martedì 12 giugno 2012

Corti d'autore. Io sono qui di Mario Piredda


Mario Piredda è un giovane regista sassarese trasferitosi nel continente per studiare. A Bologna ha frequentato il DAMS (Disciplina delle Arti della Musica e dello Spettacolo) e si è specializzato in regìa cinematografica. Nel 2002, in collaborazione con l'Associazione Citoyens ha fondato Orfeo TV, la prima emittente italiana di strada. Nel 2004 ha messo su, insieme ad altre persone come lui specializzate in produzioni video, regìa e montaggio, la EleNfantFilm l'associazione bolognese che dà vita a documentari d'autore.

Grazie a questo gruppo nel 2009 Piredda ha prodotto il cortometraggio Io sono qui (Italia, 2009, 20'), nel quale ha denunciato la tragedia dei militari italiani ammalatisi e deceduti a causa delle bombe con uranio impoverito; ad apparire nel video è Giovanni Asara (Enrico Sotgiu), un giovane sardo della Gallura che, soffocato dal clima di immobilità sociale in cui versa la sua terra, decide di lasciare affetti ed amicizie per arruolarsi volontario nell'esercito: per tre milioni al mese si recherà in Kosovo, terra martoriata dalla guerra civile e dalla pulizia etnica. La volontà di riscatto di Giovanni è tanta, ma porterà il ragazzo a scontrarsi con un nemico ancor più subdolo perché silenzioso, che gli entrerà nel corpo minandolo sino a condurre Giovanni alla morte.
Quando ho appreso di questo corto dalla viva voce del suo autore, durante una diretta radiofonica, mi sono resa conto che dall'altra parte dell'etere si trovava un uomo assai preparato che è riuscito a mettere insieme un'opera di cinema breve di altissimo valore per tecnica e contenuti, una persona schiva, umile e timida che si trova a suo agio solo dietro la macchina da presa.
Difficile rendere per immagini con efficacia una storia tanto complessa, in cui occorre narrare sentimenti e trama con un complicato gioco di flashback, il tutto in venti minuti; Piredda, insieme alla sceneggiatrice Carola Maspes, ha centrato il bersaglio ed è riuscito ad andare oltre, offrendoci un prodotto che, mentre denuncia il dramma di tanti militari morti a causa dell'uranio impoverito contenuto nelle bombe usate nel terribile conflitto dei Balcani, ci mostra il protagonista alle prese con una decisione assai ardua da prendere: la scelta, per Giovanni così come per tante e tanti giovani sardi impossibilitati a trovare un lavoro dignitoso nella terra di nascita, si gioca tra l'atto del restare e quello dell'emigrare in continente, alla ricerca del riscatto sociale.
Io sono qui va oltre. Lo fa nel momento in cui denuncia quel particolare caso di emigrazione temporanea che ha cominciato ad interessare la Sardegna a partire dalla fine degli anni '90, lo fa mentre pone in risalto l'ennesimo scandalo italiano, per tentare di risolvere il quale è stata istituita una particolare commissione parlamentare che dovrebbe rendere giustizia ai famigliari di quei militari deceduti e che, complice il silenzio voluto dell'esercito italiano, non è ancora riuscita a far luce su questa tragedia; lo fa, infine, nel momento in cui – grazie a quell'abile montaggio fatto di immagini che si intrecciano, che vanno per poi ritornare, ci tocca il cuore nel raccontare la vicenda umana senza lieto fine di Giovanni, nato in una terra meravigliosa, partito per far fortuna e ritornato in una cassa di pino.
E così Piredda, con una grande perizia registica, ci mostra il protagonista mentre combatte una guerra che non gli appartiene, un conflitto che non vincerà e che lo vincerà, grazie ad una sceneggiatura essenziale, a tratti aspra come le rocce della terra che Giovanni ha abbandonato per sempre, ignaro del suo destino. Il particolare più caratteristico delle immagini di Io sono qui è il silenzio, così ben riassunto nel titolo del corto: nonostante Giovanni non sia più tra le persone vive, il silenzio parla al posto suo; la sua assenza silenziosa sarà la testimone di una tragedia inimmaginabile, che oggi resta senza spiegazione e, quel che è peggio, senza colpevoli.
Da quando è stato prodotto Io sono qui ha vinto diversi premi, tra cui quello denominato Rai Trade 242, conseguito allo Short Film Festival di Roma, che ha permesso a Mario Piredda di distribuire il corto a livello mondiale grazie ai potenti mezzi della televisione di stato.
Esempi come quello dell'associazione EleNfant Film e di persone come Mario Piredda dovrebbero dar da pensare sia alle addette ed agli addetti ai lavori italiani sia alle istituzioni di un Paese che – anche in questo periodo di crisi – preferisce non cominciare ad investire davvero in cultura e quella del cortometraggio è una forma assai preziosa di cultura che da noi non viene valorizzata; il linguaggio del corto rappresenta, per la settima arte nostrana, un mero trampolino di lancio verso il cinema impegnato, quello dei lungometraggi mentre, nel resto del mondo, è un universo a sé, arricchito dalle opre di tante autrici e di tanti autori che riescono a vivere delle loro produzioni. È sufficiente varcare la frontiera con la Francia per rendersi conto di quanto le ed i filmaker di cortometraggi siano apprezzati ed incentivati, con tanti festival ad essi dedicati. Proprio il contrario di ciò che si sta verificando in Italia. Ecco perché opere come Io sono qui devono poter essere divulgate in tutto il mondo, affinché si sappia dell'esistenza di registi come Mario Piredda che, impossibilitati a fare il loro lavoro in patria, si vedono costretti ad attuare una particolare fuga di cervelli. Giusto per rinfocolare un poco il detto latino Nemo propheta in patria.




Lidia Borghi

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