lunedì 27 maggio 2013

Il ritorno delle Badhole


A poco più di un anno dalla divulgazione del loro lavoro più importante – Re(l)azioni a catena – le Badhole sono tornate più brave e determinate di prima. Perché? Perché le nuove puntate della loro originalissima serie per il web sono disponibili da aprile 2013 sul canale You Tube.

Procediamo con ordine: il 10 aprile 2012, dalle pagine di questo blog, ho dedicato un post ai cortometraggi di cinque professioniste operanti a Torino le quali, per festeggiare il decimo anno di attività della loro associazione culturale, avevano pensato bene di tuffarsi in un progetto assai ambizioso, quello di una serie nata per il web che trattasse le mille sfaccettature del mondo delle femmine che amano le femmine. Attraverso il sistema della raccolta fondi o, per meglio dire, del Crowd Funding – il finanziamento “dal basso” da parte di singole, singoli ed associazioni, di progetti culturali che, altrimenti, non potrebbero mai vedere la luce nel nostro Paese – le Badhole hanno quindi avuto la possibilità di continuare a portare avanti la loro attività, donandoci ben tre episodi nuovi di zecca che ci hanno fatto conoscere un po' più da vicino le vicende umane e sentimentali di una giovane insegnante universitaria – ricercatrice precaria – alle prese con vari problemi famigliari.
Quindi, giusto per ricapitolare, avevamo lasciato la nostra protagonista, Silvia, intenta a gestire le due giovani nipoti, Chiara detta Skemmy ed Emma, figlie della sorella che, una mattina come tante, era scomparsa dalla sua abitazione di Genova senza spiegazione alcuna. La polizia non aveva impiegato molto tempo a trovare l'indirizzo torinese della nostra eroina, al fine di affidarle le due pesti, una in preda a turbe adolescenziali e l'altra ammutolita per lo shock da distacco; aiutata dalla fida colf di origine russa – comunista fino al midollo – la possente Olga, il cui personaggio ha già conquistato le numerose fans di Re(l)azioni a catena, Silvia si ritrova dall'oggi al domani a dover condividere, con tutte le difficoltà del caso, la non grande abitazione con due persone che in passato aveva frequentato di rado. A mettersi di traverso, durante la narrazione per immagini, le ben note reazioni a chimiche che, anche nelle relazioni d'amore, fanno sì che due persone qualunque, ognuna presa dalla sua vicenda umana, si incontrino e si piacciano, a dispetto di tutte le differenze che potrebbero separarle.
Re(l)azioni a catena non è solo una serie nata dal web e neppure siamo di fronte ad un progetto artigianale che lascia il tempo che trova. Il perché sta nel fatto che le vicende di Silvia & Co. sono belle, intriganti, avvincenti e, quel che più conta, parlano di quegli amori lesbici di cui l'opinione pubblica italiana sembra ignorare l'esistenza, tutta presa a cavalcare stereotipi e pregiudizi che nulla hanno a che fare con la lesbicità (il termine è stato coniato da una delle più grandi femministe lesbiche italiane, Edda Billi, una delle fondatrici del collettivo romano del Pompeo Magno) nel suo complesso. Ecco perché il progetto delle Badhole funziona: perché in modo veritiero ci offre uno spaccato reale di vita quotidiana nel quale Silvia si muove come tutte le persone di questo mondo e deve fare i conti con un lavoro precario, il pagamento delle bollette, la gestione della casa e dei difficili rapporti famigliari, con una madre incredula di fronte al suo orientamento affettivo e sessuale che tenta da tempo immemorabile di “sistemare” almeno il figlio, dato che con lei, Silvia, ha ormai perso le speranze.
Sì, lo ribadisco, Re(l)azioni a catena funziona: è bella la sceneggiatura, è bello il soggetto di partenza, le riprese sono precise, la recitazione nulla ha da invidiare a quella delle fiction della televisione nazional popolare, anzi... Insomma, le cinque femmine che hanno dato vita a questo innovativo progetto sono professioniste a tutto tondo e sarebbe giusto che il loro lavoro avesse il legittimo riconoscimento da parte di una produzione televisiva mainstream o dominante che il più delle volte offre una produzione che, quando non è scarsa per contenuti o tematiche, non fa che sfiorare appena la tematica gay o lesbica, infarcendo le varie vicende proposte di stereotipi spesso violenti che continuano a divulgare i più retrivi principi del maschilismo patriarcale vigente anche in Italia.
Re(l)azioni a catena continuerà, questo è poco ma sicuro, anche se per andare avanti le cinque produttrici hanno bisogno di contare su una certa somma di vile denaro, ecco perché il sistema della raccolta fondi – grazie al Crowd Funding – continua alla grande ed ecco perché la sottoscritta torna ad invitare tutte e tutti voi che frequentate questo spazio privilegiato a donare quel che potete ed a spargere la voce, in modo che il passaparola possa contribuire a divulgare il messaggio culturale delle Badhole.
Per finire, invito tutte e tutti voi a farvi trascinare non solo dalla storia in sé ma anche dalla grande ironia che pervade l'intero script di Re(l)azioni a catena. Non resterete deluse/i.







Lidia Borghi

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