martedì 10 ottobre 2017

Omofobe strutture (mentali e) commerciali

di Lidia Borghi

Santa Maria, frazione di Tropea (VV) fine luglio 2017: all’atto della prenotazione il titolare di una casa vacanze fa presente a una coppia di ragazzi napoletani che non riceve prenotazioni di persone gay o con animali.

Melendugno (Le), stesso periodo: l’annuncio che descrive un appartamento da affittare recita: “Non si accettano persone che aderiscono all’ideologia gender e coppie omosessuali anche se unite con rito civile.” Nessuna spiegazione da parte dei titolari salentini.
Lido Arcobaleno, Salerno, primi di agosto: due ragazzi si abbracciano in piscina. Qualche avventore non gradisce e avvisa il bagnino, il quale si avvicina ai giovani chiedendo loro di smettere poiché sono presenti dei bambini. I giovani lasciano la struttura.
Roma, 11 agosto: una scuola di danza con sede nel quartiere di Centocelle chiude a causa degli atteggiamenti omofobi di alcuni residenti. Andrea e Simone, i soci del Vanity Dance Studio, hanno rinvenuto scritte piene di insulti sulle pareti del locale. Fin dalla sua apertura l’associazione culturale ha subito minacce, sabotaggi e intimidazioni.
Litorale di Latina, 12 agosto: due donne trans si siedono al tavolo di un ristorante, ma la cameriera vuole mandarle via a causa del cane e dell’abbigliamento inadatto a un locale pubblico. Alle loro rimostranze interviene la proprietaria che le caccia in malo modo.
Cavallino (Le), tenuta le Camporelle, 13 agosto: a chi entra nel bagno si para davanti una scritta con i simboli femminile e maschile affiancati da un terzo che raffigura quello che dovrebbe essere un giovane gay con tanto di mossa effeminata.
Gallipoli, bagni G Beach, 15 agosto: Luca e Marco stanno insieme, si scambiano tenerezze e si baciano; si avvicina un cameriere che chiede loro di evitare effusioni in pubblico e, quando i due chiedono spiegazioni, il proprietario fa arrivare loro una bottiglia di spumante per scusarsi. Motivo del gesto omofobo? Siccome il G Beach è segnalato sulle guide turistiche come locale LGBTI friendly, la struttura ha subìto un calo progressivo delle prenotazioni da parte della clientela più abbiente.
Lido di Spina (Fe), 21 agosto: la presidente di Arcigay Ferrara, Manuela Macario, viene avvisata dalla titolare che alcuni clienti si sono lamentati per il comportamento inopportuno tenuto da lei e dalle sue amiche in spiaggia; alla richiesta di spiegazioni da parte di Macario, la risposta della donna ha fatto riferimento a non meglio precisate “cose che in spiaggia non si fanno”. Uno dei proprietari ha commentato: “Io non c’ero in spiaggia, non ho visto, non so quale sia il problema e non ho approfondito perché volevo starne fuori”. L’attivista e la sua compagna si stavano tenendo per mano.
A leggere questo triste elenco di esempi di omofobia da cui è stata contraddistinta l’estate appena trascorsa, è lecito chiedersi che cosa stia succedendo oggi in Italia, anche se al momento non risultano risposte o commenti da parte di intellettuali ed esponenti della politica contro gli atti omotrasfobici descritti e l’omotransfobia in genere. Intanto sui social continuano commenti al vetriolo, insulti, parole pesanti, minacce e frasi discriminatorie alla volta della comunità LGBTI. Al silenzio istituzionale fa eco quello di quante e quanti hanno pubblicato inserzioni, affisso insegne, scritto frasi ingiuriose sui muri e osservato di nascosto e segnalato presunti comportamenti disdicevoli, come se l’amore avesse un polo positivo e uno negativo e come se le persone fossero divise in due categorie, quella buona e quella che si deve vergognare di stare al mondo.
Il disegno di legge 1052 “Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia” giace in Commissione Giustizia dopo l’ultima discussione in Senato (11/10/2016). Gli emendamenti proposti dai Parlamentari catto-omofobi, primo fra tutti Giovanardi, si sprecano, ma sembra bipartisan la volontà di non licenziare una normativa che, a detta di molte e molti, finirebbe per discriminare chi discrimina.
È vero, una volta che la legge che punisce come aggravanti gli atti di violenza contro le persone LGBTI sarà approvata, non avremo la garanzia che azioni discriminanti come quelle elencate in questo articolo non si verificheranno più ma, almeno, diventeranno punibili, a patto che le/i Parlamentari mettano da parte le rispettive ideologie e comincino a separare le opinioni personali dagli atti di violenza omotransfobica. Il resto spetta a noi e al livello del nostro senso civico: fino a che ci saranno persone che si girano dall’altra parte anziché prendere posizione di fronte a un’ingiustizia, ci saranno altri esercenti che si sentiranno autorizzati a fare ciò che vogliono solo perché sono a casa loro.

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