martedì 10 gennaio 2017

Freeheld. Uno sforzo in nome dell'amore

di Lidia Borghi

Alla fine del 2015 è uscita nelle sale cinematografiche di mezzo mondo la pellicola Freeheld, diretta dal regista Peter Sollett e sceneggiata da Ron Nyswaner, protagoniste Julianne Moore e Hellen Page, co-protagonisti Michael Shannon e Steve Carell. Tratto dalla storia vera della poliziotta Laurel Anne Hester, detective della Polizia della Contea di Ocean (New Jersey), il film è l'ampliamento del cortometraggio omonimo della regista Cynthia Wade, che lo girò in presa diretta tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006; il suo lavoro si aggiudicò il Premio Oscar nel 2008 come miglior documentario.

Per dar vita al copione del lungometraggio, Nyswaner ha sfruttato il canovaccio preesistente, pur avendo ambientato l'inizio della pellicola all'incirca nel 2003, per narrare di come la protagonista aveva conosciuto la donna della sua vita, Stacie Andree Leigh.

Per chi non avesse visto il film al cinema, ecco un breve riassunto: Laurel Hester (Julianne Moore) è vicina alla cinquantina quando, nel pieno della carriera presso l'ufficio del Procuratore distrettuale della Contea di Ocean, scopre di avere un cancro ai polmoni; è il 2005 e la donna non si è mai dichiarata omosessuale, su richiesta dello stesso responsabile legale; lei accetta, poiché l'ambiente maschilista che la circonda le precluderebbe ogni possibilità di promozione a tenente di Polizia.
Da pochi mesi Laurel e Stacie (Hellen Page) hanno acquistato e messo su casa insieme, non prima di aver iscritto la loro relazione nel registro delle unioni civili.
In modo assai rapido il tumore primario di Hester giunge al terzo stadio e si metastatizza al cervello. La donna scopre che le restano pochi mesi di vita. La chemioterapia riduce il corpo della poliziotta pelle e ossa, i capelli cadono, l'ossigeno l'aiuta a sostenere un respiro divenuto sempre più debole, la voce quasi àfona.
La casa, ristrutturata insieme, ha il mutuo co-intestato ma, alla morte della convivente, Stacie non avrà la possibilità di continuare a sostenerne le ingenti spese, perciò a Laurel non resta che appellarsi alle Autorità locali, per fare in modo che alla giovane vengano riconosciuti gli stessi benefìci pensionistici cui ha diritto ogni collega poliziotto eterosessuale, grazie all'esistenza di una cassa mutua istituita a tale scopo.
Il 9 novembre 2005 la richiesta di Laurel viene respinta dai cosiddetti freeholders (James Lacey, John Bartlett, Joseph Vicari, Jerry Little e John Kelly) i cinque magnati che rappresentano i proprietari terrieri di Ocean: Kelly, l'esponente ultra cattolico del gruppo, sostiene addirittura che la domanda, se accolta, minaccerebbe la santità del matrimonio, aggiungendo come questa sia solo la sua opinione.
Il 20 novembre dello stesso anno l'associazione di attivismo LGBTQ+ Garden State Equality organizza una manifestazione di protesta a favore della poliziotta: alla testa di un gruppo di circa duecento persone, giunte in pullman nella Contea per appoggiare l'istanza di Laurel, c'è il fondatore e presidente del collettivo, Steven Goldstein (Steve Carell), legale e gay dichiarato.
Sempre più prostrata dalla malattia ed impossibilitata ad uscire di casa, il 18 gennaio 2006 Laurel registra un appello, il cui video viene mostrato ai freeholders durante una riunione pubblica con i leader repubblicani locali; due giorni dopo i cinque notabili, pressati da due esponenti della Stampa locale, Ida Siegal e Don Bennett, parlano al telefono con il Governatore del New Jersey, Jon Corzine e, poche ore più tardi, annunciano che c'è la possibilità di un cambiamento di rotta; così, indicono un'assemblea pubblica per il 25, ma in aula si presentano solo in quattro: Kelly non si è presentato. Lacey, Bartlett, Vicari e Little accolgono la richiesta di Laurel Hester, la quale morirà il 18 febbraio del 2006, a 49 anni, nella casa di Point Pleasant (NJ), accanto alla donna della sua vita.

Come nel documentario, così anche nel lungometraggio sono due le presenze costanti nella vita di Laurel: la sua amata, Stacie, non ancora trentenne all'epoca dei fatti e il poliziotto partner della detective, Dane Wells (Michael Shannon) il quale, malgrado sia repubblicano e conservatore, non esita a schierarsi dalla parte della sua collega, con la quale ha condiviso 25 anni di indagini, appostamenti e catture di delinquenti.

Ed ecco i fatti un po' più nel dettaglio: il locale distretto di Polizia ha da tempo istituito una cassa pensionistica, cui ogni agente ha negli anni contribuito con versamenti volontari per far sì che, in caso di decesso, ogni agente possa lasciare una certa somma di denaro al/alla coniuge; in nessun passo della circolare dispositiva è specificato di che sesso debbano essere il/la marito/moglie anche se, quando Laurel Hester chiede che la sua parte di quei soldi, 13.000 dollari, vada alla convivente, i freeholders di Ocean oppongono un netto rifiuto.
Durante un'assemblea pubblica il notabile Joseph Vicari afferma come, per quanto angosciati per il caso di Hester, i cinque milionari non siano in grado di cambiare le cose, a causa della legislatura dello Stato del New Jersey.
Qualche giorno dopo, in collegamento televisivo diretto da Ocean, la giornalista Ida Siegal spiega come nel 2004 il New Jersey abbia approvato i benefìci del partnerariato nazionale e gli obblighi di legge che permettono a tutte/i le/i dipendenti statali, lesbiche e gay compresi, di trasferire le loro agevolazioni, tra cui la pensione, alle/ai conviventi; quindi, conclude Siegal, tutte le contee del New Jersey possono scegliere se consentire o meno che ciò avvenga.
Don Bennett, all'epoca reporter dell'Ocean County Observer ha raccontato che, ogni volta che tentava di parlare con i maggiorenti, questi trovavano una scusa sempre diversa per negarsi. Inoltre, Margaret Bonafide dell'Asbury Park Press ha riportato le parole di altri due freeholders, tra cui John Bartlett, che ha affermato come tale prestazione avrebbe dovuto essere negoziata con gli esponenti del Sindacato, smentendo così la versione di Vicari.
Siccome sei contee del New Jersey avevano già preso la decisione di estendere i benefìci pensionistici alle/ai partner proprio grazie alle nuove disposizioni nazionali, il precedente ha facilitato il compito alla Stampa, che ha finito per mettere sempre più sotto pressione i cinque milionari; questi, non essendo stati in grado di trovare una buona ragione per il loro rifiuto di fare altrettanto, hanno dovuto accogliere la richiesta di Laurel Hester, non prima di aver giocato la carta della mancanza di fondi, pur di tirarsi fuori dalla contesa; Bennett ha affermato infine che, mentre due di loro si sono detti contrari al cambiamento di rotta, gli altri tre sarebbero pronti ad accettare. Come abbiamo visto, sarà infine il governatore Corzine a sciogliere la contesa, ordinando ai freeholders di acconsentire alla richiesta di Laurel Hester.
«Nove mesi dopo la morte di Laurel la Corte Suprema del New Jersey stabilì che le coppie dello stesso sesso devono avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali.» (Dai titoli di coda del cortometraggio)

La critica statunitense non è stata benevola nei confronti del film di Peter Sollett: forse ai botteghini ci si attendeva un'accoglienza alla Milk, per intenderci, vuoi perché pure la pellicola firmata da Gus Van Sant sulla figura dell'attivista omosessuale Harvey Milk, assassinato nel Municipio di Castro a San Francisco, prende spunto da molti filmati di repertorio, vuoi perché in entrambi i casi l'elemento biografico è fondamentale; sta di fatto che la vicenda di Laurel Hester non ha avuto pieno riscontro da parte del pubblico, mentre alcuni quotidiani statunitensi hanno definito Freeheld una pellicola patinata come certe riviste di pettegolezzi, soprattutto a causa di alcune scene stereotipate che mostrano le due protagoniste in atteggiamenti intimi, il che avrebbe fatto perdere incisività ad un'opera che era stata presentata come un film sull'attivismo LGBTQ+.
Che piaccia o meno, Freeheld era un film da produrre e così è avvenuto. Poco importa se sia stato oggetto di giudizi non proprio confortanti. Ogni volta che ad essere portate sul grande schermo sono le vicende di persone appartenenti a minoranze oppresse dalla mancanza di pari dignità legislativa e civile, è importante ciò che viene trasmesso attraverso le immagini, come è accaduto ne Il caso Spotlight (USA, 2015), la pellicola che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale la vicenda – vera – dell'indagine che il quotidiano statunitense The Boston Globe ha condotto nel 2001 nei confronti dell'Arcivescovo Bernard Law, reo di aver insabbiato diversi casi di pedofilia consumatisi in alcune parrocchie dell'Arcidiocesi della capitale del Massachussetts.
Come ha affermato Stefano Rodotà, “siamo di fronte ad un vero problema di cittadinanza, che non può essere amputata di suoi elementi fondamentali senza porre un problema di legittimazione sociale e, in definitiva, di democrazia. Ancora uno sforzo, in nome dell'amore.” (Stefano Rodotà, Diritto d'amore, Laterza, 2015)

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