo Democracia Real Ya. Per l'istituzione, finalmente, di un reale governo del popolo, che sia in grado di eliminare la fonte principale ed unica della violenza sociale: l'accumulo delle ricchezze di tutte e tutti, oltre che del potere, da parte di poche persone.
La potenza di questo moto spontaneo e civile è ormai riconosciuta in tutto il mondo, tanto che il periodico statunitense Time ha dedicato la copertina di questa settimana proprio alla persona manifestante, con il titolo Person of the Year: The Protester.
All'interno del movimento degli Indignados la parola d'ordine è una sola, RIVOLUZIONE ETICA. Fino a che continuerà ad essere vigente questa esausta forma di potere, essa non potrà dirsi compiuta, ma un'ultima cosa è certa: essa è già iniziata e, come tutte le rivoluzioni, non potrà essere fermata.

Lidia Borghi

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