mercoledì 25 ottobre 2017

Vittime e basta


Le mie considerazioni sul caso Argento-Weinstein fresche di pubblicazione sul settimanale Di Tutto in edicola da oggi


di Lidia Borghi

La violenza sessuale segna per tutta la vita, qualunque persona l’abbia sofferta. Ho usato il termine persona perché a subire i soprusi di menti malate possono essere femmine e maschi biologici, donne e uomini transgender o individui intersessuali e nessuno può dirsene esente; nella fattispecie, l’aggressività verbale nei confronti di Asia Argento ha dell’incredibile, se si pensa che una buona parte dei commenti apparsi sui social provengono da donne.
Spiace constatare come l’Italia sia l’unica nazione ad aver riservato all’attrice un simile trattamento, ecco perché mi corre l’obbligo di fare alcune considerazioni: la vittima, chiunque essa sia, è tale sempre, il colpevole è il carnefice; in merito alla scottante questione della denuncia, per la quale l’Argento ha ricevuto un numero incalcolabile di insulti, la vittima è libera di farla in qualunque momento, anche dopo anni, perché la vergogna, il senso di colpa e il trauma sono duri a morire e, spesso, chi ha subìto violenza, ne risente per tutta la vita. È vero, stando al parere di molti l’attrice non brilla per simpatia, ma ciò non ha alcuna relazione con la vicenda in oggetto, inoltre molte Italiane che frequentano i social sono convinte che se una donna non vuole, di sicuro non verrà violentata, come se conoscessero a menadito le dinamiche che si celano dietro a uno stupro; Weinstein è un uomo corpulento e pesante che non impiegherebbe molto a neutralizzare una donna per stordirla e violentarla, ecco perché asserire che Asia avrebbe potuto divincolarsi e fuggire è assurdo oltre che falso. Che l’Italia sia dominata dal maschilismo è cosa risaputa e che le donne vengano colpevolizzate ogni volta che un sopruso viene commesso nei loro confronti, è una pratica malsana che l’italico popolo si porta appresso da secoli come fosse un trofeo; fateci caso: una ragazza fi nisce nelle mani del branco dopo una notte passata in discoteca e, siccome era vestita in modo definito provocante, se l’è andata a cercare. Poco importa che la violenza subìta dalla giovane sia durata ore e che i maschi del gruppetto se la siano passata come fosse una carta da gioco, eh, certo, si capisce, che vuoi che conti il corpo femminile? A una delle vittime di Weinstein, l’allora aspirante attrice Lucia Evans, all’epoca dei fatti venne chiesto come riuscisse ad andare avanti, dopo quella terribile vicenda e lei rispose: “L’ho appena inserita in una parte del mio cervello e ho chiuso la porta.”

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