mercoledì 13 dicembre 2017

Ideologia Gender. Miti e stereotipi dalla Chiesa cattolica panamense


di Lidia Borghi

New Ways Ministry è un’organizzazione senza fini di lucro, fondata nel 1977 da suor Jeannine Gramick e dal prete Robert Nugent, che si occupa di fornire ai sacerdoti, alle suore e al personale delle scuole e delle comunità cattoliche statunitensi una formazione specifica sull’accoglienza delle persone omosessuali e transessuali credenti e dei loro congiunti. Francis DeBernardo ne è il direttore esecutivo e insieme all’editore associato Robert Shine cura il blog Bondings 2.0, sul quale ogni giorno si affrontano molti temi di attualità riguardanti i rapporti fra la Chiesa cattolica statunitense e le persone LGBTQI.

Alla fine di giugno DeBernardo ha firmato un articolo dal titolo Le molte – sbagliate – definizioni dell’”ideologia gender” in cui ha parlato dell’incontro tra i vescovi di Panama e papa Francesco avvenuto pochi mesi prima in Vaticano. Durante l’udienza i presenti hanno discusso di quello che l’autore ha definito “il nuovo spauracchio del Vaticano”, l’”ideologia gender” e ha aggiunto come sia difficile dare una definizione precisa di una frase “che solo i prelati cattolici sembrano utilizzare”.
La vaticanista del sito cattolico Crux, Inés San Martín, ne ha fornito una descrizione che qui in Italia finora mancava: “I tentativi, da parte dei governi occidentali e delle ONG, di imporre ai Paesi poveri una morale sessuale permissiva come condizione della concessione di aiuti allo sviluppo” e ha sottolineato come essa sia divenuta la “pietra angolare della laicità occidentale”.
Durante la conferenza stampa il cardinale Lacunza ha affermato: “A Panama insegnare educazione sessuale nelle scuole secondo lo stile liberal occidentale è considerato un diritto umano, ma secondo la nostra prospettiva di fede tutto questo non ha niente a che vedere con i diritti umani. I diritti umani di cui le persone omosessuali devono godere riguardano la loro dignità, le loro scelte, il fatto di non essere discriminate. Da qui a spingere perché la società accetti tali scelte come qualcosa di buono, di desiderabile, di digeribile, che tutto questo venga insegnato ai bambini piccoli, questo proprio no.” Il direttore esecutivo di Bondings 2.0 ha commentato le parole di Lacunza e ha affermato che parlare di un presunto piano educativo che dovrebbe obbligare le persone a scegliere l’orientamento sessuale oppure l’identità di genere è sbagliato perché “non ci sono scelte in questo campo: gli individui scoprono queste identità dentro se stessi, allo stesso modo in cui scoprono altre parti del loro corredo psicologico ed emotivo nel normale processo dello sviluppo che porta all’età adulta”, quindi gli uomini di chiesa che la pensano così non si riferiscono alla vera vita dei soggetti LGBTQI, ma parlano per preconcetti.
L’arcivescovo Ulloa Mendieta ha invece affermato che “la teoria gender è diabolica” perché il suo intento è quello di sgretolare la realtà della famiglia. In merito a queste parole Francis DeBernardo ha chiarito che l’espressione è così indeterminata che può essere sfruttata per criticare qualsiasi cosa o per opporsi ai diritti delle persone lesbiche, gay e transgender e, a proposito dell’aggettivo “diabolico”, ha obiettato che la conoscenza di se stesse/i, è “divinamente ispirata” perché grazie a essa “si sviluppano la consapevolezza e l’accettazione delle benedizioni donateci da Dio” che predispongono all’amore per il prossimo; infine l’editorialista ha collegato l’aggettivo a una “strategia retorica” a proposito di genere e sessualità che non ha nulla a che fare con le persone LGBTQI, alle quali interessa solo vivere una vita autentica.
Salvo rari casi tra i vescovi c’è molta ignoranza sugli studi di genere ed è auspicabile che essi si informino meglio per non usare più “termini scorretti e privi di significato quando descrivono le sfaccettature più intime della vita umana.” Anche Bergoglio ha più volte parlato di “ideologia gender”, durante alcuni incontri pubblici e ha dimostrato di non conoscere i ruoli di genere.

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