martedì 3 febbraio 2015

Io, sentinella in piedi, vi racconto la mia esperienza di donna e di militante


Ester è una donna poco più che cinquantenne, vive e lavora a Roma, ha un figlio studente di ventisei anni e svolge un impiego amministrativo all'interno di uno dei più grandi ospedali della Capitale. Quando la incontrai, all'inizio del mese di dicembre 2014, mi colpì molto il suo pensiero in merito alla considerazione che l'essere umano dovrebbe nutrire nei confronti di chi è altro da sé, poiché ogni persona rappresenta un unicum non paragonabile e straordinario. Perciò, quando ho letto ed approfondito ciò che sta scritto sul sito delle Sentinelle in piedi, di cui Ester fa parte, ricordo di aver pensato come quelle sue parole cozzassero – e non poco – con gli scopi divulgati dal suo gruppo di appartenenza; così le ho proposto di rispondere ad alcune domande, con l'intento di comprendere come sia possibile che un insieme di individui che affonda le sue radici, in modo tanto evidente, nel fondamentalismo di matrice fascio-cattolica, possa annoverare al suo interno una madre di famiglia così aperta nei confronti di chi le è prossimo. Quella che segue è quindi l'intervista che è venuta fuori dal nostro dialogo.

Un'avvertenza, a beneficio di chi si accinge a leggere: le risposte di Ester non hanno dato vita ad un contraddittorio, da parte mia, poiché ritengo sia giusto che le persone si prendano la piena responsabilità di ciò che dicono e di ciò che fanno, come del resto ci indica l'origine semantica dell'aggettivo responsabile:Che risponde delle proprie azioni e dei propri comportamenti, rendendone ragione e subendone le conseguenze” (dal vocabolario Treccani).
Una cosa, del resto, mi pare certa, al di là di tutto: leggendo le considerazioni riportate di seguito, in molte ed in molti potrebbero essere tentati di pensare come nessun dialogo sia possibile tra le falangi oltranziste – di qualunque matrice esse siano – e le persone che ogni giorno, a costo di enormi sacrifici, portano avanti le istanze di piena uguaglianza, di fronte alla legge, dei gruppi sociali rappresentati dalle minoranze oppresse; in fin dei conti che cos'ha asserito di tanto esecrabile Ester? Non ha forse, ella, parlato di amore tra le persone, nonché di coscienza personale? Non ha forse fatto riferimento all'importanza di essere se stesse e se stessi ovvero individui pienamente autentici?
Ebbene, il punto nodale sta tutto nel linguaggio e nell'uso che se ne vuole fare: esso rappresenta un codice che, come tale, non è solo la risultante di un insieme sterile di termini, messi uno di seguito all'altro; come ha ricordato don Gianfranco Calabrese – direttore dell'ufficio catechistico dell'Arcidiocesi di Genova, durante un corso di aggiornamento per giornaliste e giornalisti intitolato “Informazione religiosa, media e Chiesa oggi”:

«La verità va toccata con mano, senza ideologie, poiché queste ultime finiscono per pilotare le menti, anche di chi fa informazione. Ecco perché la conoscenza mai dovrebbe prescindere dall'immersione nella realtà, per mezzo dell'intelligenza ed ecco perché le diversità vanno rispettate; esse vanno avvicinate, ascoltate, assimilate, vissute. Con sensibilità. Altrimenti ad avere la meglio sarà la violenza. Occorre quindi comprendere in umanità, per offrire all'opinione pubblica la possibilità di capire ciò che non si vede e, in ultima analisi, di essere libera.»

Che poi la Chiesa verticale, di cui Calabrese è pur sempre un esponente locale, usi quello stesso linguaggio per discriminare ed escludere, contravvenendo in tal modo al messaggio cristico contenuto nei Vangeli, questo è un altro discorso, che attiene anche all'enorme divario tra i vertici del Cattolicesimo ed una base orizzontale che fa della vicinanza, dell'ascolto e dell'assimilazione delle storie altrui, per viverle e condividerle, una ragione di vita ma questo è, appunto, un altro discorso. In lingua ebraica la parola peccato significa – fra le tante altre cose – “trauma”. Varrebbe la pena di meditarci su un bel po', prima di scagliare le parole come fossero pietre.



Buon giorno Ester. Da quanto tempo Lei fa parte della “resistenza” delle Sentinelle in Piedi?

Ho partecipato solo due volte alle manifestazioni delle Sentinelle organizzate a Roma. Non parlerei di resistenza, né nel mio caso né nella modalità di espressione di pensiero delle Sentinelle. Per quanto riguarda la parola resistenza posso dire che è stata talmente abusata, in passato, che nell'immaginario collettivo è diventata sinonimo di lotta politica di parte. Invece resistere significa difendere i propri ideali senza compromessi. Significa confermare ogni giorno la propria identità rispetto a un mondo che va contro se stesso, contro la nostra umanità. Siamo circondati da sentimenti a buon mercato, dove tutto è relativo e anche l'amore tra due persone diventa precario o ancor peggio oggetto di discussione tra partiti politici. Esiste invece una responsabilità affettiva che ognuno di noi ha verso chi ama e la certezza dell'amore è la cosa più bella che si possa donare a chi ci vuol bene. D'altra parte ogni uomo ha la sua storia e chi può conoscere il cuore di ciascuno di noi? L'amore tra due persone è troppo importante, troppo serio, troppo intimo.


Sul sito del Suo gruppo si legge che il Vostro intento è quello di denunciare: “ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà. Le Sentinelle vegliano nelle piazze per risvegliare le coscienze intorpidite e passive di fronte al pensiero unico.” Che cos'è il pensiero unico e perché sarebbe pericoloso?

Se per pensiero unico si considera la moda del momento, mi sembra giusto dire che da tempo un po’ tutti siamo vittime di un’ideologia che combatte la libertà di essere persone vere. Il pericolo è nel contenuto: si vogliono a tutti i costi delineare degli “standard” che considerano la possibilità di uomini di categoria A, B o C a seconda dei loro gusti o sentimenti. Personalmente non faccio divisioni tra le persone, ognuno di noi è un “valore” e a me piace partire da questa considerazione.


Che cosa intende Ester per “famiglia naturale”? Che cosa intende Lei per “natura”?

Famiglia naturale”, non mi evoca niente. Partirei dalla concezione di Famiglia che troviamo all’articolo 29 della nostra Costituzione (ho studiato Giurisprudenza) dove si afferma che
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”.
Ecco, il verbo riconoscere stabilisce che lo Stato prende in considerazione qualcosa che esiste di già. Famiglia è l’unione tra uomo e donna (si parla di eguaglianza morale e giuridica, non di uguaglianza di sesso) da cui nasce in maniera naturale (secondo natura) la prole. I nostri padri costituenti (che NON erano tutti di matrice cattolica) hanno posto l’accento sulla “naturalezza” della famiglia, più che sulla natura. A me sembra che non ci debba essere distinzione nell’argomentare l’affettività tra due persone, perché l’affetto è una delle componenti più belle che l’uomo possa avere e ricevere; a nessuno si può negare di amare persone, animali, cose (c’è chi si innamora di luoghi) ma, se io amo il mare, non posso sposarmelo, perché non sarebbe matrimonio. Per me “natura” è tutto quello che abbiamo dentro, le emozioni per cui siamo disposti a combattere; la natura coincide col cuore di ognuno di noi e ciascuno ha nel cuore un modo di essere unico e irripetibile.


Ho letto che la Vostra protesta silenziosa si ispira a quella dei Veilleurs Debout attivi in Francia; in un articolo datato 6 luglio 2013, pubblicato sul sito del periodico Tempi, si legge che il Veilleur “è un resistente silenzioso che si rivolge contro l’ingiustizia e la menzogna dei governi. Denuncia le leggi che distruggono l’Uomo e la civiltà. Sostiene il giovane Nicolas – (Nicolas Bertrand Buss, il ventitreenne francese, aderente al movimento Manif Pour Tous, arrestato nel 2013 per aver manifestato contro la legge Taubira, che ha introdotto Oltr'alpe il matrimonio tra persone dello stesso sesso e condannato a quattro mesi di carcere. N.d.r.) – imprigionato per essersi opposto al matrimonio e all’adozione da parte delle persone dello stesso sesso. Reclama una Giustizia imparziale e non politicizzata.” Che cosa significa per Ester libertà d'espressione?

Libertà di espressione è quella libertà strettamente connaturata nella nostra coscienza. Se non possiedo la coscienza di me, non posso esprimere ciò che sento. Più profondamente devo dire che, se non mi percepisco nella mia totalità, andando all’origine dei miei pensieri e dei miei bisogni, non posso esprimere niente di me. Si esprime ciò con cui ci si identifica, ecco perché alla base di ogni ideale c’è una libertà, una scelta. Questa scelta per tutti gli uomini è parte del dramma della vita e non ha niente a che vedere con scelte politicizzate, è intimamente personale.


Le Sentinelle leggono un libro, durante le loro proteste silenziose – apprendo sempre dal Vostro sito – perché si sentono “manipolate” dai mass media: in che modo, secondo Lei, la stampa nazionale condizionerebbe le informazioni?

Le informazioni si manipolano nei contenuti e nella modalità di manifestazione. Una notizia può essere riportata in molti modi, a seconda di come la vede chi la racconta. Prendiamo il fatto arcinoto del ragazzo che è intervenuto fuori programma nell’assemblea del 17 gennaio a Milano sul forum sulla famiglia: si è alzata dietro quel fatto una tale polvere, che nessuno ha posto l’accento sul contenuto dell’intervento e tanto meno sui contenuti delle relazioni che avevano preceduto l’episodio. La notizia è stata “usata” solo per evidenziare una “mancata libertà”. L’ultima volta che ho manifestato a Roma con le Sentinelle, siamo stati insultati e provocati da gruppi di parte, ma questo non lo ha detto nessuno. Alla fine mi viene da dire banalmente che, come al solito, “ognuno tira acqua al proprio mulino” ma questo, con la Verità, non c’entra niente.


Il Vostro rituale di resistenza ha la durata di un'ora – “il tempo per restituire gli uomini a loro stessi” – una sorta di formazione che Vi consente di vegliare pure per coloro che agiscono nei Vostri confronti con varie forme di protesta; uno scopo nobile, mi verrebbe da dire. Che dire, quindi, delle migliaia di persone in tutta Italia che Vi hanno definite fanatiche?

Chi dà giudizi è libero di farlo. Io parto da un’esperienza personale. L’aver partecipato all’evento delle Sentinelle mi ha fatto tornare a casa con una consapevolezza maggiore circa le questioni che mi stanno a cuore. È stata un’esperienza nuova, che mi ha fatto incontrare persone che hanno voglia di non sottostare a un’ideologia che combatte la libertà di essere se stessi comunque. Le Sentinelle non negano alcun diritto, anzi: cercano di promuovere la possibilità a tutti di essere veramente se stessi, andando oltre gli schemi che impongono differenze. Io non vivo stabilendo differenze, ma accogliendo tutti.


Inoltre, come può avvenire “l'incontro autentico con l'altro”, se le Sentinelle stazionano ritte in piedi, leggendo un libro, in modo silenzioso? Davvero Voi siete disposte ad interrompere la Vostra lettura, pur di cominciare a dialogare a viso aperto con chi dissente dal Vostro metodo oppure rimandate il tutto alla fine dei sessanta minuti di resistenza?

Parlare di altro è già sbagliato. Sulle questioni del riconoscimento di altri, intese come categorie, io non mi pongo il problema. Potrei dire che non mi innamorerei mai di una persona calva o eccessivamente magra, magari con un tatuaggio; ognuno di noi è altro. Non dobbiamo chiuderci in categorie. Bisogna essere solo se stessi. Trovo molto riduttivo generalizzare su una persona, inchiodandola ad un solo aspetto della sua personalità. Io sono una donna, ma non sono solo una donna. Quanto al tempo, io porto i miei pensieri sempre e ovunque. sul concetto di altro io partirei proprio dal riconoscimento come relazione fondamentale. Io non identifico l'altro col diverso. I diversi non esistono, non esistono categorie. Per quanto mi riguarda c'è un unico Altro che ci ha fatto tutti uguali e questo abbatte ogni barriera ogni chiusura culturale ma, certo, qui entriamo in un campo dove la strada è molto lunga; da più parti l'accento è posto sempre e solo su una diversità fortemente strumentalizzata. Posso dire che tra i miei amici il problema della diversità è vissuto solo in termini di differenze e non di incompatibilità.


La mia ultima domanda a Lei, Ester, riguarda il fatto che, tra gli scopi delle Sentinelle in Piedi, c'è anche quello di opporsi in modo deciso alla contrapposizione fra omosessuali ed eterosessuali. Se la sente di approfondire questo concetto?

Opporsi alla contrapposizione significa eliminare le differenze. Continuo a sottolineare che per me le persone sono tutte dei “valori” e non categorie di soggetti. Se cominciamo noi a fare le differenze, si finisce con giustificare le selezioni di massa.


Lidia Borghi

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