lunedì 28 maggio 2012

Un corto in 48 ore? Si può, grazie a Rai5!

Chi da tempo mastica il linguaggio del cortometraggio senz'altro conoscerà il concorso internazionale The 48 Hour Film Project, la gara itinerante americana nata nel 2001 che consente a molte e molti filmaker di realizzare un corto in soli due giorni, grazie alla presenza di una o un supervisore appartenente al mondo dello spettacolo.

Ebbene, la vetrina statunitense è sbarcata in Italia e grazie a Rai5 – canale 23 del digitale terrestre – a partire dal 7 maggio 2012, con il titolo di Tutto in 48 ore, ha iniziato ad essere operativa grazie alla collaudatissima formula del talent show itinerante; dieci le città italiane coinvolte nel progetto (Roma, Viterbo, Genova, Torino, Mantova, Senigallia, Vieste, Ischia, Reggio Calabria ed Agrigento) che sarà seguito settimana dopo settimana dal programma televisivo omonimo, partito all'inizio di maggio.
Perché questa vetrina è fondamentale per le autrici e gli autori italiani? Perché offre la possibilità di far conoscere le loro opere di cinema breve a livello internazionale; inoltre, all'interno di ogni puntata televisiva del programma, grazie alla conduzione dell'attrice Cecilia Dazzi e dello speaker radiofonico Claudio Guerrini (RDS), verranno estratti a sorte i temi editoriali, che ogni filmaker dovrà seguire alla lettera, sotto il rigido controllo di una/un tutor.
Quali, allora i mezzi a disposizione di ciascuna persona partecipante? Prima di tutto il talento, seguito dalla creatività e dalla fantasia, il tutto inserito nella cornice paesaggistica della città di appartenenza, fra quelle scelte dal comitato organizzatore della versione italiana del concorso; il resto lo farà il web, con la sua vastissima rete di donne e di uomini che frequentano i social network: a loro il compito, spesso non facile, di sostenere l'opera che riterranno più meritoria, a suon di voti e commenti.
Ogni puntata del programma di Rai5 seguirà passo dopo passo la realizzazione dei cortometraggi – che non dovranno superare i 7 minuti – e le vicende del filmaker di turno, che sarà sotto i riflettori e sotto l'occhio delle telecamere dall'inizio alla fine della produzione, dalla scrittura alle riprese, su su fino al montaggio.
Prodotta dalla società statunitense di New York Global Vision Group, dal regista Claudio Mayenza e da Enrico Ventrice, che da un lustro segue la sezione italiana di The 48 Hour Film Project, la sfida nostrana può contare sul sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dei tre enti istituzionali romani, dell'università La Sapienza e della prestigiosa Scuola Internazionale di Cinema della Capitale.
Un ulteriore elemento di prestigio per la versione italiana del concorso consiste nel coinvolgimento della piattaforma satellitare Skylogic, che garantisce i collegamenti della messa in onda di ogni puntata del programma su Rai5 grazie all'innovativo servizio NewsSpotter, studiato appositamente per documentare via satellite in alta definizione gli eventi itineranti attraverso dei terminali leggeri da trasportare e facili da collegare.
Come è possibile leggere sul sito della Rai, «Rai5 conferma la sua volontà di dare spazio e visibilità ai professionisti delle nuove generazioni, a chi saprà raccontarci storie, emozioni e passioni. Ai nuovi protagonisti dell’industria culturale italiana del futuro, un futuro che nella volontà di RAI5 è già presente.»
La tappa genovese del talent show itinerante si è appena conclusa e già le troupe del servizio televisivo pubblico italiano sono giunte a Torino, come è possibile venire a sapere grazie alle incursioni televisive quotidiane che Rai5 garantisce ad ogni puntata del concorso.
L'occasione è troppo ghiotta per far sì che le autrici e gli autori italiani se la facciano scappare; non capita tutti i giorni di avere a propria disposizione un gruppo di persone che lavorano solo per noi e che ci garantiscono la possibilità, rara in Italia, di sfruttare il nostro talento al fine di produrre un cortometraggio che potrebbe essere premiato e cominciare a fare il giro del mondo. Provare per credere... In tempi di vacche magre in fatto di cultura, nel nostro Paese, sarebbe davvero assurdo lasciarsi scappare l'opportunità rincorsa magari per una vita intera.


Lidia Borghi

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