mercoledì 4 luglio 2012

Come si produce un film indipendente. Considerazioni generali


All'interno della quindicesima edizione del Genova Film Festival (alla rassegna del 2011 ho dedicato un post QUI) (2/8 luglio 2012, Genova, Magazzini del cotone, The Space Cinema – Porto Antico) diversi sono gli spazi di approfondimento dedicati alla Settima arte. Quella che desidero affrontare qui ha per tema il cinema indipendente, le cui regole non scritte ben si adattano anche alla produzione di cortometraggi.

Durante il pomeriggio di martedì tre luglio 2012, presso la sala n° 9 di The Space Cinema, Antonella Sica e Cristiano Palozzi, che curano la direzione artistica della rassegna cinematografica genovese, hanno ospitato il cineasta e produttore indipendente catalano Luís Miñarro all'interno di un workshop assai interessante i cui esiti propongo qui, nella speranza che la sapienza di questo illuminato produttore possano essere di qualche utilità alle autrici ed agli autori che frequentano questo blog.
Forte di una padronanza non indifferente della lingua italiana, Miñarro ha affrontato ogni particolare della produzione di un lavoro indipendente, a cominciare dal materiale girato: per risparmiare denaro, è auspicabile innanzitutto prediligere le riprese singole, lasciando il resto al faticoso lavoro del montaggio; in tal modo si ottengono due utili vantaggi, quello del minor costo dei tagli operati dal montatore o dalla montatrice e quello della spontaneità dei personaggi, che si mantiene intatta e conferisce maggiore interesse al prodotto finito. A tal proposito, Miñarro è convinto che la semplicità delle vicende narrate sia assai importante e, con essa, la narrazione per immagini di storie di varia umanità: le testimonianze dirette sono spontanee, veritiere ed autentiche e riescono a catturare l'attenzione di chi guarda, garantendo a tanti pezzi di vita di non andare perduti. Chi riesce a catturare l'interesse collettivo ha già vinto. Per quanto riguarda il materiale, grazie alle tecnologie attuali una buona telecamera semi-professionale è sufficiente per ottenere un ottimo risultato.
Discorso a parte per la post produzione: a costare tanto non è solo il montaggio, ma anche i diritti d'autore delle musiche utilizzate (devono trascorrere 75 anni – ricorda Miñarro – prima che un brano musicale possa essere utilizzato senza correre rischi di violazione del copyright), oltre alla distribuzione del film, sia esso un corto oppure un lungometraggio; per non parlare del trasferimento della pellicola in formato 35 mm, se l'autrice o l'autore intendono far circolare la loro opera nei circuiti cinematografici ufficiali.
Il concetto che più di tutti Luís Miñarro ha ribadito è il seguente: occorre investire denaro nei propri sogni. Lui è riuscito nel suo intento grazie alla produzione di spot pubblicitari, che impegnano per un tempo breve ma vengono pagati assai bene; ciò gli ha permesso di utilizzare i suoi guadagni per produrre i suoi primi lavori indipendenti, come Familystrip (Spagna, 2011, 60'), un tenero e profondo tributo al padre ed alla madre, le cui vicende personali si sono intrecciate in modo indelebile con quelle storiche della Catalogna del regime franchista (una curiosità: i filmati originali vennero girati negli anni '90 e giacquero nel cassetto dei sogni di Miñarro per anni, fino a che qualcuno non li trovò interessanti e gli propose di pubblicarli).
Il passo successivo compiuto dal Miñarro cineasta è stato quello di diventare talent scout, il che gli ha permesso di divenire produttore a tempo pieno: questa sua importante attività lo ha messo in contatto con diversi talenti internazionali i cui lavori, altrimenti, non avrebbero mai visto la luce; si tratta di opere brevi o lunghe che narrano per immagini vicende insolite, spesso misteriose, in quanto Luís Miñarro è convinto che le cose sconosciute siano le più belle.
A questo proposito il cineasta catalano ha sottolineato la fondamentale importanza dello sguardo nel cinema: quello attuale è troppo parlato e le sceneggiature si sono nel tempo trasformate in interminabili serie di dialoghi all'interno dei quali il ruolo della macchina da presa è stato svilito; ecco perché in questo senso Miñarro è un produttore atipico che riesce a far parlare autrici ed autori che mai entreranno a far parte dei circuiti distributivi tradizionali.
Secondo Luís Miñarro la televisione ha ammazzato il cinema, ecco perché le produzioni indipendenti possono apportare il loro importante contributo alla cultura cinematografica attuale. Inoltre i lavori indipendenti possono essere prodotti e diretti dallo stesso soggetto.
Una persona del pubblico ha quindi posto a Miñarro un'interessante quesito in merito al reperimento di fondi attraverso il web ed i social network, cosa che il produttore catalano vede di buon occhio, a patto che le autrici e gli autori che vi fanno ricorso non abbiano in mente di far circolare le loro opere attraverso i canali tradizionali della distribuzione, poiché i prodotti di questo tipo non hanno mercato alcuno; ciò accade perché l'industria cinematografica non li vuole, neppure li prende in considerazione e non avrebbe vantaggio alcuno a farli circolare, in quanto non sono in grado di generare reddito. Ecco spiegato perché, spesso, prodotti di questo tipo vengono diffusi via internet grazie al sistema del Pay Per View oppure all'interno dei festival di cinema indipendente. Tutto ciò è assurdo, in quanto la fiorente e redditizia industria cinematografica mondiale, capeggiata dalle majors statunitensi, produce solo pellicole che faranno guadagnare ai botteghini, mentre della qualità non sa che farsene; ecco perché la classifica che ogni anno viene stilata per segnalare all'opinione pubblica i film più belli non è veritiera, in quanto mette ai primi dieci posti solo i film che risultano campioni d'incassi. Il fatto che un'opera non produca reddito non significa che non sia un lavoro di qualità e che le persone non l'abbiano vista; in tal senso, l'importanza dei festival è fondamentale per far circolare le idee proposte in quei film.
Infine Luís Miñarro ha dedicato una decina di minuti del suo intervento alle co-produzioni, che sono importanti perché moltiplicano le possibilità di circolazione: più soggetti produttori vengono coinvolti, maggiore sarà la diffusione di certe pellicole e migliore la qualità del prodotto finito; inoltre le co-produzioni dimostrano spesso un maggiore rispetto per il lavoro di autrici ed autori.
A tal proposito esiste il fondo europeo Eurimages che consente di coprire il 50% delle spese di co-produzione delle opere cinematografiche europee emergenti, anche se si tratta di un prestito; inoltre è preferibile – ha aggiunto Luís Miñarro – optare per collaborazioni con Paesi extraeuropei, in quanto risulta meno arduo il reperimento di sovvenzioni a fondo perduto per le opere emergenti, anche se l'entità delle somme erogate è davvero esigua.
Mi auguro di essere stata utile, nel divulgare le parole di Luís Miñarro, a coloro che stanno lasciando impolverare nel loro cassetto dei sogni un opera che meriterebbe di essere fatta girare, soprattutto in un Paese come l'Italia, che sta ignorando la cultura in genere con la scusa poco credibile dei tagli economici atti a sconfiggere la crisi e la conseguente recessione.


Lidia Borghi

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