lunedì 23 aprile 2012

I corti altri. Il caso di Samaritanen



La nuova stagione dei festival dedicati ai cortometraggi LGBT è partita alla grande – inizia oggi il Torino GLBT Film Festival-da Sodoma a Hollywood con tanti video in concorso – ed eccomi qui a parlare di un corto norvegese che, in Italia, è diventato un'opera teatrale, grazie a Massimo Stinco, che ne ha scritto e diretto la versione da palcoscenico.

Samaritanen (Norvegia, 2010, 29') è il cortometraggio di Magnus Mork, che ha curato soggetto e sceneggiatura di un lavoro assai particolare per i temi in esso trattati, quello delle relazioni umane autentiche e quello della casa come rifugio dopo una fuga clandestina.
Knut è un uomo che vive nella quasi totale solitudine la sua esistenza di omosessuale; ha bisogno di un contatto umano vero e l'occasione gli viene offerta quando accoglie nella sua abitazione Mirza, un immigrato clandestino che non ha un posto in cui andare. E così i desideri e le aspettative di vita dei due individui si intrecciano, mescolandosi ai rispettivi sentimenti più profondi, nonostante il fatto che per tutta la durata della storia non si riesca a comprendere se Knut e Mirza riusciranno a coronare i rispettivi sogni. Sarà l'ultra quarantenne uomo norvegese ad offrire al fuggitivo Mirza ben più di un tetto sopra la testa, ben più di un riparo dalla giungla di cemento in cui è piombato dopo lunghe peripezie umane: Knut proporrà a Mirza l'unione civile tra persone dello stesso sesso – ammessa dalla legge nell'evoluta Norvegia – pur di garantire al clandestino il permesso di soggiorno. L'uno è alla ricerca di un'unione a lungo termine, l'altro – eterosessuale – di un riscatto umano. Il finale di Samaritanen non piacerà a coloro che si aspettano l'happy end e, per tutta la visione del corto, ci si chiede se le azioni di Knut siano davvero disinteressate e quanto la riconoscenza di Mirza sia autentica.
L'opera di Mork si è aggiudicata il premio come migliore cortometraggio durante l'edizione del 2010 dell'Iris Prize Festival, il concorso internazionale dedicato ai corti gay e lesbici che, ogni anno, offre a chi vince un finanziamento in denaro per produrre un nuovo lavoro di cinema breve. Quando il giovane cineasta norvegese ha saputo di essersi guadagnato quell'importante riconoscimento era di turno nell'ospedale in cui lavora e ricorda di essersi emozionato alquanto, all'altro capo del telefono, nel ricevere la bella notizia.
Quel che più ha sorpreso Magnus Mork, del festival, è la possibilità di ideare, scrivere e sceneggiare un nuovo corto a tematica gay e lesbica, grazie ad una sovvenzione vera, nonostante il mondo che circonda l'omosessualità sia ancora ostile – quando non indifferente – alla divulgazione di storie che parlano di affettività altra; durante un'intervista concessa al giornalista James Waygood, l'autore norvegese ha affermato: «È bello vedere che ci sono persone con i soldi, là fuori, che vogliono investire nel cinema LGBT. Qualcuno ci vuole, là fuori. Io penso che sia una cosa bella che il premio ti permetta di fare un nuovo film, ma questo fa anche paura. Avverto il fatto che le aspettative sono altissime.» (fonte)
Durante quella stessa intervista l'autore ha sottolineato come, nonostante il suo Paese sia all'avanguardia, in Europa, in merito ai diritti civili per le persone lesbiche e gay, lui si senta molto isolato in Norvegia, se solo pensa alla grande apertura dimostrata dal Regno unito al cinema LGBT; inoltre non sarebbe giusto affermare che nella nazione in cui Mork è nato esista davvero un cinema a tematica gay e lesbica, anzi: sì, alcuni registi e scrittori gay esistono, ma non c'è un vero e proprio movimento culturale, per il semplice fatto che la maggior parte delle persone è etero e non solo a livello sessuale ed affettivo, ma anche dal punto di vista culturale: si tratta di gente eternormata.
Samaritanen merita di essere visto perché tocca diversi temi che appartengono all'umanità intera e non solo al cosiddetto mondo lesbico e gay: argomenti quali la solitudine, la fuga da una realtà oppressiva e discriminante, la sperequazione sociale e la ferma volontà di instaurare rapporti umani veri e duraturi vedono donne ed uomini, omo od etero che siano, uniti verso un fine comune, quello dell'autenticità in un mondo di esistenze omologate.
Termino segnalando che lo spettacolo teatrale omonimo, scritto e curato da Massimo Stinco, che ne è anche il protagonista insieme a Davide Corvaglia, viene rappresentato in questi giorni a Firenze, presso il circolo Rigacci di via Baracca a Firenze e che merita di essere visto perché la vicenda di Antonio e Bledi – i due protagonisti della versione teatrale – ci offre molti spunti di riflessione a proposito di due tipi così diversi di solitudine che si incontrano e che intraprendono l'arduo sforzo di superare le rispettive diversità, culturali, generazionali e di orientamento sessuale. (fonte)
Samaritanen ha vinto diversi altri premi, durante le sue partecipazioni a molti festival per cortometraggi LGBT, tra cui quello del Seattle Gay & Lesbian Film Festival e, lo scorso anno, quello del Norwegian Short Film Festival. Un discreto biglietto da visita per questo giovane filmaker nordico.

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Lidia Borghi

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