lunedì 11 giugno 2012

Un corto contro l'omofobia prodotto dalle associazioni LGBT di Roma

Concludo i miei riferimenti alla piaga sociale dell'omo/transfobia segnalando il cortometraggio L'amore è il protagonista (Italia, 2012, 1',34), ideato e prodotto
dai gruppi di persone giovani di Arcigay e Gay Center della Capitale, con il patrocinio della sezione romana di Arcilesbica, uscito il 17 maggio 2012 in occasione della giornata internazionale di denuncia della violenza omo/transfobica. La regìa è stata firmata da Stefano Notaro.
Il corto, che gioca anche sull'effetto sorpresa, ci mostra un ragazzo come tanti che, in ginocchio, comincia a declamare i versi dell'opera Romeo e Giulietta di Shakespeare dal cortile interno di un palazzo verso il balcone di un appartamento. Ad ascoltarne le parole una ragazza che, affacciatasi da quel balcone, sorride alla volta del giovane. Il breve contributo video termina con uno slogan che non lascia spazio a dubbi, Non c'è più storia per l'omofobia.
Molto bello il tema musicale, appartenente a Marco Guazzone & Stag, con il brano Love Save Us, che contribuisce a conferire delicatezza ad un corto tutto giocato sul coinvolgimento emotivo di chi guarda; in tal senso L'amore è il protagonista è un sicuro contributo all'omofilia, quella che tutte e tutti noi preferiremmo – senza se e senza ma – alla cieca violenza omo/transfobica, che non è soltanto fisica, ma anche verbale. Chi l'ha subita sa quanto male possano fare le parole, se scagliate con l'intento di offendere e discriminare un'intera fascia sociale che non gode degli stessi diritti civili della restante comunità umana.
Questo video istituzionale è efficace proprio per il messaggio che riesce a veicolare e, in tal senso, rappresenta una carezza, data sul viso a tutte le persone che si macchiano di quell'assurda violenza, da parte delle loro vittime, che preferiscono rispondere alla violenza con la civiltà e l'inclusione. Quella stessa che viene messa da parte ogni volta che qualche esponente del mondo etero si permette di emarginare le persone lesbiche, gay, bisessuali o transessuali con atti di aperta violenza, invocando disgusto e ribrezzo, quando non i forni crematori.
Questi cortometraggi dovrebbero rappresentare un monito per tutte le persone che, distratte dalla vita quotidiana, evitano di pensare a quanto male faccia la loro indifferenza a chi quella violenza l'ha subita, almeno una volta nella vita, per motivi di orientamento affettivo e sessuale o identità di genere. E invece la nostra società etero-normata e perbenista preferisce voltarsi in massa dall'altra parte.



Lidia Borghi

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