domenica 3 novembre 2013

Un viandante alla ricerca della Verità

Intervista* al giovane studente universitario Giacomo D'Alessandro

(*) La versione completa è su Tempi di fraternità di novembre 2013


Giacomo D'Alessandro è un giovanissimo studente universitario che sta affrontando il corso di studi in Scienze religiose presso l'Istituto superiore di Pavia. Tra un impegno e l'altro D'Alessandro volentieri ha accettato di essere da me intervistato


Chi è Giacomo D'Alessandro?
Credo sia prima di tutto un viandante, sotto questo sguardo infatti si raccolgono tutte le mie attività ma anche un certo stile di vita. Sono uno studente universitario appassionato di natura, cultura, musica e Vangelo.

Veniamo al tema della tua tesi: nell'introduzione al tuo elaborato hai parlato di un interrogativo e di una scommessa. Quali?
Osservando e vivendo la realtà che mi circondava mi sono detto: qui c’è un mondo ecclesiale ampio e vario che non trova spazio sui “media cattolici ufficiali”, specie le realtà più innovatrici, aperte e conciliari. È possibile disegnarne una sorta di mappa conoscitiva?

Perché gli esiti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono stati in gran parte disattesi, stando alle tue ricerche?
Ci sono alcuni punti chiave per quella che Hans Kung definisce “la sopravvivenza della Chiesa nel terzo millennio”, punti come il ruolo dei laici e la collegialità ecclesiale che il Concilio è stato fenomenale a riscoprire e promuovere, in rottura pastorale con l’ecclesiologia tridentina (a chi nega questa rottura basti rileggere la attuali posizioni dei Lefebvriani).

Realtà ecclesiali conciliari. Che cosa sono e perché sono importanti?
Dopo molte incertezze ho deciso di definirle come tutte quelle realtà cristiane (gruppi, associazioni, comunità religiose e laiche, singole parrocchie o personalità) che esplicitamente o “di fatto” sviluppano uno o più caratteri innovativi del Concilio Vaticano II. Non è un insieme facile da definire.

Chiesa cattolica e comunicazione. Da qualche parte il meccanismo si inceppa. Dove, di preciso?
Nel clericalismo presente in gran parte dei media cattolici ufficiali, nazionali e locali, per cui viene dato spazio e voce soltanto alla parte di Chiesa in linea con gli orientamenti dominanti. Come ha finalmente ricordato Bergoglio una unità che non è fatta di pluralismi è una unità falsa.

Dalla tua dettagliata analisi della realtà dei gruppi ecclesiali per così dire alternativi rispetto alla politica d'Oltretevere emerge un quadro desolante, se si pensa alla presenza di quelli sul web. Puoi spiegare meglio?
Il panorama è costellato perlopiù di siti e canali insufficienti da molti punti di vista: vecchi, non aggiornati, poco accessibili graficamente, che non sfruttano la multimedialità (video, foto, audio), che non sfruttano i social network… Fare rete online con tutte le potenzialità dei nuovi media può servire a far conoscere queste realtà.

Durante i tuoi tanti viaggi alla ricerca dei gruppi e delle associazioni ecclesiali italiane ti sei imbattuto nel fenomeno dei gruppi di persone LGBT credenti che, da qualche anno a questa parte, hanno un valido punto di riferimento nel portale del Progetto Gionata su fede e omosessualità.
Il Progetto Gionata con tutti i gruppi territoriali esistenti è uno dei segmenti ecclesiali che ho indicato come “buoni esempi da seguire”. Sviluppa una tematica assolutamente innovativa, con una concreta ripercussione sulla pastorale della Chiesa, il tutto stimolato dal basso come è possibile, lecito e doveroso a partire dall’idea di Chiesa del Concilio.

Qualche idea incoraggiante per il domani?
La Chiesa, ovvero l’assemblea di chi crede in Gesù Cristo, è piena di potenzialità e di esperienze positive. Ho incontrato persone di ogni tipo in tante città d’Italia, nelle campagne, sui monti, persone che spendono la vita a servizio di idee forti, concrete, dove si tocca con mano l’autenticità del Vangelo e della “speranza contro ogni speranza”.



Lidia Borghi

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