domenica 18 gennaio 2015

“Tutto quello che devo fare è saltare e poi tutto è finito.” Lo struggente addio di Leelah dalle pagine di un noto social media

In gergo giornalistico la stanza in cui vengono effettuati i montaggi viene chiamata “sala operatoria”, con buona pace delle croniste e dei cronisti di mezzo mondo i quali, subito dopo aver portato a termine un'inchiesta, si vedono tagliare interi pezzi di girato da parte del montatore o della montatrice di turno, al fine di rispettare gli stretti tempi del giornalismo televisivo: fotogrammi preziosi, che son costati loro tanta fatica – zac! – eliminati in un nano secondo da quel programma infernale che cancella e si porta via – insieme alla pellicola virtuale – tutto un bagaglio di emozioni, paure, dubbi, pianto e rabbia repressa, oltre alle mille difficoltà attraversate da reporter ed operatrice/tore, magari in zone di guerra.
Sul web la situazione cambia di poco: l'eseguire quei tagli, durante la redazione di un articolo, si rende necessario per il fatto che l'interesse di chi legge diminuisce all'aumentare della lunghezza del testo, ecco perché la capacità di sintesi risulta di fondamentale importanza, nel mondo del giornalismo on line.

Malgrado ciò, questa volta propongo alle lettrici ed ai lettori di Rosso Parma una notizia che vuol essere una dedica amorevole ad una persona che si è data la morte durante l'ultima domenica dell'anno appena trascorso. Poco importa se, così facendo, vìolo le rigide regole non scritte della rete: si tratta di rendere omaggio ad un individuo, la cui dignità è stata insozzata dal pregiudizio e dall'ignoranza altrui; ben venga, quindi, il resoconto di un dramma umano che si è consumato nella più nera solitudine, a causa di uno spesso muro innalzato da chi ha messo al mondo quella creatura. Di seguito la cronaca nuda e cruda dell'accaduto e, alla fine, il pensiero di un attivista trans italiano dei diritti umani e civili.

Cincinnaty – Ohio, 28 dicembre 2014
Intorno alle due e un quarto del mattino Leelah Alcorn, giovane donna transgender di diciassette anni, si è tolta la vita, con tutta probabilità facendosi travolgere da un trattore a rimorchio che transitava per l'interstatale 71, a circa quattro chilometri da casa, la cittadina di Kings Mills, a nord-est di Cincinnaty. Leelah, battezzata con il nome di Joshua, poco prima di mettere in atto il suo gesto estremo aveva scritto una nota di addio a pubblicazione programmata sul suo profilo Tumblr, in cui denunciava lo stato di persona transgender depressa perché oppressa dai genitori, i quali non avevano mai accettato la sua volontà di portare a termine la transizione di genere.

«Mi sento come una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo e mi sono sentita in questo modo dall’età di quattro anni – ha denunciato l'adolescente nel suo ultimo messaggio – quando avevo quattordici anni, ho imparato che cosa significhi “transgender” e ho pianto di felicità. Dopo dieci anni di confusione, avevo finalmente capito chi sono. L’ho detto subito a mia madre, ma lei ha reagito in modo estremamente negativo, dicendomi che stavo attraversando una fase e che non sarei mai stato una ragazza, perché Dio non fa errori ed ero io che sbagliavo.»

Il messaggio della giovane donna è proseguito con il denunciare lo stato di isolamento dal resto del mondo – ambiente scolastico compreso – cui era stata costretta dai genitori per almeno cinque mesi, durante i quali la depressione si è aggravata; questa, aggiunta alla solitudine provata anche dopo quel lungo periodo di silenzio, ha condotto l'adolescente a scegliere il suicidio, pur di riuscire a liberarsi del peso insopportabile di una vita da vivere come donna in un corpo maschile.

«Non posso vincere. Non c’è via d’uscita. Sono già abbastanza triste e non ho bisogno che la mia vita peggiori ancora. (…) Questa è la situazione, ed è per questo che voglio uccidermi.»

Questo quanto ha affermato Leelah alla fine della dichiarazione, aggiungendo le sue ultime volontà: tutto il denaro in suo possesso, anche quello ricavato dalla vendita dei suoi oggetti personali, dovrà essere donato ai movimenti per i diritti delle persone transgender. Il testo si è concluso con le parole che seguono:

«Potrò riposare in pace solo se un giorno le persone transgender non verranno trattate nel modo in cui sono stata trattata io, ma da esseri umani, con sentimenti validi e diritti umani. Le questioni di genere devono essere insegnate a scuola (...). La mia morte deve significare qualcosa. La mia morte deve essere contata nel numero dei/delle transgender che si sono uccise quest’anno. Voglio che qualcuno si renda conto di quel numero e dica che è una fottuta ingiustizia e sistemi le cose. Correggete la società. Per favore.
Addio, Leelah Josh Alcorn»

In un'intervista alla CNN i genitori di Leelah, Carla e Don, hanno affermato di non accettare la condizione transgender del figlio, poiché essa è contraria ai loro princìpi religiosi; malgrado ciò, Joshua era un bravo giovane, un artista eccezionale, da loro tanto amato.

Alla notizia della tragedia di Cincinnaty, Alex – nato femmina con il nome di Valentina Gualazzini – così ha commentato la tragedia di Leelah, sul suo profilo Facebook:

«Per me il 2015 è iniziato alla grande con tante belle notizie. Peccato che qualcuno il 2015 non lo vedrà. Questo articolo (il riferimento è ad una fonte nazionale. N.d.r.) mi ha profondamente toccato: io ho 35 anni fra pochi giorni e ho fatto il mio coming out come transgender solo 2 anni fa. Questa ragazza aveva avuto il coraggio di farlo a 17 anni. Peccato che si sia suicidata a causa della nostra nemica di sempre: L'IGNORANZA! Essa è peggio del cancro perché si traveste da saggia, da verità e alla fine ti colpisce al cuore senza scrupoli.»


Lidia Borghi

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